Sei stato scelto con cura e amore, come un regalo. Sei divenuto nel tempo ancora più prezioso perché irripetibile. Lei ti voleva, come sempre accadeva per i suoi compleanni, come un dono che facesse bene anche ad altri. Ti sei aggiunto alle scatole di sacchi a pelo che ancora oggi, ogni anno per la sua festa, noi figli e con noi papà, ci facciamo consegnare perché grazie a Lei e con l’immancabile aiuto degli amici della comunità di Sant’Egidio, si scaldino alcuni dei senza dimora della nostra città. Ti abbiamo scelto tra tanti, come te sfortunati, abbandonati, un po’ acciaccati e di media taglia. Eri ancora cucciolo ma nessuno ti aveva voluto con sé e la gabbia diventava sempre più vuota e stretta. La tua coda, innaturalmente stortissima, raccontava, insieme ai tuoi occhi (i più umani che abbia mai conosciuto in un quadrupede) un passato di disgustose violenze.

Mi guardavi muto, spaventato e implorante. E ti ho scelto. Ci siamo scelti. Abbiamo fatto un piccolo, emozionante viaggio per venirti a prendere ed è stato uno degli ultimi in famiglia, tutti insieme. Ma non potevamo saperlo. I ricordi di quella nostra ultima gita sono rimasti preziosi e nitidi.

E anche per questo sei stato un regalo nel regalo.

Ti abbiamo voluto perché non si poteva stare senza, noi che non conserviamo ricordi di casa che non comprendano animali di ogni specie e razza, quasi sempre soccorsi e divenuti inevitabilmente membri di famiglia. 

Lei ti voleva come un regalo ma ti ha scelto come un’eredità. E ti è sempre rimasta nell’espressione del muso color miele la serietà e la nostalgia di questo compito che hai assolto, fino allo strenuo delle forze, con amorevole diligenza.

Lei ti ha voluto e poi ti ha lasciato a prenderti cura di noi nel tempo dell’assenza. Muto ma fedele alla promessa. Ma poi ti sei ammalato anche tu, eppure hai finto, per noi, per preservare la nostra faticosa serenità, che andasse tutto bene. Alla fine però ti abbiamo scoperto. I dottori che si sono presi cura di te ti definiscono eroico per questo tuo non volerci abbandonare nè rattristare con tuo lamento. Ma te la leggo negli occhi, nei tuoi occhi così umani, la paura. E mi strazia. Hai ringhiato solo una volta, per difendere la tua dolcissima infermeria da un tuo collega peloso maleducato e un po’ aggressivo. Hai fatto un figurone per tutta la clinica! Ci congediamo da te con dolcissima lentezza, tu senti la nostra commossa gratitudine e noi la tua fedeltà a quella iniziale promessa. Ci stai facendo stare uniti, noi così indaffarati e distratti, in una tenerezza familiare della quale avevamo perso memoria. Un altro dei tuoi regali. E ci ha fatto conoscere Paolo e Beatrice, molto più che dei veterinari. Persone belle naturalmente capaci di rara empatia e preziosa professionalità.

E ora che dovremmo provare a restituirti un po’ della grazia che ci hai donato, tentiamo affannosamente di curarti senza riuscire a guarirti. E tu non stacchi gli occhi da noi. Eppure lo sai bene che il rapporto tra uomini e cani è per sua natura impari, noi si resta perennemente in debito, sempre un passo indietro, incapaci della totalità e della gratuità dei quali siete maestri ineguagliabili. Avete solo un intollerabile difetto, voi quattrozampe: durate, come quasi sempre accade per le vere gioie, troppo poco, per noi che vi vorremmo compagni di una vita intera.

Impotente, come solo noi bipedi sappiamo essere, e incapace di sostenere ulteriori assenze, oggi scrivo di te. Come se potesse farti o farmi bene. E’ un altro dei suoi insegnamenti, lei che ti ha voluto per noi, credeva nel potere salutare delle buone energie. E tu Brik, ne hai mosse e ne meriti tante. Così mi approprio colpevolmente di queste righe che ho a disposizione, consapevole che ben altre storie, che pure mi coinvolgono e scuotono, meriterebbero di essere raccontate, ma oggi, dopo che ho scelto per te il distacco più dolce, dolorosamente bisognosa di condivisione, non so scrivere se non di te.

Da Repubblica Genova del 16 settembre 2018

Ho avuto in dote da mia madre (insieme ad altri doni ben più preziosi e nascosti) una carnagione resistente che si abbronza con estrema facilità. Questa eredità, mi raccontava, viene da lontano, da avi siciliani e spagnoli persi prima della mia nascita. E così, in estate, la mia pelle diventa, senza alcuno sforzo, immediatamente scura "come cioccolato al latte" dice mio nipote che vanta, da parte sua, perfetto cioccolato fondente.

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