PROTEZIONE UMANITARIA A CITTADINO SENEGALESE: "Nonostante il cessate il fuoco, la Casamance presenta ancora una situazione di significativa incertezza e la popolazione è tuttora vessata dai ribelli".

Tribunale di Genova 13 marzo 2020

"Quanto ai motivi oggettivi, si rileva la situazione di significativa incertezza della regione della Casamance [seppur non tale, come già detto, da far ritenere sussistente un conflitto rilevante ai sensi dell’art. 14 lett. c) d.lgs. 251/2007].

Infatti, dalle COI consultate si legge che il cessate il fuoco tra le forze di sicurezza e i separatisti armati è proseguito ma che uomini armati associati a varie fazioni del movimento separatista delle Forze Democratiche della Casamance (MFDC) hanno continuato a rubare e vessare le popolazioni locali con occasionali schermaglie. Si legge ancora che gli effetti collaterali della guerra civile sono stati devastanti: intere aree rurali sono state seminate con mine antiuomo, villaggi e i campi sono stati abbandonati e sanguinarie rappresaglie su entrambi i fronti delle forze hanno aperto profonde ferite, generando una forte richiesta di pacificazione nella maggioranza della popolazione. In questo momento è difficile capire la situazione reale, perché i movimenti guerriglieri si sono frammentati e alcuni gruppi si stanno dedicando al banditismo, perdendo di vista l’obiettivo politico dell’indipendenza. Nonostante i negoziati intrapresi nella regione siano ancora attivi, ci sono diversi piccoli gruppi armati dediti alle rapine e al narcotraffico. Gli ideali politici insomma sembrano svaniti nei decenni e quello che è rimasto è solo la continua sopravvivenza e la ricerca di un sostentamento con gli unici mezzi conosciuti: le armi e il malaffare4.

Secondo la ONG APRAN (Associazione per la promozione del distretto rurale Nyassia), nel 2009 c’erano ancora 10.700 sfollati. Il numero di morti (civili, soldati e combattenti) è sconosciuta, ma sarebbero centinaia. I dati ufficiali, tuttavia, indicano che le mine poste dalla MFDC hanno causato 751 tra uccisi e mutilati. Ora, dopo i trattati, la popolazione spera in una pace vera e non in una semplice tregua, augurandosi che lo stallo tra le parti si possa sbloccare e che le parti in causa abbandonino i calcoli egoistici, mettendo da parte le divisioni settarie e le rivalità claniche che troppo spesso rallentano i processi di pace5. Si sottolinea come anche recentemente, proprio la zona di provenienza del richiedente sia stato teatro di una strage riconducibile al conflitto con i ribelli.6"

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