Confermata in secondo grado la sentenza del T.A.R Liguria che aveva annullato il foglio di via obbligatorio per la durata di tre anni da Ventimiglia, Imperia, Diano Marina, Sanremo e Arma di Taggia a seguito di ricorso presentato da un'attivista solidale.

In sintesi le motivazioni del Consiglio di Stato:

 La sola appartenenza al movimento "non appare sufficiente per giustificare l’adozione del foglio di via obbligatorio, dal momento che, per l’adottabilità del provvedimento, sono richiesti elementi di fatto, attuali e concreti, in base ai quali può essere formulato un giudizio prognostico sulla probabilità che il soggetto commetta reati che offendono o mettono in pericolo la tranquillità e sicurezza pubblica. Diversamente, infatti, si finirebbe a fondare la misura sulla responsabilità collettiva per fatti addebitabili ad anonimi esponenti del movimento, il che non appare ammissibile". 

" L’appellante non indica, invece, alcun elemento concreto, in base al quale gli effetti della misura dovrebbero essere estesi a territori comunali non interessati dalle attività del movimento e, quindi, estranei al suo campo d’azione. Un tanto comporta l’illegittimità del provvedimento amministrativo impugnato, il quale comprime, senza indicare validi motivi, un diritto fondamentale costituzionalmente protetto che è quello della libertà di circolazione all’interno del territorio nazionale".

 

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T.A.R. Liguria, 24 febbraio 2016, n. 202

Con il provvedimento in commento il T.A.R Liguria ha annullato uno dei primi fogli di via adottato nei confronti degli attivisti solidali di Ventimiglia.

I partecipanti al presidio, secondo la Questura, avrebbero reiterato comportamenti delittuosi “che suscitavano non poche tensioni nel contesto sociale, mettendo a repentaglio la sanità, la sicurezza e la tranquillità pubblica, dando luogo a varie proteste da parte di quella cittadinanza e dei commercianti della zona”.

Tali comportamenti si sarebbero essenzialmente concretizzati nell’occupazione abusiva di un’area pubblica nella località Balzi Rossi, in prossimità del confine francese, e nella realizzazione di alcune manifestazioni non autorizzate.

Le frasi pronunciate da Erri De Luca (il quale era stato tratto a giudizio per aver dichiarato nel corso di un’intervista «La TAV va sabotata, ecco perché le cesoie servivano, sono utili a tagliare le reti» e per aver, in un’altra occasione, ribadito «Resto convinto che la TAV sia un’opera inutile e continuo a pensare che sia giusto sabotare quest’opera») ad avviso del Tribunale, non erano “idonee a istigare attualmente e concretamente qualcuno” a commettere reati contro il cantiere in Val Susa.

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