Quel grazie che arriva dalle carceri ci spinge a riflettere

"Ringrazio che siamo vivi". Cosi inizia una delle molte lettere di detenuti raccolte da Doriano Saracino nel suo libro, con uguale titolo, che racconta ,con cura e rara precisione, il suo viaggio nelle carceri liguri (e non solo).

E "grazie", per assurdo, è una delle poche parole che sussurrano i ristretti quando a vai a fare loro visita, seppure a nessuno di loro in particolare ma, più genericamente, all'istituto dove si trovano reclusi.
Come osservatori dell'associazione Antigone godiamo del privilegio di questa odierna esplorazione, sapientemente guidata dalla direttrice e dagli ispettori della polizia penitenziaria, nel più grande e sovraffollato carcere ligure. A Marassi oggi sono ristrette 691 persone, a fronte ed in barba a una capienza prevista di “sole” 450. Il sovraffollamento è evidentemente causa di malessere (che si aggiunge al supplizio della reclusione) ed è palese effetto del crescente disagio sociale e di politiche criminogene.

Alla fine della visita, dopo aver preso nota del numero, in triste aumento, di detenuti gravemente malati (tanto che si è resa necessaria una convenzione con la preziosissima associazione Gigi Ghirotti per fornire una terapia del dolore ai più sofferenti), e di quelli psicologicamente “instabili”, dopo aver esperienza diretta della sofferenza dei ristretti e dello sconforto di chi in carcere ci lavora, ma non ha neppure a disposizione uno spogliatoio decente dove cambiarsi, anche noi osservatori restiamo quasi contagiati da questa sorprendente gratitudine. Mentre ridiscendiamo le scale di questo labirintico istituto, dove a sorpresa, da diverse angolazioni, sbuca, immenso, un Cristo in croce, imprigionato insieme agli altri; dove, in ogni corridoio, ad aumentare lo smarrimento del recluso o del visitatore, gli orologi alle pareti segnano tutti un'ora diversa e nessuno quella esatta; dove chiavi e cancelli metallici e ostentati segnano ogni passaggio da un settore all'altro, “grazie” è la parola che sale anche alle nostre labbra di uomini liberi.

Chi visita questi luoghi di privazione di libertà e dunque, di per se stessi, di tremendissima pena, ne esce con un bagaglio misto di inquietudine e consapevolezza della propria buona sorte (quella che non ti fa scegliere ma ti regala il paese e la famiglia di nascita, le risorse, i talenti, le possibilità, l'intuizione di sapere cogliere solo le migliori, l'educazione e i sentimenti con i quali viene impartita, la buona salute ecc).
E questa nuova, inquieta, coscienza, ci rende inderogabilmente responsabili.

Chi, per ruoli istituzionali, politici o sociali ha l'onore di visitare questo carcere non riesce, terminata la visita, a lasciarsi tutto alla spalle insieme alla consolatoria chiusura dell'ultimo cancello. Resta, con l’odore, attaccato alla pelle, un senso, se non morale, almeno giuridico o istituzionale di solidarietà, un ònere da assolvere per tentare di ridurre la pena della quale si è stati temporaneamente impotenti spettatori.
Noi di Antigone scriviamo i rapporti e ragioniamo su soluzioni alternative al carcere e sulle cause che ne determinano il sovraffollamento e l'invivibilità. I volontari ascoltano, insegnano, donano tempo, consigli, francobolli, sigarette e cura.

Il nostro ex sindaco Doria regalava, con elegante riservatezza, ogni dono commestibile ricevuto dal suo ufficio. per il pranzo di Natale organizzato per i detenuti dai volontari della comunità di Sant'Egidio.
Siamo certi che il novello sindaco Bucci, che di recente ha visitato il carcere genovese, non sarà da meno ed esaudirà il desiderio delle centinaia di anime che popolano la casa circondariale di Marassi: concedere ai reclusi (che in carcere non hanno neppure una vera palestra), per un giorno, il confinante, ma per loro inaccessibile, stadio cittadino, per consentire loro, per una volta, di gareggiare ad armi quasi pari, senza altri svantaggi se non la mancanza di allenamento, insieme alla cittadinanza.

Sindaco Bucci, si conceda il beneficio di questo regalo! E vedrà che quel "grazie", che suona come un inno alla vita, contagerà anche lei.

da Repubblica, Genova - 3 dicembre 2017 

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