Tribunale di Genova 9 Gennaio 2020

Ciò posto, occorre tenere conto:
- della storia personale, con grave violazione di diritti fondamentali, che lo porta a lasciare il Paese all’età di soli 16 anni, insieme alla propria madre, che vedrà morire in Libia (si rinvia a quanto detto sopra). La relazione psicologica del FAMI (progetto Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione) evidenzia ancor oggi un profondo stato di malessere riconducibile alle riferite esperienze. - delle condizioni di invivibilità dell’area di provenienza: va rilevato difatti che “la situazione in Nigeria suscita grande preoccupazione” secondo il dipartimento degli Stati Uniti. Nel Global Terrorism Index – GTI (indice del terrorismo globale) 2016, la Nigeria è classificata al 3° posto ed uno dei cinque paesi responsabili del 72 % di tutte le morti di terrorismo nel 2015.

Tribunale di Genova 7 gennaio 2020

"In Gambia, con l'elezione del presidente Adama Barrow - dopo il regime ventennale di Yahya Jammeh, che poneva la lotta contro la "minaccia omosessuale" tra i suoi principali obiettivi - vi è ora un clima decisamente più liberale ed il presidente ha detto chiaramente che il Paese ha problemi più impellenti, prima di tutto quello economico. Peraltro, l'omosessualità continua ad essere un reato punito con pene severissime e deve quindi ritenersi che una persona omosessuale, o ritenuta tale, si troverebbe oggi in un concreto pericolo di essere arrestato e incriminato.

Tribunale di Genova, 5 Novembre 2019

Non va peraltro dimenticato che il ricorrente è lontano dal suo paese da 9 anni. A ciò si aggiunga che sta dimostrando una concreta volontà di integrarsi nel nostro paese. Sta studiando l’italiano (si richiama il doc. n. 13, certificazione) e si sta impegnando nel lavoro, come da documentazione prodotta (cfr. doc. n. 4, contratto di lavoro, già depositato in Commissione, oltre alla dichiarazione dei redditi 2019 e buste paga), sussistendo l’ obiettiva speranza di una evoluzione in melius con un permesso per motivi di lavoro.

Tribunale di Genova, 26 Novembre 2019

"Si rinvengono profili di vulnerabilità soggettiva nella fuga da un paese interessato da gravi violenze e nel percorso di integrazione anche professionale risultando comprovato un adeguato impegno finalizzato all’integrazione nel tessuto sociale e culturale italiano, per quanto non confermato dalla comprensione della lingua per la scarsa scolarizzazione, dall’assenza di precedenti, pendenze e segnalazioni da parte della Questura. Un percorso che verrebbe vanificato in caso di rientro forzato nel proprio paese, dal quale è assente da alcuni anni.

Tribunale di Genova, 5 Novembre 2019

"Nel ritenere la posizione del ricorrente rientrante nell’ambito di applicazione dell’art. 5 comma 6 d.lgs. 286/98, occorre tenere conto: a) della storia personale, che – seppur non riconducibile alle maggior forme di protezione – lo porta suo malgrado a lasciare il proprio Paese contro la sua volontà. Il ricorrente è infatti rimasto orfano di padre in giovane età e, in assenza di un sistema di socio assistenziale nel suo paese, non ha potuto proseguire gli studi e neppure ha potuto chiedere ed ottenere adeguata tutela dei propri diritti quando è stato mandato, ancora bambino, a lavorare in condizioni di semi-schiavitù come pastore. In questa situazione, diciottenne, ha provato a raggiungere il fratello maggiore a Gao da dove se ne è dovuto andare per i soprusi subiti dai ribelli che gli hanno incendiato la sua attività. In questa situazione complessiva il ricorrente si è trovato nella sostanziale necessità di tentare una strada alternativa, lasciando il Paese. b) della situazione di gravissima insicurezza e tensione nel Mali, assumendo rilevanza la situazione di violazione dei diritti, confermata dagli ultimi report richiamati.

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