Tribunale di Genova Ordinanza del 2 Luglio 2019 

"Tuttavia, a prescindere da ciò, il Collegio ritiene che sotto altro assorbente profilo la domanda della ricorrente meriti accoglimento, ovverosia le mutilazioni genitali subite in giovane età, trattandosi di atti di persecuzione che trovano ragione nella sua specifica condizione di genere, ovverosia di appartenenza al genere femminile. (...) E’ allora indubbio che la ricorrente appartenga al “gruppo sociale” delle donne, ed in quanto tale sia stata perseguitata, essendo stata costretta alla mutilazione genitale che costituisce una grave violazione dei diritti delle donne, oltraggiando il loro diritto all’integrità fisica e psicologica, oltre allo stesso diritto alla salute (le donne che hanno subito mutilazioni genitali sono soggette a cicatrizzazioni e altre complicanze che talvolta aumentano il rischio di situazioni ginecologiche critiche) nonché il diritto di essere libere da ogni forma di discriminazione."

 

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Tribunale di Genova, 21 Maggio 2019

"Nel caso in esame va altresì considerato che il richiedente ha intrapreso un proficuo percorso di integrazione nella struttura che lo ospita (...) ha svolto attività di volontariato e ha frequentato con impegno le lezioni di italiano. Ha tentato fin da subito di rendersi autonomo, cercando attivamente un'occupazione ed ultimamente è riuscito a trovare lavoro in un ristorante.

Tribunale di Genova, 15 Maggio 2019

"E' evidente che una volta rientrato nel suo Paese, si troverebbe senz'altro in una condizione di specifica estrema vulnerabilità (si veda Cass. n. 3347/2015; 4455/2018), idonea a pregiudicare la possibilità di esercitare i diritti fondamentali, in quanto rientrerebbe, dopo una lunga assenza, in un Paese che, come detto, non riesce a garantire la sicurezza ai propri cittadini. In più il richiedente si troverebbe completamente privo di mezzi di sussistenza, senza il sostegno della propria famiglia ed emarginato dalla propria comunità, a causa del suo rifiuto di diventare sacerdote. 

Tribunale di Genova, 12 Aprile 2019

"Nel caso di specie, la situazione della Nigeria, come sopra evidenziata, consente di ritenere che la ricorrente, proveniente dalla zona di Kaduna, una volta rientrata nel suo paese, si troverebbe in una condizione di specifica estrema vulnerabilità (si veda Cassazione sentenza n. 3347/2015; 445572018), idonea a pregiudicare la sua possibilità di esercitare i diritti fondamentali. Tra l'altro sarebbe sola e senza alcun appoggio familiare, priva di mezzi di sostentamento.

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