- Alessandra Ballerini
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Profughi, un'odissea senza fine . La resistenza diventa atto di fede

Ora come allora.
Stessi luoghi, almeno in parte, stessa indecente sofferenza, stessa insensata burocrazia (con alcune varianti peggiorative), stessa, sperimentata ottusità dei poteri, stessa tenacia delle vittime e di chi le assiste.
Stesse divise a imbrigliare sensibilità o accentuare arroganze individuali o corporative.



Credo che sia stato in quei giorni, di quella stagione che non si può più chiamare estate, che tutto ha iniziato a franare. Già da prima di quel maledetto 20 luglio, a dire il vero, le nostre illusioni di "nativi democratici" sull'intangibilità di alcuni diritti (almeno ora e qui) davano segni di cedimento. Vedere la propria città blindata, trovarsi i lucchetti e le catene al portone, la toponomastica divisa in zone rosse, il rumore degli elicotteri, la follia mediatica che azzardava improbabili ipotesi di attacchi chimici o lanci di sacche di sangue infetto, offrivano l'idea che qualcosa di enorme stava per accadere.
E' un movimento rapido, abitudinario, ma rallentato in qualche modo dalla furtività, una fretta che impaccia.