PROTEZIONE UMANITARIA A CITTADINO GAMBIANO: Il Gambia, oggi ancora in fase di riorganizzazione, non appare in grado di garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali.

Tribunale di Genova 23 giugno 2020

"Nel caso in esame, l’attuale situazione politico-sociale del Gambia, come sopra ricostruita, consente di ritenere che il ricorrente, una volta rientrato nel suo Paese, si troverebbe in una condizione di specifica estrema vulnerabilità (v. Cass. 3347/2015 v. anche Cass. 4455/2018), idonea a pregiudicare la possibilità di esercitare i diritti fondamentali.

********, infatti, ha lasciato il Gambia giovanissimo, probabilmente per migliorare la propria condizione di vita. Era privo di un’occupazione lavorativa ed era in conflitto con la sua famiglia, che non lo supportava quindi economicamente. Se tornasse nel suo Paese adesso, dopo essere stato lontano per alcuni anni, si troverebbe in una situazione ancora peggiore, senza lavoro, senza appoggi e senza prospettive, in un Paese oggi in fase di riorganizzazione dopo le ultime elezioni, che non appare ancora in grado di garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali.
Occorre poi considerare che il richiedente è arrivato in Italia dalla Libia, dove verosimilmente si sarebbe fermato, se la situazione fosse stata diversa. E’ dovuto invece fuggire a causa della pericolosità di quel Paese, legata alla guerra civile ed al trattamento brutale riservato agli immigrati, soprattutto se provenienti dall’Africa subsahariana. 

A questo proposito, si osserva che sussiste in tale Paese, sin dal 2011, una situazione di “violenza indiscriminata” derivante da conflitto armato, dato che le rivolte insorte in Libia, dopo la caduta del regime del colonello Gheddafi, si sono subito trasformate in un conflitto armato, tuttora perdurante, che vede scontrarsi le milizie, i molteplici gruppi armati di matrice islamica presenti nel Paese e le bande criminali che operano soprattutto nelle zone di transito (v. Rapporto 2016/2017 di Amnesty International). Tali notizie trovano recentissima conferma nella dichiarazioni rese dal Procuratore della Corte Penale Internazionale all'ONU dell’8/5/2017, secondo cui la Corte penale ha l’intenzione di aprire un’inchiesta ufficiale sulle violenze subite dai migranti in Libia."

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