Una rivoluzione mite. Come l’ha definita don Francisco mentre offriva la sua testimonianza dall’altare della basilica dell’Annunziata. Il fatto che quasi tremila cittadini genovesi decidano di iniziare l’anno ascoltando parole di giustizia all'interno di una chiesa e partecipino sorridenti alla marcia per la pace organizzata dalla comunità di San Egidio, in questi tempi cupi di odio e insofferenza, ha il fascino irresistibile di una magia. E la forza di una rivoluzione.

In contemporanea alla celebrazione della giornata mondiale dei diritti dei migranti istituita dall’Onu succedevano tante cose. Una moltitudine invisibile di profughi perdevano la vita o subivano violenze nelle varie rotte migratorie (come succede purtroppo giornalmente), altri venivano torturati nei lager libici.

Taluni tentavano senza successo di accedere a vie legali di ingresso ma non ottenevano neppure udienza dalle nostre ambasciate.

Persino il cielo ha regalato una tregua per mezza giornata sospendendo le interminabili piogge genovesi delle ultime settimane e consentendo ai manifestanti di stringersi “come sardine” senza dover brandire ombrelli ma solo pesci colorati.

Si è cantato molto, applaudito, parlato. Ci si è ritrovati tra amici, tra compagni, tra simili o anche solo tra cittadini.

Una Bibbia laica, così è stato definito il dossier statistico immigrazione presentato pochi giorni fa nella sua ultima edizione curata dal Centro Studi e Ricerche Idos insieme con il Centro Studi Confronti .

Il sotto titolo del dossier non poteva essere più esplicito "l'annus horribilis" per i migranti, certamente, ma anche per tutti noi.

C'è anche un'altra isola, a dire la verità. Sembra impossibile ma è un'ottima rappresentazione in miniatura della follia bipolare che attraversa il Paese negli ultimi mesi. Così, sul medesimo scoglio di mare dove sguaiati urlatori vomitavano i peggiori insulti e le più vigliacche minacce (commettendo una lunga serie di reati) contro la capitana Carola e gli altri salvatori, un’altra Lampedusa, si preparava ancora una volta ad accogliere i naufraghi e l’equipaggio come ad ogni inevitabile e benedetto approdo.

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