BornToBuyBella serata giovedì 18: il tema era complesso e poco allegro: sicurezza (poca) sul lavoro, amianto e malattie professionali, ma i relatori appassionati e incredibilmente chiari hanno reso l'incontro piacevole e istruttivo. Graziano Cetara (giornalista de "Il Secolo XIX") ha dato il "la" ricordando la sensazione di "vorrei ma non posso" che aleggia su tutti (datori di lavoro, ispettori e anche lavoratori) dopo ogni infortunio sul lavoro.
Aris Capra della Cgil ha chiarito alcuni dati: per ogni morto sul lavoro, dal 1999 al 2008, in Italia si sono seriamente infortunati più di 700 lavoratori; anzi, nei dieci anni considerati, l’ultimo ha raggiunto il punto massimo di 781 infortuni gravi per ogni infortunio mortale. La Liguria e Genova in particolare hanno una tendenza superiore ai dati nazionali, 891 lavoratori gravemente infortunati, questo in tutti gli anni considerati.

Scusate l'assenza, ma è stata una settimana molto “piena”. Intanto le buone notizie...
Sono continuati i dibattiti calendarizzati nel “Laboratorio delle Idee e dei Diritti”: abbiamo parlato di temi spinosi come il diritto all'istruzione ovvero all'accesso sia da parte degli studenti che degli insegnanti ad una scuola sicura (strutturalmente e legislativamente) e aperta a tutti, non solo ai cittadini italiani (in barba a chi vorrebbe le classi “ponte”); abbiamo anche parlato dei diritti dei consumatori e della nuova normativa in materia di azioni collettive.

Il giorno in cui il governo si riunisce a Reggio Calabria e vara il cosiddetto “Piano antimafia” il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dichiara: “Una riduzione degli extracomunitari significa meno forze che vanno ad ingrossare le schiere delle criminalità”.

Il giorno successivo il Segretario generale della CEI, Mariano Crociata, smentisce Berlusconi e afferma: “Dai nostri dati risulta che la percentuale della criminalità tra italiani e stranieri è analoga se non identica”. Chi ha ragione? Ma soprattutto su quali dati si basano?

Nei giorni in cui si parla di processo breve, dopo aver ascoltato dichiarazioni del tipo: "la legge è uguale per tutti ma diversa è la sua applicazione" da parte degli avvocati del premier che tentano di garantirgli l'impunità, forse non stupisce ma certamente indigna vedere l'inflessibilità della legge nei confronti di Adam.

Ieri sera (Giovedì 4 Febbraio 2010) ci siamo incontrati all'info point per il primo dei vari convegni in tema di diritti umani e discriminazione. Due ore intense in cui si è parlato delle violenze (fisiche, psicologiche, economiche) di cui troppo spesso sono vittime le donne e, direttamente o indirettamente, i loro figli. Violenze tra le mure domestiche, nel luogo che dovrebbe essere il nostro rifugio, e che, invece, spesso diventa una gabbia. Violenze nascoste agli occhi di tutti, violenze che non fanno notizia ma purtroppo fanno numero. E i numeri sono destinati a moltiplicarsi perché i bimbi che hanno vissuto violenza in casa tenderanno a riprodurre quei comportamenti violenti di cui sono stati vittime e spettatori. Ci siamo interrogati sulle cause, seppure nei tempi e negli spazi limitati che avevamo a disposizione.

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