Chiunque si occupi di immigrazione, chiunque sia più o meno direttamente coinvolto dalle normative in materia di permessi di soggiorno, in questi giorni complessi della fase due, in cui il virus incombe ma bisogna “ripartire”, viene sopraffatto dalla difficoltà di cercare di interpretare l’articolo 103 del cosiddetto decreto rilancio.

Questo articolo che vanta ben 26 commi, infatti, non è di immediata comprensione tanto più se si considera che i destinatari della norma sono (anche e soprattutto) migranti non proprio avvezzi ai tecnicismi del linguaggio giuridico.

Si dice sanare, come se si trattasse di una cura. Ed in effetti dovrebbe essere così: si sana, si guarisce, insieme, restituendo e garantendo dignità e diritti. La malattia, in questo caso, è l'ottusa normativa in tema di immigrazione che non prevede la possibilità permanente, per i "sans papier", di richiedere un permesso di soggiorno che consenta di regolarizzare un rapporto di lavoro o di cercare un'occupazione.

Quasi tutti gli stranieri oggi regolarmente soggiornanti hanno dovuto attraversare una drammatica fase di irregolarità a causa della stoltezza delle nostre leggi.

Ne parlavo in questi giorni con amici visionari come me.

Straziati da racconti sentiti troppe volte, non ci diamo pace: “Sì muore come boccheggiando cercando un fiato d’aria, strappando alla vita ancora un respiro. Si muore annaspando in drammatica solitudine seppure qualcuno tenti, talvolta, un estremo soccorso. Sì muore lontani dagli affetti e senza neppure il conforto di una ricomposizione postuma o di una personale benedizione. Senza nessuno che ricordi le tappe e i valori di tutta quella vita che ha preceduto la morte.

Se molti hanno imparato a dare un senso e una direzione, seppure lenta e incerta, a queste giornate sospese, per altri le strategie di sopravvivenza diventano sempre più ardue. I senza dimora, gli irregolari, i sans papier, i profughi rifiutati dalle commissioni o respinti in mare da decreti ministeriali, i diseredati della terra, in queste settimane e in quelle a venire rischiano di essere annientati.

Abbiamo paura

Paura ovviamente di ammalarci, di essere fatalmente investiti da una di quelle pericolosissime microparticelle di saliva che tutti sembrano ormai spruzzare contro di noi.

Abbiamo paura della vicinanza che rende il contagio possibile.

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