PROTEZIONE UMANITARIA A CITTADINA NIGERIANA: Le violenze ed i trattamenti inumani e degradanti subiti in Libia e l'esemplare percorso di integrazione giustificano la protezione umanitaria.

Tribunale di Genova 23 ottobre 2019

"La notizia trova un'ulteriore conferma nelle dichiarazioni rese dal Procuratore della Corte Penale Internazionale all'ONU dell'8/5/2017, secondo cui la Corte penale ha l'intenzione di aprire un'inchiesta ufficiale sulle violenze subite dai migranti in Libia, in quanto sono pervenute da fonti diverse testimonianze di migranti sfruttati, schiavizzati, picchiati o molestati sessualmente.

Cfr. verbale di udienza: "in Libia sono stata rapita mi hanno portato in una stanza dove eravamo in tanti. Allora poiché non avevamo pagato il viaggio, ci hanno collocata in diverse famiglie per lavorare. Io ero addetta alle pulizie, ma ad un certo punto mi hanno detto che dovevo andare via. In questo periodo sono stata violentata e picchiata. Una volta che ho provato a reagire mi hanno fatto un taglio ai piedi e mi hanno detto che se parlavo mi uccidevano. Quando il signore ha deciso che io dovevo partire mi ha dato un vestito lungo per coprirmi, siamo arrivati ad un posto dove c'era la Polizia. mi hanno arrestato e messo in un centro dove c'era tanta gente che stava male, alcuni morivano. Poi una sera tardi ci hanno portato vicino al mare e mi hanno fatto imbarcare e così sono arrivata qui"

- Del buon percorso di integrazione nel tessuto sociale ed economico italiano: 

la ricorrente - che attualmente vive a ******* presso una struttura della ******* - ha frequentato corsi di alfabetizzazione di lingua italiana, conseguendo il livello A1 e A2, ha frequentato un corso di pasticceria per due mesi nel 2017, ha lavorato in una pasticceria a *******, ed ha successivamente trovato lavoro in una pizzeria ad ****** come tuttofare nei giorni da venerdì a domenica (cfr. lettera di assunzione dal 20.07.2019, in atti).

Tale percorso verrebbe vanificato in caso di rientro forzato in Nigeria: se la richiedente tornasse nel suo Paese, incontrerebbe non solo le difficoltà tipiche di un nuovo radicamento territoriale ma si troverebbe in una condizione di specifica ed estrema vulnerabilità, idonea a pregiudicare la sua possibilità di esercitare i diritti fondamentali, legati anche solo alle scelte di vita quotidiana."

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