La situazione socio politica del Senegal, consente di ritenere che il ricorrente, una volta fatto rientro nel proprio Paese, si troverebbe in una condizione di specifica vulnerabilità, idonea a pregiudicare la possibilità di esercitare i diritti fondament

Tribunale di Genova, provvedimento 12 settembre 2018

"Occorre poi considerare che il richiedente è arrivato in Italia dalla Libia, dove verosimilmente si sarebbe fermato, se la situazione fosse stata diversa.

E’ dovuto invece fuggire a causa della pericolosità di quel Paese, legata alla guerra civile ed al trattamento brutale riservato agli immigrati, soprattutto se provenienti dall’Africa subsahariana.
Si osserva che, come appare credibile il racconto del richiedente relativamente alla situazione in Senegal, così non c’è motivo di dubitare di quanto riferito in ordine alperiodo vissuto da Ndao in Libia ed alle circostanze che lo hanno costretto ad allontanarsi da quel luogo. Il suo racconto risulta in linea con le informazioni acquisite sulla Libia.
A questo proposito, si osserva che sussiste in tale Paese, sin dal 2011, una situazione di “violenza indiscriminata” derivante da conflitto armato, dato che le rivolte insorte in Libia, dopo la caduta del regime del colonello Gheddafi, si sono subito trasformate in un conflitto armato, tuttora perdurante, che vede scontrarsi le milizie, i molteplici gruppi armati di matrice islamica presenti nel Paese e le bande criminali che operano soprattutto nelle zone di transito (v. Rapporto 2016/2017 di Amnesty International). Tali notizie trovano recentissima conferma nella dichiarazioni rese dal Procuratore della Corte Penale Internazionale all'ONU dell’8/5/2017, secondo cui la Corte penale ha l’intenzione di aprire un’inchiesta ufficiale sulle violenze subite dai migranti in Libia..

 

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