I numeri del dossier sull'immigrazione. La vera emergenza restano i morti

Quest'anno, più ancora degli anni precedenti, la pubblicazione del Dossier statistico immigrazione del Centro studi e ricerche Idos - presentato in contemporanea in tutte le regioni italiane il 16 ottobre scorso - era necessaria ed urgente è la sua lettura.

Una narrazione in numeri e parole, frutto di analisi approfondite e di studi rigorosi che ci costringe a guardare i movimenti migratori non più come un'emergenza, ma come un fenomeno naturale e ormai cronicizzato. La vera emergenza sono, e restano, le tante evitabili morti.

E, mi viene da aggiungere, l'odio e l'ignoranza, ma questi sono elementi difficilmente quantificabili in cifre o rappresentabili in grafici.Be', a dire la verità anche i morti in mare (siamo già quasi a 3000 annegati dall'inizio del 2017) spesso, oltre a non fare notizia, non vengono neppure correttamente conteggiati.C’è infatti chi ritiene che i dispersi non debbano essere presi in considerazione nel computo delle vittime. Come se i dispersi in mare aperto non dovessero ritenersi a tutti gli effetti deceduti.

E in molti perdono la vita anche una volta approdati, sulla terra ferma. Solo a Ventimiglia, dal settembre 2016 all’agosto 2017, sono stati 14 i migranti morti lungo la frontiera italofrancese. Annegati, investiti, precipitati, fulminati.

Si muore di frontiera, per terra e per mare e anche di indifferenza, pessima politica o razzismo.

Per quanto riguarda il razzismo l'unica conta possibile, approssimata per difetto, è quella delle segnalazioni agli sportelli cittadini o delle cause giudiziarie promosse contro le discriminazioni, sempre più spesso istituzionali, oppure delle denunce contro reati di matrice razzista.

Si moltiplicano anche gli esposti, presentati anche da associazioni (tra queste Carta di Roma ed Articolo 21) contro articoli o titoli indubitabilmente istigatori di odio. Ultimo, solo in ordine di tempo, l'indecente titolo in prima pagina del quotidiano Libero di giovedì scorso - “Fuori dai piedi gli islamici” - che ha suscitato la giusta reazione del Presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna: “Osservo come basti uno specchio per guardarsi in faccia e capire se si vogliono vendere copie seminando odio o se si voglia dare un contributo per costruire una comunità civile."

La lettura di questo dossier, certamente scritto "per costruire una comunità civile", anche quest'anno ci rassicura e ci ricorda che non siamo “invasi”: al 31 dicembre del 2016, il numero dei cittadini stranieri residenti in Italia (5.047.028) è aumentato di appena 20.875 unità rispetto al 2015 (da notare che gli italiani all’estero sono 5.383.199 ) Degli stranieri presenti, peraltro, il 30 per cento è costituito da cittadini comunitari.

Ragionando in termini strettamente economici, poi, la presenza straniera “ci conviene”: il rapporto costo/benefici per le casse statali si è concluso anche nel 2016 con un bilancio positivo, con una cifra compresa tra +2,1 e +2,8 miliardi di euro. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, con la sua solita concretezza nient’affatto ideologica, ha sottolineato che senza gli immigrati il paese nei prossimi 22 anni potrebbe sì risparmiare 35 miliardi di euro di prestazioni a loro destinate, ma rinuncerebbe a 73 miliardi di entrate contributive, con una perdita netta di 38 miliardi di euro.

Ma, come i ricercatori che hanno collaborato alla stesura del dossier sanno bene, l'immigrazione e la sua analisi non sono fatti solo di cifre, ma anche e soprattutto di persone. Per questo vale la pena ricordare che nel numero di “stranieri” sono compresi i fanciulli nati in Italia che avrebbero maturato i requisiti per acquisire la cittadinanza se fosse stata approvata in Senato la nuova legge in materia: 800mila ragazzi si sarebbero già sfilati a buon diritto dalla conta degli stranieri riducendone quindi drasticamente il numero.

ll dossier è un ottimo strumento per capire il fenomeno delle migrazioni e per affrontarlo senza panico, ma con lungimiranza e buona memoria. Perché ,come ci ricorda uno degli autori della ricerca, il prof. Luigi Gaffuri: "Oggi le migrazioni sono la cifra inconfondibile dell'umanità che sta cambiando. Si tratta sempre di una disubbidienza, di un ammutinamento nei confronti della realtà e delle sue ingiustizie... i migranti forzati non solo sono spinti a fuggire dal loro paese, ma sono espulsi dalla loro storia e dalla loro stessa geografia. Lasciare la propria terra vuol dire subire un'amputazione: e noi dovremmo ricordarcelo bene".

 

Repubblica, Genova, 5 novembre 2017

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