In questi giorni lenti e paurosi in cui restare a casa è diventato un dovere (tanto che si può essere sanzionati se sorpresi a girare per strada senza valida ed autocertificata motivazione), per alcuni e per molte continua a non essere un diritto. Ci sono troppe donne per le quali l’essere “costrette“ a stare a casa può voler dire sopportare, senza via di fuga, violenze di ogni sorta da parte del coniuge o del compagno maltrattante che in quella stessa casa convive. E così quelle mura, che dovrebbero proteggerle dal virus, le isolano e condannano a botte e umiliazioni.

Sono tornata nella mia stanza di ragazza per cercare quel libro che mi aveva lasciata turbata e pensierosa tanti lustri fa. Uno di quei libri che ti ricordi nitidamente: rammenti i colori della copertina, dov’eri quando lo leggevi e le sensazioni che sedimentavano nell’anima sfogliandolo.
In quel libro c’era già tutto: la paura del contagio, il fastidio per il diverso, la spietatezza, le restrizioni, l'anonimato dei protagonisti individuabili solo per il loro ruolo (il medico, la moglie ecc), la bestialità dell’uomo e la banalità del male, ma anche la speranza di una resistente e salvifica solidarietà.

I più fantasiosi, con inconsapevole ironia, lo chiamano il foglio "vai via"

Dicono proprio cosi: "mi hanno dato il vai via" sia che si tratti di un vero e proprio decreto di espulsione sia che gli sia stato notificato un più banale ma ugualmente allarmante rifiuto (oppure in certi casi addirittura revoca ) del titolo di soggiorno.

In teatro è più difficile. Ci si espone di più, non c'è l'anonimato della piazza a proteggerci e ci si vincola ad orari e posture.

Ma la sala si è riempita comunque.

Avevamo pensato questo incontro aperto alla cittadinanza subito dopo la manifestazione del 28 novembre 2019, quando migliaia di sardine si erano raccolte e strette in piazza de Ferrari, per dare seguito e risposta al gioioso stupore di essersi riscoperti comunità solidale, pacifica, democratica e antirazzista.

In fondo è l’unica cosa che chiedono. Come quando si va da un medico e si aspetta che esamini analisi e referti e che sollevi finalmente lo sguardo dalle carte e ci dica che va tutto bene o che comunque esiste una medicina per guarire.
Speranza, non si chiede di più quando si entra nello studio di un medico. O di un avvocato.

©2020 Avv. Alessandra Ballerini - C.F. BLLLSN70S63D969O Via XX Settembre 29/11 16128 Genova - Tel. 010.5954200

Usiamo i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo