E' una gioia rara . Specie per chi si occupa, spesso impotente, di diritti umani, o meglio, delle loro violazioni, assistere all'esplosione di qualcosa che assomiglia alla felicità e che è, decisamente, sollievo. Credo che sia una sensazione simile a quella che può provare chi assiste, in una sala di attesa di ospedale, alla notizia comunicata dal chirurgo ai familiari che il paziente, arrivato in condizioni drammatiche, dopo un intervento difficile, è miracolosamente vivo.

Abbiamo il vizio con amici e amiche insegnanti, educatori o scrittori, di andare nelle scuole e parlare con gli alunni, meglio se ancora bimbi, dei temi che gli adulti di solito non amano affrontare: guerre, violazioni dei diritti, migrazioni e paure. I bambini sono la platea più impegnativa ed attenta che può capitare di avere. Da ogni incontro, chi, come me, non è abituato a questi confronti, ne esce stremato ma decisamente più ottimista.

‎Vorrei quasi presentarglieli alcuni e alcune dei seicentomila che, il redivivo Silvio vorrebbe riportare indietro, anzi, "ricacciare" al loro paese. Oppure, a quell'altro che si è inventato l'indegna espressione "taxi del mare" riferita a quegli straordinari equipaggi di eroi che salvano vite a largo delle nostre coste, rischiando, come è già accaduto, di farsi sparare dalla guardia costiera libica (armata e addestrata da noi), vorrei farglieli vedere da vicino quei profughi che spera e promette non approderanno più nei nostri porti e nelle nostre spiagge.

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