“Passando ad esaminare la situazione individuale del ricorrente, va fin da subito rilevato che il ricorrente, in Italia, ha compiuto un buon percorso di integrazione sociale. Passando ad esaminare la situazione individuale del ricorrente, va fin da subito rilevato che il ricorrente, in Italia, ha compiuto un buon percorso di integrazione sociale....
Il patrimonio della personalità del ricorrente può quindi dirsi già arricchito delle esperienze di inserimento fin qui svolte in chiave di integrazione, rendendolo portatore di una vita privata altra e diversa da quella lasciata nel Paese di origine. Occorre, a questo punto, procedere ad una valutazione delle oggettive condizioni di vita nel suo Paese di origine al fine di effettuare il giudizio di bilanciamento utilizzato dalle sentenze delle Sezioni Unite n. 29459 del 2019 e 24413 del 2021 e rilevante anche con riferimento al d.lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 1.1. come sopra riportato. Passando ad esaminare il contesto territoriale e la situazione dei diritti umani del Paese in cui dovrebbe rientrare il ricorrente, occorre analizzare la situazione in Tunisia ove, pur non riscontrandosi una violenza indiscriminata, non si possono escludere criticità, con compressioni dei diritti civili e politici della popolazione...
Secondo il rapporto del Dipartimento di Stato americano del 2025, nel 2024 tra le questioni significative relative ai diritti umani figurano segnalazioni credibili di: tortura o trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti; arresti e detenzioni arbitrari; gravi restrizioni alla libertà di espressione e alla libertà dei media, tra cui arresti o procedimenti giudiziari ingiustificati contro giornalisti e censura e significative restrizioni alla libertà di associazione dei lavoratori. Inoltre, le indagini di alto profilo su ex funzionari governativi, membri del parlamento, personaggi dei media e imprenditori accusati di cospirazione e terrorismo sono state caratterizzate da scarsa trasparenza82 . All'inizio di agosto 2025, il governo ha chiuso l'Autorità Nazionale per l'Accesso all'Informazione, un organismo indipendente creato nel 2016 per tutelare il diritto all'accesso alle informazioni, riassegnando il personale ad altre posizioni governative. Il 25 agosto, l'Unione Nazionale dei Giornalisti Tunisini ha denunciato una "pericolosa violazione del diritto all'informazione", descrivendo lo scioglimento come "la demolizione di uno dei pilastri fondamentali del quadro democratico del Paese"83 . Le autorità hanno continuato a reprimere la libertà di parola e la società civile.84 Il 27 ottobre, il Tribunale di primo grado di Tunisi ha condannato l'ex Primo Presidente della Corte di Cassazione, Tayeb Rached, a 30 anni di carcere per corruzione e riciclaggio di denaro.85 In tutto il Paese sono scoppiate proteste a causa del crescente malcontento nei confronti del governo di Saïed. Almeno 2.000 persone hanno marciato il 22 novembre 2025 nella capitale Tunisi contro l'ingiustizia e la repressione, accusando Saïed di usare la magistratura e la polizia per consolidare il potere di un solo uomo. La La manifestazione ha riunito la società civile e gli attivisti per i diritti umani, sindacalisti, professionisti legali, giornalisti e partiti politici di tutto l'arco politico, in una rara dimostrazione di unità contro Saïed, in un contesto di crescente malcontento per le turbolenze politiche ed economiche sotto il suo governo. A novembre, i residenti hanno organizzato proteste quotidiane per chiedere la chiusura degli impianti del Gruppo Chimico Tunisino (GCT) a causa dei ricorrenti episodi di avvelenamento da gas. Le manifestazioni a volte si sono trasformate in scontri con le forze dell'ordine, che hanno utilizzato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti...
Secondo Amnesty le condanne nel “Caso di cospirazione 2” illustrano “come il sistema giudiziario penale della Tunisia venga utilizzato in modo improprio per reprimere il dissenso pacifico e perseguitare le persone semplicemente per aver esercitato i propri diritti umani” e come “l’uso crescente della legislazione antiterrorismo per punire il dissenso pacifico è un “pattern” (schema) profondamente preoccupante che Amnesty International documenta dal 2023” in Tunisia. 89 La recente ondata di repressione giudiziaria ha inferto un altro colpo a ciò che resta dell'opposizione, con la maggior parte dei suoi membri incarcerati o costretti all'esilio.
Comparando le situazioni, relative al contesto di vita che troverebbe in caso di rimpatrio in Tunisia con quella in cui risulta ormai ben inserito, si ritiene che possa essere ravvisata “un’effettiva e incolmabile sproporzione tra i contesti di vita nel godimento dei diritti fondamentali che sono presupposto indispensabile per una vita dignitosa” che renderebbe il forzato allontanamento dall’attuale positivo contesto di vita contrario ai diritti riconosciuti dalla Convenzione EDU, richiamata, con riferimento agli obblighi internazionali, dall’art. 5 comma 6 D.L.vo 286/1998, e ciò la porrebbe in una posizione di particolare vulnerabilità. In tale condizione, dunque, il suo rimpatrio costituirebbe di per sé una condizione degradante ed integrerebbe una violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla CEDU e dal citato art. 19 comma 1.1 d.lgs. 286/98 .
Le circostanze di cui sopra, globalmente considerate, concretizzano una situazione che -
valutata unitamente alla condotta regolare tenuta dal richiedente in Italia (nulla risultando dal casellario giudiziale e nulla avendo segnalato il PM notiziato del procedimento) - dà diritto ad ottenere il permesso di soggiorno per protezione speciale”

