Troppi casi di violenza adesso servono delle pubbliche scuse

"Non dobbiamo più continuare a camminare in avanti con lo sguardo rivolto all'indietro", leggo questa e le altre dichiarazioni (alcune delle quali condivisibili seppure tardive) del capo della polizia Gabrielli in relazione alla"catastrofe" del G8 di Genova  e mi vengono in mente le parole di una vittima, di altra violenza ed altri tempi : "è come avere dentro un elastico: si va avanti, si cresce, si invecchia. Ma non si è interi. Qualcosa di importante di sè è fermo a quei fatti." (Agnese Moro).

Le dichiarazioni di Gabrielli sono essenziali, anche se arrivano dopo 16 anni di negazione da parte di quelle divise che rappresenta e in questi anni il dolore provocato da quella catastrofe si è incancrenito fino a diventare a tratti rancore, di certo sfiducia.

Gabrielli definisce la Diaz una scelta sciagurata, ma scelte sciagurate fecero anche i singoli agenti che massacrarono quei ragazzi inermi dentro la scuola. 

Questi poliziotti sono ancora in servizio e mai sono stati allontanati dalla polizia o anche solo sospesi.

Che esempio di impunità daranno questi agenti ormai un pò agè alle nuove reclute?

Come possiamo evitare quella divisione in chi ha fiducia nella polizia e in chi l'ha totalmente persa, fino a quando quei poliziotti , i cui reati si sono prescritti ma dei quali è stata confermata la responsabilità dalla Corte di Cassazione, resteranno in servizio? Nei loro confronti non è stato preso nessun provvedimento disciplinare. E cosa dire dei pochi condannati che torneranno nei prossimi giorni in servizio? 

"Se ciclicamente ed invariabilmente si viene risucchiati a quei giorni... e si condannati a stare crocifissi al g8 di Genova, questo vuol dire non solo che non è stato messo un punto ma soprattutto che il momento di mettere questo punto è arrivato.! “

Noi della Diaz a quei fatti siamo invece purtroppo ancora crocifissi proprio perchè ad oggi non solo sono mancate delle vere scuse e ma l'arroganza e la sostanziale impunità dei responsabili non ha consentito minimamente di rimarginare le ferite. Siamo rimasti crocifissi e mutilati.

Gabrielli dice la “verità” è che la “polizia italiana è sana”. “Lo è oggi come lo era in quel luglio del 2001”, non ci credo. Se fosse stata sana non avremmo assistito "alla catastrofe"e non ne resteremmo "risucchiati". Se dentro la polizia non ci fossero e non ci fossero state “sacche malate" la mia vecchia scuola non sarebbe stata trasformata in una macelleria messicana e nella caserma di Bolzaneto, i fermati non avrebbero imparato a intonare l'indecente canzoncina"un due e tre viva Pinochet, quattro cinque sei a morte gli ebrei, sette otto nove il negretto non commuove"- Non era sana la polizia nel 2001 perchè troppi sono stati gli episodi di violenza in quei tre giorni, e non parlo solo della Diaz e di Bolzaneto, ma anche di Piazza Manin dove picchiatori in divisa ferirono anche molto gravemente i manifestanti dell'area pacifista, mentre altri agenti perpetravano falsi arresti, tutti ancora oggi, ben protetti dalla loro, seppur insanguinata, inamovibile divisa.

Questa polizia non è e non era sana, perchè ha al suo interno divise impunite, capaci di calpestare e violare la dignità la umana e disprezzare i principi di quella nostra costituzione sulla quale pure dovrebbero aver giurato.

Per mettere un punto servono delle scuse inequivocabili, serve una presa di distanza dai tanti che hanno ordinato, compiuto, permesso, coperto quelle "scelte sciagurate", sarebbero serviti provvedimenti disciplinari nei confronti dei colpevoli e non promozioni o altri riconoscimenti servirebbe una cultura democratica della quale iniziare a nutrire le teste che su quelle divise insanguinate posano.

 

Repubblica, Genova 20 luglio 2017

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