Costituisce discriminazione vincolare il diritto di dimora alla presentazione di un certificato sanitario

Tribunale di Genova, ord. 28 luglio 2017
Revocate le due delibere contro migranti e senza fissa dimora dei Comuni di Alassio e Carcare. Sono discriminatorie secondo il Tribunale di Genova. Una vittoria delle associazioni promotrici. 
Il Tribunale di Genova (Giudice Unico Dott. Laura Casale) ha accolto il ricorso per condotte andiscriminatorie dei Comuni di Alassio e Carcare presentato da ARCI, Avvocato di Strada, ASGI Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, Federazione Solidarietà e Lavoro di Genova, difesi dagli Avv. Alberto Guariso, Emilio Robotti e Alessandra Ballerini.
Il ricorso era contro le ordinanze che, nel caso del Comune di Alassio, vietava alle “persone prive di fissa dimora, provenienti da paesi dell'area africana, asiatica e sud americana, se non in possesso di regolare certificato sanitario attestante la negatività da malattie infettive trasmissibili, di insediarsi anche occasionalmente nel territorio comunale”; mentre, analogamente, l’ordinanza del Comune di Carcare, vietava la “dimora, anche occasionale, di persone provenienti da paesi dell'area africana o asiatica presso qualsiasi struttura di accoglienza, prive di regolare certificato sanitario attestante le condizioni sanitarie e l’idoneità a soggiornare”.
I certificati richiesti erano infatti difficilissimi da ottenere, quando non impossibile (non si può certificare l’assenza in un soggetto di malattie infettive trasmissibili, dato che la malattia potrebbe essere ad esempio in incubazione). Inoltre, il divieto era rivolto solo a cittadini stranieri, provenienti da diverse zone del mondo, e per di più in assenza di una qualsiasi situazione di emergenza sanitaria nel territorio comunale ed anche italiano.
Le ordinanze erano quindi volte ingiustamente ad evitare il transito e lo stabilimento di soggetti indeterminati che fossero stranieri, provenienti da determinate aree geografiche del pianeta o addirittura profughi richiedenti asilo.
 
Il Tribunale ha quindi dichiarato il carattere discriminatorio della condotta tenuta dal Comune di Alassio e dal Comune di Carcare nell’adottare le ordinanze ancora oggi vigenti; ha inoltre ordinato alle due Amministrazioni Comunali di cessare le condotte discriminatorie di cui sopra e pertanto di revocare con effetto sin dalla loro emanazione le delibere.
Ha imposto a ciascuna delle due Amministrazioni Comunali,  a loro spese, la pubblicazione della decisione del Tribunale, per la parte di rispettiva competenza, su un quotidiano a tiratura nazionale (a caratteri doppi) nonché la pubblicazione dell’intero provvedimento per la durata minima di tre mesi sulla home page del rispettivo sito istituzionale di ciascuna delle amministrazioni comunali.
E infine ha condannato le Amministrazioni Comunali al pagamento delle spese.
 
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