PROTEZIONE UMANITARIA A CITTADINO NIGERIANO: le informazioni relative al paese d'origine ci inducono a pensare che il rispetto per i diritti umani sia molto scarso e che la sicurezza per chi subisce violenze o ingiustizie da altri non sia garantita.

Tribunale di Genova 30 gennaio 2020

"E' evidente che una volta rientrato nel suo Paese, ******* si troverebbe in una condizione di specifica estrema vulnerabilità (si veda Cass. 3347/2015; 4455/2018), idonea a pregiudicare la possibilità di esercitare i diritti fondamentali. Anche se, infatti, la vicenda narrata non è apparsa sufficientemente supportata da riscontri, le informazioni relative al Paese di origine del richiedente ci inducono a ritenere che il rispetto per i diritti umani sia molto scarso.

******, tornando in Nigeria, verrebbe a trovarsi, dopo una lunga assenza, completamente privo di mezzi di sussistenza, non avendo più un'occupazione lavorativa, nè familiari in grado di sostenerlo ed aiutarlo, per giunta in un Paese che non riesce a garantire la sicurezza ai propri cittadini e a tutelarli in caso subiscano ingiustizie o violenze ad opera di altri.

Occorre anche considerare che il richiedente è arrivato in Italia dalla Libia, dove verosimilmente si sarebbe fermato, se la situazione fosse stata diversa. E' dovuto invece fuggire a causa della pericolosità di quel Paese, legata alla guerra civile ed al trattamento brutale riservato agli immigrati, soprattutto se provenienti dall'Africa subsahariana.

Si osserva, a tale proposito, che quanto riferito risulta in linea con le informazioni acquisite sulla Libia. Sussiste in tale Paese, sin dal 2011, una situazione di "violenza indiscriminata" derivante da conflitto armato, dato che le rivolte insorte in Libia dopo la caduta del regime del colonnello Gheddafi, si sono subito trasformate in un conflitto armato, tuttora perdurante, che vede scontrarsi le milizie, i molteplici gruppi armati di matrice islamica presenti nel Paese e le bande di criminali che operano soprattutto nelle zone di transito (v. Rapporto 2016/2017 di Amnesty International). Tali notizie trovano una recentissima conferma nelle dichiarazioni rese dal Procuratore della Corte Penale Internazionale all'ONU dell'8/5/2017, secondo cui la Corte penale ha l'intenzione di aprire un'inchiesta ufficiale sulle violenze subite dai migranti in Libia"

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