Protezione accordabile. Con riferimento al caso in esame, si ritiene sussistano i presupposti per il riconoscimento dalla protezione speciale, tenuto conto:- da un lato, del percorso di integrazione del ricorrente in Italia, il quale lavora regolarmente dal 2022, avendo già acquisito un’indipendenza economica nel 2023 con redditi superiori alla soglia per l’ammissione al patrocinio a spese dello stato. Dal 2024 risulta assunto a tempo indeterminato dalla XXXXX XXI SRL con cui ha conseguito, nel 2025. Redditi lordi per 28.500,00 €.
Sotto il profilo linguistico, ha frequentato diversi corsi di italiano. Sotto il profilo dell’integrazione sociale, ha conseguito la patente di guida, riuscendo anche a
raggiungere l’indipendenza sotto il profilo abitativo.
- dall’altro, della situazione di violazione dei diritti umani e della crisi climatica in Marocco.
Situazione generale
Dagli ultimi report stilati da Amnesty International e da Human Rights Watch emerge come le autorità marocchine abbiano continuato a reprimere il dissenso e a prendere di mira giornalisti,
attivisti e oppositori del governo attraverso procedimenti giudiziari e sorveglianza, nonostante la grazia reale concessa a migliaia di prigionieri, tra cui giornalisti e difensori dei diritti umani. Le leggie le pratiche marocchine hanno continuato a sostenere la disuguaglianza di genere e a criminalizzare le relazioni omosessuali tra adulti consenzienti. Le autorità non hanno rispettato i propri obblighi di garantire servizi di salute sessuale e riproduttiva accessibili, a prezzi accessibili e di buona qualità per donne e ragazze, incluso l'aborto.
La società civile si è opposta a una bozza del codice di procedura penale che avrebbe ostacolato gli sforzi anticorruzione. Le autorità non hanno indagato efficacemente sulla sanguinosa repressione di migranti e rifugiati del giugno 2022. Le autorità hanno arrestato arbitrariamente e ricollocato forzatamente rifugiati, richiedenti asilo e migranti in regioni remote, mettendo a rischio la loro sicurezza e la loro vita.
Il Marocco negli ultimi anni sta vivendo una serie di crisi idriche, per questo il governo ha avviato da alcuni anni il progetto per un nuovo piano di approvvigionamento idrico, progetto che è un po’ in ritardo nella sua attuazione concreta, solo dopo gennaio 2024 si è deciso che verrà rilasciato uno stanziamento di 14 miliardi di dollari del programma nazionale di fornitura di acqua potabile e irrigazione (PNAEPI 2020-2027)12. Secondo Nizar Baraka, attuale ministro delle attrezzature e dell’acqua, infatti, nel periodo da settembre 2023 a metà gennaio 2024, il Marocco ha registrato un deficit di precipitazioni del 70% rispetto alla media. Ad esempio, il tasso di riempimento delle dighe si attesta al 23,2%, in calo rispetto al 31,5% registrato nello stesso periodo dell'anno precedente. Per concludere, comparando le situazioni, relative al contesto di vita che troverebbe in caso di rimpatrio in Marocco con quella in cui risulta ormai positivamente inserito, si ravvisa “un’effettiva e incolmabile sproporzione tra i contesti di vita nel godimento dei diritti fondamentali che sono presupposto indispensabile per una vita dignitosa”, che renderebbe il forzato allontanamento dall’attuale positivo contesto di vita, contrario ai diritti riconosciuti dalla Convenzione EDU, richiamata, con riferimento agli obblighi internazionali, dall’art. 5 comma 6 D.L.vo 286/1998, e ciò la porrebbe in una posizione di particolare vulnerabilità.
In tale condizione, dunque, il suo rimpatrio costituirebbe di per sé una condizione degradante
ed integrerebbe una violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla CEDU e dal citato art. 19
comma 1.1 d.lgs. 286/98.


