"Non dobbiamo più continuare a camminare in avanti con lo sguardo rivolto all'indietro", leggo questa e le altre dichiarazioni (alcune delle quali condivisibili seppure tardive) del capo della polizia Gabrielli in relazione alla"catastrofe" del G8 di Genova  e mi vengono in mente le parole di una vittima, di altra violenza ed altri tempi : "è come avere dentro un elastico: si va avanti, si cresce, si invecchia. Ma non si è interi. Qualcosa di importante di sè è fermo a quei fatti." (Agnese Moro).

Nella sua voce non si percepisce alcuna nota di spocchia nè, tantomeno, di sfida, semmai una punta di legittimo orgoglio ma anche di solitudine, quando inizia con "provate voi..."
Quante volte l'ho sentito pronunciato dai miei assistiti -profughi, detenuti, minori abbandonati, vittime di maltrattamenti, di tratta o di atroci violenze-, questo doloroso prologo: "prova tu" oppure, declinato nella sua variante disfattista: "tu non puoi capire"!

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