Protezione accordabile. Con riferimento al caso in esame sussistono i presupposti per il riconoscimento della protezione speciale. L’istante, fin dal suo arrivo in Italia si è impegnato per conseguire un’adeguata integrazione sociale, lavorando con continuità, svolgendo corsi per apprendere la lingua italiana e serbando sempre una condotta di vita lecita e adeguata...
Un simile percorso verrebbe vanificato in caso di rientro forzato in Bangladesh. In tale situazione, il suo rimpatrio costituirebbe di per sé una condizione degradante, specie se parametrata alle difficili condizioni di partenza, di cui si è detto, al percorso migratorio e all’attuale situazione della zona di provenienza, e integrerebbe una violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare, garantito dall’art. 8 CEDU e dell’art. 19 comma 1.1 d.lgs. 286/98.
Le condizioni del Paese di origine -come accennato- assumono peraltro rilevanza, sia quale elemento ulteriore per ritenere violato, in caso di rimpatrio, il diritto alla vita privata del richiedente, sia ai sensi della prima parte dell’art. 19 comma 1.1 cit., che impone il rilascio del permesso qualora “ricorrano gli obblighi di cui all'articolo 5, comma 6”. Tra questi, il rispetto degli obblighi costituzionali (previsione, per la verità, inutile e implicita) e pertanto anche del diritto di asilo di cui all’art. 10 comma 3 Cost. Da questo punto di vista, occorre tenere conto, della situazione di violazione dei diritti umani in Egitto, come emerge dalle COI sotto riportate, da tenere in considerazione anche alla luce della storia personale del richiedente.
Situazione politica Il Rapporto di Freedom House del 29 febbraio 2024 riporta che “Il presidente Abdel Fattah alSisi, che per primo ha preso il potere con un colpo di stato del 2013 ha, da allora, governato l'Egitto in maniera autoritaria” . Il rapporto del think-thank tedesco Bertelsmann Stiftung del 2024 evidenzia che, dall’ascesa al potere di al-Sisi, il suo regime ha applicato uno stile di governo autoritario e repressivo senza precedenti. Tra il 2021 e il 2023, le politiche del regime hanno continuato a essere guidate dal desiderio di garantire la propria sopravvivenza, e i governanti hanno lavorato attivamente per espandere ulteriormente l’autoritarismo e il controllo statale.
Dal colpo di stato del 2013, l’esercito e le agenzie di intelligence dominano il sistema politico, con la maggior parte del potere e del clientelismo che deriva da Sisi e dai suoi alleati interni nelle forze armate e nelle agenzie di sicurezza. Il sostegno regionale degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita ha contribuito a stabilizzare il regime. La maggior parte dei governatori provinciali dell’Egitto sono ex comandanti militari o di polizia. Gli emendamenti costituzionali del 2019, formulati in modo vago, hanno ulteriormente rafforzato le basi legali dell’influenza politica dei militari. L'elaborazione delle politiche è rimasta dominata da attori anti-democratici, con l’esercito e le agenzie di intelligence che hanno svolto un ruolo particolarmente importante. La separazione dei poteri è stata ulteriormente limitata. Il presidente ha ampi poteri, mentre l'indipendenza della magistratura è severamente limitata e il Parlamento rimane un'istituzione di prova composta quasi esclusivamente da figure pro-regime. Mentre sulla carta, il presidente Abdel Fattah al-Sisi e il governo hanno introdotto misure per migliorare la partecipazione politica e i diritti umani, nella realtà, il regime ha continuato a fare affidamento su una pesante repressione e un approccio rigoroso, che ha portato ancora una volta a battute d'arresto nelle sfere della partecipazione e dei diritti umani. Human Rights Watch nel suo rapporto sull’Egitto del 16 gennaio 2025 evidenzia che il governo del presidente Abdel Fattah al-Sisi è entrato nel suo secondo decennio di potere continuando la repressione a tutto-tondo, detenendo e punendo sistematicamente critici e attivisti pacifici e criminalizzando di fatto il dissenso pacifico. Le autorità hanno arrestato e processato decine di manifestanti e attivisti, anche durante le manifestazioni di solidarietà con la Palestina. Migliaia di detenuti sono rimasti rinchiusi in condizioni terribili in una lunga detenzione preventiva o con condanne derivanti da processi ingiusti. Lo spazio civico è rimasto fortemente limitato, poiché le organizzazioni indipendenti che operano secondo leggi draconiane hanno dovuto affrontare continue vessazioni giudiziarie e di sicurezza (per maggiori informazioni si veda la Scheda-Paese sull’Egitto). Da ultimo, l’Egitto è alle prese con significative pressioni economiche esacerbate dai conflitti regionali e dall’instabilità geopolitica. Le molteplici crisi derivanti dalla guerra israelo-palestinese dalla guerra civile sudanese, dal disordine politico della Libia e dalla guerra russo-ucraina hanno collettivamente intensificato le tensioni economiche sul Cairo. Come evidenzia International Crisis Group “ancor prima che la guerra di Gaza mandasse in tilt le economie del Medio Oriente, l’Egitto stava affrontando una importante crisi economica. Ora, le onde d’urto generate dal conflitto a Gaza hanno aumentato quelle già provenienti dalla guerra della Russia in Ucraina”. Diversi eventi hanno aggravato i problemi preesistenti dell’Egitto, come un debito insostenibile e una crisi del costo della vita che è peggiorata dal 2022 . Soprattutto tra il 2021 e 2022, sia la produzione economica che la stabilità fiscale e monetaria si sono indebolite, risultando in riserve di valuta estera impoverite, tassi di inflazione elevati e livelli di debito e pagamenti di interessi in aumento; ciò ha portato ad una significativa svalutazione della sterlina egiziana. L’Egitto a stento ha evitato una conclamata crisi economica all’inizio del 2024 quando il Fondo monetario internazionale (FMI) ed altri attori hanno accordato all’Egitto un’ancora di salvezza finanziaria per frenare le sue perdite di riserve valutarie.
Come rileva il rapporto di Bertelsmann Stiftung del 2024 , Wilayat Sina (WS), il ramo egiziano dell'autoproclamato Stato Islamico, e altre organizzazioni terroristiche, hanno condotto centinaia di attacchi terroristici dal 2013 per quasi un decennio. Wilayat Sina (WS) ha messo seriamente a dura prova il controllo territoriale del governo, soprattutto nel nord Sinai. Inoltre, il Deserto Occidentale (Western Desert), che comprende la zona di confine con la Libia, è diventato un secondo punto caldo per le attività terroristiche. Negli ultimi anni, le forze di sicurezza hanno avviato diverse controffensive su larga scala che hanno grandemente ridotto la capacità di tali attori.
Tali elementi, uniti all’integrazione del richiedente in Italia, porterebbero comunque al riconoscimento della protezione speciale ai sensi della prima parte del comma 1.1 cit., sussistendo in caso di rimpatrio la violazione dell’art. 10 Cost. e dell’art. 8 CEDU.


