Va riconosciuto lo status i rifugiato al cittadino ucraino originario dell'est del paese, fuggito per non essere costretto a combattere contro i suoi connazionali e commettere crimini di guerra.

Tribunale di Genova, ord. 3 febbraio 2018

Il ricorrente cittadino ucraino originario di una città posta nel centro-est del paese terrorizzato all'idea di essere arruolato in una guerra in cui non ha mai creduto al fine di non essere trovato si licenziava dal lavoro e decideva di lasciare il suo paese natale e di venire in Italia dove già da tempo viveva un'altra sua sorella. Per quanto riguarda le motivazioni espresse dal ricorrente circa il suo rifiuto a prestare il Servizio militare egli ha dichiarato di non condividere i motivi per cui l'Ucraina ha deciso di entrare in guerra con altri concittadini e soprattutto che non se la sente di combattere con quelli che considera suoi connazionali...

Dalle verifiche compiute d’ufficio da questo giudicante nel rispetto dell’obbligo di cooperazione gravante sull’autorità giudiziaria è emerso che dal 2014 in Ucraina è stato reintrodotto il servizio militare obbligatorio, nel marzo 2014 è stata istituita la Guardia Nazionale Ucraina e dal 2015 l'età della leva obbligatoria per gli uomini è stata innalzata fino ai 27 anni (https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/fields/2024.html).

A cagione della guerra in Donbass, ad oggi sono state già decretate dal governo ucraino sei ondate di mobilitazione e, poiché l’arruolamento su partecipazione volontaria non ha avuto il successo sperato, sono stati richiamati in servizio anche i riservisti. La leva è stata prolungata fino a 18 mesi e molti soldati sono stati costretti a servire anche più a lungo del tempo previsto. Nel 2014 l’Ucraina contava 130.000 persone nelle proprie forze armate e a seguito della reintroduzione della coscrizione, nel 2015 il numero dei militari è salito a 250.000. Si parla di 1 milione di riservisti. (France: Office français de protection des réfugiés et apatrides (OFPRA), Ukraine: Législation ukrainienne sur le service militaire et la mobilisation; mesures de mobilisation survenues en 2014, 6 August 2014, available at: http://www.refworld.org/docid/547453324.html [accessed 8 July 2016] https://en.wikipedia.org/wiki/Armed_Forces_of_Ukraine https://fr.sputniknews.com/societe/201501281023007573-les-habitants-de-lukraine-ne-veulent-pasfaire-la-guerre/ http://www.lefigaro.fr/flash-actu/2015/03/05/97001-20150305FILWWW00143-kiev-accroit-lamobilisation-de-ses-troupes.php). Tra gli idonei alla leva, sono esclusi dalla mobilitazione: studenti, dottorandi a tempo pieno, docenti e personale scientifico che insegnano in scuole superiori, università, enti di ricerca; impiegati e funzionari statali o di aziende, 

organizzazioni, istituzioni bloccate durante la mobilitazione; inabili alla leva per motivi di salute, certificati ogni 6 mesi; persone che accudiscono tre o più figli minori di 18 anni o disabili, tutori o genitori affidatari di orfani, persone che accudiscono coniugi o genitori in gravi condizioni di salute; parlamentari (L. 570 _ VIII del 24.7.2015). Il richiedente non rientra dunque in alcuna delle categorie escluse dalla leva, in particolare nel 2015 aveva 24 anni. Egli, inoltre, professa la religione cattolica ortodossa e dunque non appartiene alle minoranze religiose alle quali è consentita l'obiezione di coscienza (cfr. OFPRA Législation ukrainienne sur le service militaire et la mobilisation; mesures de mobilisation survenues en 2014). Il codice penale ucraino, all'art. 408, prevede per la diserzione una pena che va da 2 a 5 anni di reclusione. Le aggravanti dell'uso di armi e del commettere il fatto insieme ad altri, portano la pena da 5 a 10 anni di reclusione. Se i fatti sopra previsti sono commessi sotto il regime della legge marziale o nel corso di una battaglia, la pena va da 5 a 12 anni di reclusione. Per la renitenza alla leva, l'art. 409 del codice penale ucraino prevede che l'azione di sottrarsi al servizio militare attraverso l'auto-infortunio, la simulazione, la produzione di documenti falsi o altro artificio è punibile con una pena fino a 2 anni di servizio in un battaglione disciplinare o la reclusione per un periodo equivalente. Il semplice 

rifiuto di svolgere il servizio militare è punibile con una pena da 1 a 5 anni di reclusione. Se uno qualsiasi degli atti di cui ai commi precedenti viene compiuto sotto il vigore della legge marziale o in una battaglia, la pena va da 5 a 10 anni di carcere. In un articolo del 6 febbraio 2016, reperibile su https://www.rt.com/news/331557-ukraine-stealthmilitary-draft/ si legge che, da quando due anni fa è iniziato il conflitto in Donbass, 26.800 uomini ucraini sono sottoposti ad azione giudiziaria per aver evitato il servizio militare. Dunque il ricorrente è in età da leva obbligatoria, non appartiene a nessuna delle categorie escluse dal servizio né alle minoranze religiose per cui è prevista l'obiezione di coscienza. La chiamata alle armi allegata dal ricorrente appare pertanto credibile essendo conforme ai criteri fissati per Legge. Sussiste quindi la ragionevole possibilità che, in caso di rientro in Ucraina, il ricorrente venga inviato a prestare il proprio servizio militare nel conflitto del Donbass. Pare opportuno a questo punto ricordare il quadro normativo e giurisprudenziale che regola la protezione internazionale con riferimento al servizio militare. Va detto, innanzitutto, che secondo il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, gli Stati hanno il diritto di autodifesa e di richiedere ai cittadini di prestare servizio militare. La renitenza alla leva e la diserzione non sono quindi di per sé rilevanti ai fini 

del riconoscimento della protezione internazionale. Negli Stati in cui il servizio militare è obbligatorio, il fatto di sottrarsi ad esso è un reato punito dalla legge. La diserzione poi è sempre considerata come reato, sia che il servizio militare sia obbligatorio o meno. Le pene variano da Paese a Paese e di norma non costituiscono una forma di persecuzione. Dunque, il timore dell'incriminazione e della punizione per diserzione o renitenza alla leva non costituisce di per sé un fondato timore di persecuzione ai sensi della convenzione di Ginevra del 1951e a maggior ragione la mera avversione al servizio militare o la paura di combattere non sono ritenuti validi motivi di riconoscimento della protezione internazionale. In tale contesto generale, l'art. 9, paragrafo 2, lett. e) della direttiva 2004/83 (integralmente ripreso dalla Legge italiana di attuazione, art. 7, comma 2, lett. e) D.Lgs 251/2007), prevede però che azioni giudiziarie o sanzioni penali in conseguenza del rifiuto di prestare servizio militare in un conflitto, quando questo comporterebbe la commissione di crimini, reati o atti che rientrano nelle clausole di esclusione, siano da considerare atti di persecuzione. Crimini di guerra sono considerate le violazioni delle leggi e consuetudini facenti parte del diritto internazionale e delle leggi di guerra. La Carta di Londra include in tale categoria il maltrattamento delle popolazioni civili o dei prigionieri di guerra, l'uccisione di 

ostaggi o la distruzione di città, paesi o villaggi o qualsiasi devastazione non giustificata dalle necessità militari; crimini di guerra vengono inoltre definiti i gravi abusi specificati dalla Convenzione di Ginevra del 1949 e dal Protocollo Supplementare I e cioè l'uccisione o tortura intenzionale o altri trattamenti disumani atti a provocare gravi sofferenze o danni al corpo o alla salute. Originariamente erano considerati crimini di guerra solo quelli commessi nell'ambito di conflitti armati internazionali mentre attualmente vengono considerati tali anche quelli commessi nell'ambito di conflitti interni (si confronti: Commissione Nazionale per il Diritto d'Asilo – Linee guida per la valutazione delle richieste di riconoscimento dello status di rifugiato, 2005). In caso di conflitto armato non internazionale, tra i crimini di guerra vengono ricompresi: dirigere deliberatamente attacchi contro la popolazione civile; uccidere o ferire in modo sleale un combattente avversario; stupro; reclutare o arruolare fanciulli di età inferiore ai quindici anni nelle forze armate nazionali o farli partecipare attivamente alle ostilità (UNHCR, Nota sull’esclusione, 4 settembre 2003, in http://www.unhcr.org/refworld/docid/3f5857d24.html). Nelle linee guida n. 10 dell'UNCHR, per l’esame delle domande fondate sul servizio militare, si legge che le domande di riconoscimento dello status di rifugiato relative al servizio militare possono 

fondarsi oltre che su un'obiezione per motivi di coscienza (obiettori assoluti o parziali), in caso di conflitti contrari alle regole fondamentali della condotta umana, su obiezione a un particolare conflitto armato oppure ai mezzi e ai metodi di guerra [la condotta di una delle parti di un conflitto]. “...Nel loro complesso tali obiezioni riguardano l’obbligo a partecipare ad attività del conflitto che il o la richiedente considera in contrasto con le regole fondamentali della condotta umana.

Tali obiezioni possono essere manifestate come un'obiezione che si basa sulla propria coscienza e come tale può essere trattata come un caso di obiezione di coscienza.

Qualora l’obiezione del o della richiedente riguardi i metodi e i mezzi impiegati in un conflitto armato [cioè la condotta di una o più parti in conflitto], è necessario effettuare una valutazione della probabilità ragionevole che la persona in questione sia costretta a partecipare ad atti che violano le norme previste dal diritto internazionale.

Generalmente la decisione in merito alla sussistenza di una ragionevole probabilità che una persona possa essere costretta a commettere atti che violano le regole fondamentali della condotta umana (o che debba esserne ritenuta responsabile) dipenderà da una valutazione dell’andamento complessivo del conflitto in questione.

Pertanto, sarà rilevante la misura in cui nel conflitto avvengono violazioni delle regole fondamentali della condotta umana.

Tuttavia, a essere determinante non è tanto la natura del conflitto in questione quanto piuttosto il rischio di essere costretti a prendere parte a tali atti; di conseguenza sono le circostanze individuali del o della richiedente a dover essere esaminate, tenendo conto del ruolo che dovrà ricoprire.”

La sentenza della Corte di giustizia del 26.2.2015, C-462/13 Shepherd c. Deutschland, ha fornito l'interpretazione da dare all'art. 9, paragrafo 2, lettera e) della direttiva 2004/83. La Corte ha innanzitutto chiarito che la suddetta disposizione riguarda esclusivamente situazioni di conflitto ed inoltre che essa si riferisce a tutto il personale militare, incluso quello di sostegno logistico o tecnico. In secondo luogo la Corte ha precisato che il legislatore dell'Unione ha voluto che si prendesse in considerazione in modo oggettivo il contesto generale in cui il servizio militare è prestato e che, in linea di principio, non sono escluse le situazioni in cui il richiedente parteciperebbe soltanto indirettamente alla commissione di crimini di guerra, poiché, in particolare, egli non apparterrebbe alle truppe da combattimento ma, ad esempio, sarebbe assegnato ad un'unità logistica o di sostegno: “tale protezione può essere estesa alle sole altre persone che esercitano funzioni tali da poterle indurre, in modo sufficientemente diretto e con ragionevole plausibilità, a partecipare a tali atti”. Il rifiuto di prestare il servizio militare deve costituire il solo mezzo che permette al richiedente di evitare la partecipazione ai crimini di guerra asseriti. La CGUE conclude affermando che “la valutazione per qualificare la situazione di servizio controversa, deve basarsi su un insieme di indizi tali da stabilire, tenuto conto di tutte le circostanze di cui trattasi, in particolare di quelle relative agli elementi pertinenti riguardanti il paese d'origine al momento dell'adozione della decisione sulla domanda, lo status individuale e la situazione personale del richiedente, che la situazione del servizio rende plausibile la commissione di crimini di guerra”. Uno di tali indizi è costituito dal fatto che l'esercito in questione si sia già macchiato di crimini di guerra. * *

Vi sono varie fonti che attestano la commissione, sia da parte dello Stato Ucraino che delle Repubbliche del Donbass, di crimini contro i diritti umani nel conflitto che li vede contrapposti. Si riportano, in proposito, i passi più significativi di alcuni rapporti: 1)UNHCR - Considerazioni in materia di protezione internazionale relative agli sviluppi in Ucraina - Aggiornamento III, settembre 2015: “Tra la metà di aprile 2014 e la metà di agosto 2015 in Ucraina orientale sono state uccise almeno 7.883 persone (sia militari che civili) e almeno 17.610 sono state ferite. Secondo le fonti, nelle zone colpite dal conflitto, sia nelle aree controllate dal Governo (ACG) che nelle ANCG, molte persone sono state uccise o ferite da mine e ordigni inesplosi. Gli osservatori dei diritti umani nei pressi della linea di contatto, sia nelle ACG che nelle ANCG, hanno registrato nuove accuse di omicidi e torture così come casi di privazione illegale

della libertà, rapimenti, lavoro forzato, saccheggi, richieste di riscatto ed estorsioni, commessi da tutte le parti coinvolte nel conflitto”; 2)USDOS - US Department of State: Country Report on Human Rights Practices 2015 - Ukraine, 13 April 2016 http://www.ecoi.net/local_link/322453/448228_en.html: “I separatisti sistematicamente sono stati responsabili di rapimenti, torture e detenzione illegale. In misura minore, ci sono stati rapporti di tali pratiche anche da parte delle forze governative....Vi sono stati diversi rapporti su uccisioni arbitrarie o illegali commesse dal governo o da suoi agenti. Secondo i media e le autorità locali, l'8 maggio 2015, tre militari hanno compiuto un'esecuzione sommaria ai danni di un civile con opinioni politiche filo-russe nel villaggio di Talakivka, vicino a Mariupol, dopo un “processo” improvvisato e illegale. Le autorità hanno arrestato gli uomini e li hanno sottoposti a processo, ma lo stato del caso era sconosciuto alla fine dell'anno. Nella regione del Donbas, vi sono state segnalazioni di violazioni dei diritti umani, compresa la tortura, commesse dalle forze governative e da battaglioni filo governativi impegnati in operazioni militari. Il 10 aprile, il procuratore militare di Kharkiv ha informato HRMMU (Human Rights Monitoring Mission in Ukraine delle Nazioni Unite) di un centro di detenzione segreta nei locali del SBU (Security Service of Ukraine) a Kharkiv. Secondo HRMMU, un certo numero di persone ha affermato di essere stato tenuto ed abusato in questa struttura e hanno riferito di essere state rimosse dalle loro celle da ufficiali SBU, prima della visita del procuratore militare, e messe in cantina o altri posti all'interno dell'edificio. Nel mese di novembre HRMMU ha ricevuto segnalazioni di 27 persone detenute dalle autorità in questo luogo, dove le autorità le avrebbero sottoposte a torture e maltrattamenti. Organizzazioni internazionali e ONG internazionali, tra cui AI, Human Rights Watch (HRW) e l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno emesso rapporti periodici su violazioni dei diritti umani commesse nella regione del Donbas da parte delle forze separatiste e del governo. Osservatori internazionali e media hanno riferito di uccisioni arbitrarie e illegali nella regione del Donbass. Organizzazioni internazionali e per i diritti umani hanno segnalato che il governo ha iniziato a indagare sugli abusi compiuti da parte delle sue forze ma ha sostenuto che è stato ostacolato dalla mancanza di risorse e di accesso ai siti in cui sono stati commessi i crimini. HRMMU, OSCE Special Monitoring Mission (SMM) e gruppi per i diritti umani non hanno riportato casi di esecuzioni extragiudiziali commesse dalle forze ucraine o filo governative nel corso dell'anno in relazione al conflitto nella regione del Donbas. Tuttavia, diversi casi dal 2014 rimangono sotto inchiesta, tra cui la scoperta dei corpi di due separatisti che erano stati legati e uccisi con un colpo di arma da fuoco alla testa, in autunno 2014. Separatisti e autorità ucraine si sono accusati a vicenda di bombardamento indiscriminato sui civili, in particolare per l'uccisione di 13 civili e il ferimento di 12 in un attacco di mortaio su una fermata di autobus nella parte sud-occidentale della città di Donetsk il 22 gennaio. xxxxxx riferisce della persistenza della pratica di detenzione arbitraria e in isolamento da parte delle forze dell'ordine ucraine (principalmente la SBU) e da parte di unità militari e paramilitari (in primo luogo da parte di ex battaglioni di volontari ora formalmente incorporati nei servizi di sicurezza). Una relazione di maggio 2016 di Amnesty International documenta numerosi rapimenti di civili da parte di battaglioni filo governativi che hanno avuto luogo nel 2014, tra cui un caso in cui tre impresari edili sono stati arrestati da membri della milizia e trasferiti in un centro di detenzione SBU, dove sono stati presumibilmente picchiati, soffocati, sottoposti a finta sepoltura ed altri abusi. Gli abusi denunciati includono pestaggi, torture fisiche e psicologiche, finte esecuzioni, violenza sessuale, privazione di cibo e acqua, rifiuto di cure mediche e lavoro forzato. HRMMU ha riferito di pratiche persistenti di abusi fisici e torture da parte delle forze governative. Durante tutto l'anno HRMMU e AI hanno intervistato persone che sostenevano di essere state torturate, picchiate e sottoposte a finte esecuzioni nel corso della "operazione antiterrorismo" (ndr la guerra in Donbass); 3)HRW - Human Rights Watch: World Report 2016 - Ukraine, 27 January 2016 http://www.ecoi.net/local_link/318402/443582_en.html:“Ostilità nell'Ucraina dell'est Ad autunno 2015, più di 9.000 persone sono state uccise e più di 20.000 ferite nel conflitto. Si stima che a settembre 1,4 milioni di persone erano sfollate in Ucraina e più di 600.000 erano fuggite all'estero, principalmente in Russia. Anche se il cessate il fuoco di settembre in gran parte ha tenuto, sporadici combattimenti sono continuati. Entrambe le parti hanno violato le leggi di guerra. Hanno compiuto attacchi indiscriminati che hanno ferito e ucciso civili anche attraverso l'uso di munizioni a grappolo. Le forze governative e i ribelli sostenuti dalla Russia sono dispiegati all'interno o in prossimità di zone densamente popolate, mettono in pericolo la popolazione civile e obiettivi civili, comprese scuole, ospedali e condomini. Ci sono prove significative che diversi tipi di mine antiuomo sono state usate in Ucraina orientale, anche se al momento della stesura del report non è stato possibile determinare la parte o le parti responsabili. Entrambe le forze, ribelli e governative, sono risultate implicate in casi di tortura e trattamento crudele e degradante ai danni di detenuti”; 4)Amnesty International: Amnesty International Report 2015/16 - The State of the World's Human Rights - Ukraine, 24 February 2016 http://www.ecoi.net/local_link/319686/445043_en.html: “L'anno è iniziato con intensi combattimenti nella parte orientale del paese, tra le forze separatiste filo-russe e le forze ucraine e si è concluso con sporadici scontri che hanno interrotto un precario cessate il fuoco. L'impunità ha prevalso per i crimini di guerra commessi da entrambe le parti. L'8 settembre, l'Ucraina ha riferito sulla situazione nel Donbass alla Corte Penale Internazionale (ICC) e ha presentato una dichiarazione di accettazione della giurisdizione della Corte su presunti reati commessi sul suo territorio dal 20 febbraio 2014 da parte degli ufficiali della federazione russa e i leader delle Repubbliche di Donetsk e Luhansk (https://www.icccpi.int/iccdocs/other/Ukraine_Art_12-3_declaration_08092015.pdf). Tuttavia, il Parlamento non ha ratificato lo Statuto di Roma. ... Durante l'escalation dei combattimenti in Donbass in gennaio e febbraio, sono continuati i bombardamenti indiscriminati in aree abitate da civili, con entrambe le parti che si accusavano a vicenda. Entrambe le parti hanno commesso crimini di guerra, tra cui la tortura e altri maltrattamenti ai danni di prigionieri”; 5) 14° “Report on the human rights situation in Ukraine 16 February to 15 May 2016” dell'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR)

http://www.un.org.ua/images/14th_OHCHR_report_on_the_human_rights_situation_in_Ukraine.pd f: “Il conflitto armato tra il governo dell'Ucraina e i gruppi armati delle Repubblica di Donetsk e Luhansk continua ad essere combattuto senza il dovuto riguardo per la protezione dei civili.

Forze armate ucraine e gruppi armati continuano a posare mine, tra cui mine antiuomo, nonostante gli obblighi dell'Ucraina come Stato parte del Mine Ban Treaty del 1997.

Stime attendibili indicano che le mine contaminano vaste aree di terreni agricoli nella zona est dell'Ucraina, spesso in zone che sono mal segnate, nei pressi di strade e circostanti aree civili. Questo ha comportato la morte e la mutilazione di civili, spesso mentre camminano verso le loro case o campi.

Questi rischi sono particolarmente gravi per le persone che vivono in città e negli insediamenti vicini alla linea di contatto, così come per le 23.000 persone che ogni giorno attraversano la linea di contatto.

Stazioni di filtraggio dell'acqua e altre infrastrutture essenziali sono state danneggiate durante le

Firmato Da: DRAGOTTO ANTONELLA Emesso Da: ARUBAPEC S.P.A. NG CA 3 Serial#: 74d9abee9e59ef1ea072ef8113e423a4 Firmato Da: MONTECUCCOLI RODOLFO Emesso Da: ARUBAPEC S.P.A. NG CA 3 Serial#: 60196f0638d0968098f8d7487c051ea3

Accoglimento totale del 10/02/2018 RG n. 6164/2017

ostilità nel bombardamento di zone civili densamente popolate, siccome le parti in conflitto non sono riuscite a prendere precauzioni fattibili negli attacchi per proteggere e prevenire la distruzione dei beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile. Il 27 aprile 2016, civili in attesa di attraversare un checkpoint nel villaggio Olenivka, sulla strada tra Mariupol e la città di Donetsk, sono stati colpiti dai bombardamenti durante la notte. Quattro civili sono stati uccisi e altri otto feriti. Secondo l'analisi del cratere effettuata dall'OSCE, i colpi di mortaio sono stati sparati dalla direzione ovest-sud-ovest. Questo indica la responsabilità dell' armata ucraina. OHCHR ha ricevuto denunce di sparizioni forzate, detenzione arbitraria e in isolamento, tortura e maltrattamenti commessi dalle forze dell'ordine ucraine. Tra questi sono stati oltre 20 i casi di detenzione arbitraria e maltrattamento. La maggior parte dei casi documentati durante il periodo di osservazione in questione riguarda episodi verificatisi nella zona di conflitto. Mentre i casi dal 2014 all'inizio del 2015 suggeriscono che i battaglioni di volontari (spesso in collaborazione con il servizio di sicurezza dell'Ucraina (SBU)) sono stati frequentemente gli autori, informazioni di fine 2015 e inizio del 2016 coinvolgono soprattutto l'SBU”. 6) UN News Service, UN report finds impunity for killings 'remains rampant' in Ukraine conflict, 14 July 2016, http://www.refworld.org/docid/5788d89840c.html “Il rapporto, predisposto dalla UN Human Rights Monitoring Mission in Ukraine, sostiene che il conflitto armato in alcuni distretti di Donetsk e Luhansk, "conta la maggior parte delle violazioni del diritto alla vita in Ucraina nel corso degli ultimi due anni", avendo causato la morte di 2.000 civili, con quasi il 90% delle morti di civili derivanti da bombardamenti indiscriminati delle zone residenziali. Conclude dichiarando che nessuna responsabilità è stata assunta per le morti di civili, causate dal modo di condurre le ostilità, e che alcuni degli omicidi possono costituire crimini di guerra e/o crimini contro l'umanità.” 7) Rapporto congiunto di Amnesty International e Human Right Watch, "You Don't Exist" - Arbitrary Detentions, Enforced Disappearances, and Torture in Eastern Ukraine, 21 July 2016, http://www.refworld.org/docid/5790c28d4.html “Sia le autorità governative ucraine e che i separatisti filorussi hanno tenuto civili in prolungata detenzione arbitraria, senza alcun contatto con il mondo esterno, anche con i loro avvocati o famiglie. In alcuni casi, le detenzioni costituivano sparizioni forzate, il che significa che le autorità in questione hanno rifiutato di riconoscere la detenzione delle persone o rifiutato di fornire qualsiasi informazione sulla loro sorte. La maggior parte dei detenuti ha subito torture o altre forme di maltrattamento. A diverse persone sono state negate le cure mediche necessarie per le lesioni

riportate durante la detenzione... Amnesty International e Human Rights Watch hanno studiato in dettaglio nove casi di detenzione arbitraria prolungata di civili da parte delle autorità ucraine in luoghi di detenzione informali e nove casi di detenzione arbitraria prolungata di civili da parte dei separatisti filorussi. La presente relazione illustra i casi che hanno avuto luogo soprattutto nel 2015 e la prima metà del 2016...” Sono moltissimi anche gli articoli di giornale e le immagini che riportano gli attacchi subiti dai civili nel Donbass dall'inizio della guerra. Due dei più impressionanti riguardano il villaggio di Uglegorsk in cui “le truppe ucraine hanno circondato il centro abitato senza dare ai civili un corridoio umanitario ed hanno poi dato il via ad un massiccio bombardamento di artiglieria durato tutto il giorno” http://it.sputniknews.com/italian.ruvr.ru/news/2014_08_13/Ad-Uglegorsk-i-filorussi-denuncianostrage-di-civili-dellesercito-ucraino-4892/ https://thebarricade.co/2015/02/04/humanitarian-catastrophe-the-tragedy-of-uglegorsk/ e il villaggio di Nikishino in cui non v'è una casa che non sia stata rasa al suolo, durante gli scontri del marzo 2015 http://www.voanews.com/media/video/in-ukraine-nikishino-no-house-is-untouched-byfighting/2670753.html

 

Ritornando al caso concreto appare plausibile, tenuto conto di tutte le circostanze sopra esposte, che il ricorrente, inviato a prestare il proprio servizio militare nel conflitto del Donbass, possa essere coinvolto, seppur anche solo indirettamente, nella commissione di crimini di guerra di cui l'esercito ucraino si è macchiato e continua tuttora a macchiarsi nei confronti dei cosiddetti separatisti, di prigionieri e della popolazione civile. Il rifiuto a prestare il servizio militare è il solo mezzo per il ricorrente per evitare la partecipazione a tale conflitto e il suo rifiuto verrebbe punito, in base all'art. 409 del c.p. ucraino con la reclusione da 1 a 5 anni. In base al disposto dell'art. 7, comma secondo, lett. e) del D.Lgs 251/2007 (art. 9, paragrafo 2, lettera e) della direttiva 2004/83) la suddetta sanzione penale costituisce atto di persecuzione. Ciò a prescindere dal fatto che la durata della pena sia o meno sproporzionata. Sotto quest’ultimo aspetto, nella sentenza Shepherd poc’anzi citata, la Corte, dopo aver precisato che "non risulta che i provvedimenti in cui incorre un militare a causa del suo rifiuto di prestare servizio, quali la condanna a una pena detentiva o il congedo con disonore, possano essere considerati, rispetto al legittimo esercizio da parte dello Stato interessato del suo diritto di mantenere una forza armata, a tal punto sproporzionati o discriminatori da rientrare tra gli atti di persecuzione considerati in tali disposizioni", ha tuttavia ribadito che “Spetta alle autorità nazionali verificare tale circostanza”.

Nel caso dell'Ucraina, la pena della detenzione per un periodo così considerevole (5 anni) appare certamente persecutoria, stante la disastrosa situazione delle carceri ucraine (aggravatasi ulteriormente in questo tempo di guerra). Si veda il rapporto dell'US Department of State pubblicato nel 2015 :

“Ci sono state segnalazioni, però, che la polizia e le altre forze dell'ordine hanno abusato e, a volte torturato persone in custodia per ottenere confessioni. [...]Le condizioni delle prigioni e dei centri di detenzione e centro di detenzione sono rimaste povere, non hanno soddisfatto gli standard internazionali, e, a volte rappresentato una grave minaccia per la vita e la salute dei detenuti. Scarsa igiene, l'abuso, e la mancanza di luce adeguata, cibo e cure mediche sono stati problemi persistenti [...] Nel corso dei primi nove mesi dell'anno, l'ufficio del Mediatore ha ricevuto 1.752 denunce da prigionieri. Le lamentele più comuni erano trattamenti crudeli, inumani e degradanti; umiliazione pubblica; comunicazione limitata con familiari e parenti; negazione del diritto alla consulenza legale; e negazione del diritto di presentare una denuncia sulle azioni dell'amministrazione. I prigionieri hanno inoltre lamentato cure mediche inadeguate e le precauzioni. Ad esempio, i detenuti con tubercolosi contagiosa non sono stati isolati dagli altri pazienti. I prigionieri hanno inoltre lamentato la mancanza di un adeguato spazio di vita e di cattive condizioni sanitarie.

Tali rilievi trovano ulteriore conferma nel rapporto del Consiglio d'Europa del 27.03.2015 sulla situazione delle carceri in Ucraina http://www.refworld.org/docid/5542096b4.html)

Quanto al motivo della persecuzione, lo stesso può essere ravvisato nell'appartenenza del ricorrente al gruppo sociale dei renitenti alla leva. Sulla possibilità di considerare i renitenti alla leva come gruppo sociale si vedano i punti da 56 a 58 delle Linee guida in materia di protezione internazionale n. 10 dell'UNHCR: ….” …..L’UNHCR definisce come "determinato gruppo sociale": Un gruppo di persone che condividono una caratteristica comune diversa dal rischio di essere perseguitati, o che sono percepite come un gruppo dalla società. Frequentemente la caratteristica in questione sarà una caratteristica innata, immutabile o comunque d’importanza fondamentale per l’identità, la coscienza o l’esercizio dei diritti umani di una persona……gli "obiettori di coscienza" rappresentano un determinato gruppo sociale dal momento che condividono una convinzione che è fondamentale per la loro identità e sono percepiti come un determinato gruppo da parte della società. …… La stessa cosa potrebbe accadere ai renitenti alla leva o ai disertori, dal momento che entrambe queste tipologie di richiedenti condividono una caratteristica comune immutabile e una storia passata, ovvero l’aver evitato o eluso il servizio militare. In alcune società i disertori possono essere percepiti come un determinato gruppo sociale in virtù dell'atteggiamento generale verso il servizio militare inteso come un segno di fedeltà al Paese e/o del trattamento differenziato ricevuto da queste persone [per esempio, discriminazione nell'accesso all'occupazione nel settore pubblico], che li porterebbe ad essere messi in disparte o distinti in quanto gruppo. Lo stesso può accadere ai renitenti alla leva. I coscritti possono costituire un gruppo sociale caratterizzato dalla loro giovane età, dall’inserimento forzato nel corpo militare o dal loro status inferiore a causa della mancanza di esperienza e del basso rango La renitenza alla leva del ricorrente è anche espressione di un'opinione politica - contraria alle scelte del governo ucraino- e anche tale motivo di persecuzione è ravvisabile nel caso di specie. Ricorrono dunque tutti i presupposti di legge per il riconoscimento dello status di rifugiato a favore del ricorrente.

 

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