Tribunale di Genova 25 febbraio 2026

“Precisato quanto sopra, con riferimento al caso in esame sussistono i presupposti per il riconoscimento della protezione speciale, tenuto conto del percorso di integrazione svolto.
In particolare, occorre valorizzare che il ricorrente, sebbene si trovi in Italia da poco tempo, come emerge dalla documentazione depositata ( Modello c2 Storico e Buste paga è titolare di un contratto di lavoro a tempo determinato in qualità di aiutante muratore alle dipendenze della società xxx Srl. È ospite in un CAS e ha sempre mantenuto un comportamento conforme alle regole, come si evince anche dai certificati penali in atti. In tale situazione, il suo rimpatrio costituirebbe una condizione degradante, specie se parametrata all’attuale situazione della zona di provenienza, e integrerebbe una violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare, garantito dall’art. 8 CEDU e dell’art. 19 comma 1.1 d.lgs. 286/98.
Dal punto di vista oggettivo, le condizioni del Paese di origine assumono rilevanza al fine di effettuare il giudizio di bilanciamento ai sensi della prima parte dell’art. 19 comma 1.1 cit., che impone il rilascio del permesso qualora “ricorrano gli obblighi di cui all'articolo 5, comma 6”. Tra questi, il rispetto degli obblighi costituzionali (previsione, per la verità, inutile e implicita) e pertanto anche del diritto di asilo di cui all’art. 10 comma 3 Cost.
Da questo punto di vista, occorre tenere conto, sotto il profilo oggettivo, delle condizioni di invivibilità dell’area di provenienza per quanto riguarda la nota situazione di violazione dei diritti e l’inefficienza e carenza di mezzi e strutture statali, causata anche dal generalizzato e altissimo livello di corruzione delle forze di polizia.
A ciò si aggiunga che il Paese è da tempo esposto a vari rischi climatologici (ad esempio, siccità), idrometeorologici (ad esempio, cicloni, mareggiate, inondazioni) e geofisici (ad esempio, frane ed erosione). La sua costa meridionale a forma di imbuto la rende suscettibile ai cicloni e alle mareggiate, ai livelli medio-alti di salinità del suolo e all'innalzamento del livello del mare. Essendo il più grande delta del mondo, con i sistemi fluviali Brahmaputra, Gange e Meghna che scorrono verso la Baia del Bengala, un'enorme porzione della superficie del Bangladesh è soggetta a frequenti inondazioni, soprattutto improvvise, e all'erosione fluviale. Inoltre, le zone orientali del Bangladesh, che comprendono le divisioni di Sylhet e Chattogram, sono soggette a terremoti, frane e inondazioni improvvise.
Inoltre, il Bangladesh per sostenere il suo sviluppo potenziale deve affrontare sfide significative poste dal cambiamento del clima, con rischi per la vita, le infrastrutture e l'economia. A causa del cambiamento climatico, il Bangladesh sta già sperimentando l'aumento delle temperature, l'erraticità delle precipitazioni irregolari, l'innalzamento del livello del mare e l'intrusione di salinità ad un ritmo accelerato, causando disastri più intensi.46
La maggior parte della popolazione del Bangladesh si basa su attività agricole per il proprio sostentamento e dipende in larga misura dalle risorse idriche. Questi stessi settori sono altamente esposti ai rischi climatici e geofisici e dispongono di misure di resilienza limitate e infrastrutture deboli.
Molte persone sono senza terra e costrette a vivere e coltivare terreni soggetti a inondazioni e, dal punto di vista ambientale, si segnalano: l'inquinamento delle acque, in particolare delle zone di pesca, derivante dall'uso di pesticidi commerciali; acque sotterranee contaminate da arsenico presente in natura; scarsità d'acqua intermittenti a causa della caduta delle falde acquifere nelle parti settentrionali e centrali del paese; degrado ed erosione del suolo; deforestazione; distruzione delle zone umide; grave sovrappopolazione con inquinamento acustico.
Infine, si segnala una grave insicurezza alimentare localizzata a causa dei vincoli economici e dei prezzi elevati di importanti prodotti alimentari. Si prevede che l'insicurezza alimentare rimanga precaria, dati i persistenti vincoli economici; nonché i prezzi interni della farina di frumento e dell'olio di palma, importanti prodotti alimentari, che rimangono a livelli elevati nel gennaio 2023, risultato di elevati prezzi internazionali di energia, carburante e cibo, trasmessi ai mercati nazionali.
Per concludere, comparando le situazioni, relative al contesto di vita che troverebbe in caso di rimpatrio in Bangladesh con quella in cui risulta ormai positivamente inserito, si ritiene che possa essere ravvisata “un’effettiva e incolmabile sproporzione tra i contesti di vita nel godimento dei diritti fondamentali che sono presupposto indispensabile per una vita dignitosa”, che renderebbe il forzato allontanamento dall’attuale positivo contesto di vita, contrario ai diritti riconosciuti dalla Convenzione EDU, richiamata, con riferimento agli obblighi internazionali, dall’art. 5 comma 6 D.L.vo 286/1998, e ciò lo porrebbe in una posizione di particolare vulnerabilità.
In tale condizione, dunque, il suo rimpatrio costituirebbe di per sé una condizione degradante ed integrerebbe una violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla CEDU e dal citato art. 19 comma 1.1 d.lgs. 286/98.”

