Sanatoria, la cura

Si dice sanare, come se si trattasse di una cura. Ed in effetti dovrebbe essere così: si sana, si guarisce, insieme, restituendo e garantendo dignità e diritti. La malattia, in questo caso, è l'ottusa normativa in tema di immigrazione che non prevede la possibilità permanente, per i "sans papier", di richiedere un permesso di soggiorno che consenta di regolarizzare un rapporto di lavoro o di cercare un'occupazione.

Quasi tutti gli stranieri oggi regolarmente soggiornanti hanno dovuto attraversare una drammatica fase di irregolarità a causa della stoltezza delle nostre leggi.


Gli immigrati che entrano nel nostro Paese per motivi di turismo, ad esempio, non hanno la possibilità di restarci se trovano lavoro. Questo divieto colpisce tantissimi cittadini stranieri che entrano in Italia in virtù di un visto turistico valido 90 giorni o esonerati dal visto di ingresso. Quelli che nei tre mesi concessi trovano un lavoro non possono comunque restare. Tutti loro al 91º giorno, se non lasciano il territorio nazionale diventano "irregolari", anche se hanno trovato dei datori di lavoro disponibili a fargli un contratto.

Poi ci sono le centinaia di profughi ai quali è stata inopinatamente negata la protezione internazionale da commissioni miopi o indegni decreti sicurezza e si trovano così, dopo aver atteso per anni, ad essere di colpo e nuovamente irregolari.

Ci sono, ancora, tantissimi stranieri che un permesso lo avevano ma non sono riusciti a rinnovarlo per la mancanza di qualche petulante requisito di legge. La nostra normativa in materia di stranieri è così zeppa di insidie e trabocchetti da sembrare più un perverso gioco dell’oca che non un compendio di norme. Questa moltitudine attualmente ed incolpevolmente irregolare vede quotidianamente calpestati basilari diritti (dal medico di base, alla residenza al bonus alimentare).

Per non parlare del fatto che non potendo rivolgersi alle forze dell’ordine, se non a rischio di essere espulsi, gli irregolari subiscono i peggiori ricatti e le più odiose angherie da datori di lavoro, partner, mafie o bulli di ogni indecente specie.

Sembra davvero grottesco che chi si riempie la bocca di “sicurezza” e ”legalità” voglia di fatto permettere l’impunità per chi schiavizza o sfrutta la parte vulnerabile della nostra popolazione e desideri che migliaia di persone restino nell’ombra.

Viene malignamente da pensare che chi si oppone ad una regolarizzazione dei migranti fatta bene (che valga per tutte le categorie e senza un timer che ne preveda la scadenza a lavoro terminato) voglia favorire le mafie che li sfruttano .

Se si vuole “sanare” le cure non possono essere discriminatorie. Non si può pensare di regolarizzare solo i braccianti e soltanto per poche settimane giusto il tempo di terminare i raccolti per poi ricacciarli nella loro muta invisibilità. Nè è sopportabile che chi si vuole sanare non possa essere soggetto autonomo di diritto, come se a quelle braccia non fossero attaccate delle persone!

Sembra che la bozza di sanatoria in discussione debba valere solo per i lavoratori dell’agricoltura, soltanto per un brevissimo periodo di tempo ed esclusivamente su impulso del datore di lavoro.

E, come nelle passate sanatorie, l’unico soggetto riconosciuto sarebbe il datore di lavoro che può avviare (o meno) la pratica di regolarizzazione per lo straniero che resta “l’oggetto”, privato di qualsiasi autonoma capacità giuridica.

Se vogliamo una sanatoria che sia “cura”, che guarisca tutti noi dalla clandestinità alla quale condanniamo alcuni esseri umani, la regolarizzazione deve valere per tutti gli stranieri che ne facciano richiesta, perchè valga come “emersione” per la loro e la nostra dignità.
 
 
 La Repubblica di Genova 10 maggio 2020
 
 

 

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