"Merita la protezione umanitaria il cittadino del Senegal vulnerabile sia sotto il profilo soggettivo per le drammatiche vicende vissute in Libia, sia sotto il profilo oggettivo attesa la situazione di assoluta incertezza nella regione della Casamance"

Tribunale di Genova, ord. 7 marzo 2018

"Ciò posto, occorre tenere conto:
- sotto il profilo soggettivo, delle drammatiche vicende vissute in Libia, segregato, costretto a lavorare, torturato.


Quanto al trattamento violento subito dagli stranieri in transito dalla Libia, in particolare provenienti dall’Africa Subsahariana, la notizia - già nota1 – trova un’ulteriore conferma nella dichiarazioni rese dal Procuratore della Corte Penale Internazionale all'ONU dell’8/5/2017, secondo cui la Corte penale ha l’intenzione di aprire un’inchiesta ufficiale sulle violenze subite dai migranti in Libia, in quanto sono pervenute da fonti diverse testimonianze di migranti sfruttati, schiavizzati, picchiati o molestati sessualmente2.
- in relazione ai fattori oggettivi di vulnerabilità, della situazione di violazione dei diritti in Senegal, confermata da Amnesty International, ma, soprattutto, della situazione di significativa incertezza della regione della Casamance. Infatti dalla COI consultate si legge che il cessate il fuoco tra le forze di sicurezza e i separatisti armati è proseguito ma che uomini armati associati a varie fazioni del movimento separatista delle Forze Democratiche della Casamance (MFDC) hanno continuato a rubare e vessare le popolazioni locali con occasionali schermaglie. Si legge ancora che gli effetti collaterali della guerra civile sono stati devastanti: intere aree rurali sono state seminate con mine anti-uomo, villaggi e i campi sono stati abbandonati e sanguinarie rappresaglie su entrambi i fronti delle forze hanno aperto profonde ferite, generando una forte richiesta di pacificazione nella maggioranza della popolazione. In questo momento è difficile capire la situazione reale, perché i movimenti guerriglieri si sono frammentati e alcuni gruppi si stanno dedicando al banditismo, perdendo di vista l’obiettivo politico dell’indipendenza. Nonostante i negoziati intrapresi nella regione siano ancora attivi, ci sono diversi piccoli gruppi armati dediti alle rapine e al narcotraffico. Gli ideali politici insomma sembrano svaniti nei decenni e quello che è rimasto è solo la continua sopravvivenza e la ricerca di un sostentamento con gli unici mezzi conosciuti: le armi e il malaffare3. (...)

- dell’ottimo percorso di inserimento ed integrazione nel tessuto economico, sociale e culturale italiano, come risulta dalla documentazione prodotta: attestato frequenza corso di lingua e cultura ottobre 2016 – giugno 2017 tenuta dalla comunità di xxxxx; attestato di partecipazione con esito positivo a corso di Permacoltura; dichiarazione attività lavorative svolte cooperativa il xxxx; dichiarazione sull’esito dell’attività formativa da parte del tutor che così conclude: “compatibilmente con gli appalti che verranno acquisiti e la stagionalità dell’attività, la cooperativa si impegna a stipulare un contratto di lavoro don il sig. xxxxx”. Non ultimo, infine, ifatto che xxxxx ha sostenuto gran parte dell’esame in lingua italiana, risultato notevole data la condizione di partenza di quasi analfabetismo.
Un percorso che verrebbe vanificato in caso di rientro forzato in Gambia. In tale situazione, se il richiedente tornasse nel suo Paese, incontrerebbe non solo le difficoltà tipiche di un nuovo radicamento territoriale ma si troverebbe in una condizione di specifica ed estrema vulnerabilità, idonea a pregiudicare la sua possibilità di esercitare i diritti fondamentali, legati anche solo alle scelte di vita quotidiana.

 

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