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Visti della Santa Sede per far entrare profughi in Europa: appello a papa Francesco contro le stragi nel Mediterraneo

I visti della Santa Sede potrebbero salvare migliaia di profughi in fuga verso l’Europa. È l’appello lanciato a papa Francesco perché si faccia concretamente qualcosa contro i naufragi e le stragi in mare: più di 700morti annegati negli ultimi giorni (tra cui oltre 100 bambini), 2.500 dall’inizio del 2014, quasi 3.200 negli ultimi undici mesi. Di fronte all’immobilismo dei governi dell’Unione Europea, il pontefice potrebbe sostenere un’alternativa umana alla mafia dei trafficanti ponendosi al centro dell’azione diplomatica. Durante la sua visita a Lampedusa, l’8 luglio 2013, papa Francesco aveva detto tra gli applausi: «Ho sentito che dovevo venire qui, oggi, a pregare».

Le nunziature apostoliche, cioè le missioni diplomatiche che rappresentano la Santa Sede nel mondo, potrebbero fare ciò che leambasciate degli Stati europei negano: rilasciare visti di ingresso perché le famiglie, i bambini, le donne, gli uomini possano raggiungere l’Europa su mezzi di trasporto legali e sicuri, invece di essere costretti a pagare gli scafisti e morire a migliaia sui barconi.

Se l’Unione Europea avesse aperto vie legali, ad esempio per i profughi siriani, eritrei, somali, non ci sarebbero stati morti e non ci sarebbe nemmeno stata la necessità di finanziare costose operazioni di soccorso come «Mare nostrum». Ancora oggi, però, undici mesi dopo le stragi dell’ottobre 2013 lungo la rotta per Lampedusa, gli Stati europei rifiutano l’apertura di corridoi umanitari. Piuttosto finanziano attraverso l’Ue e l’agenzia Frontex operazioni di respingimento in mare e via terra, come avviene in Grecia e in Bulgaria.

L’AEREO COSTA QUATTRO VOLTE MENO DEI TRAFFICANTI
Di fronte al silenzio degli Stati laici, Alessandra Ballerini, avvocato di Genova, e gli imprenditori di Lampedusa, Paola La Rosa, anche lei avvocato, e Carmelo Gatani, lanciano il loro appello a papa Francesco. Le nunziature apostoliche svolgono anche la funzione di rappresentanza diplomatica. Gli accordi già in vigore con i Paesi Ue permetterebbero ai profughi di raggiungere la Santa Sede via nave, via terra o attraverso l’aeroporto di Fiumicino o Ciampino. Un volo Alitalia da Beirut a Roma costa 311 euro, ma l’imbarco è vietato ai passeggeri non europei senza visto. Il prezzo della traversata dalla Libia o dall’Egitto verso l’Italia parte invece da 1.600 dollari, quasi 1.300 euro.

«Comprendiamo perfettamente», spiegano Alessandra Ballerini e Paola La Rosa nella loro email inviata al blog Undercover, «che la volontà politica degli Stati europei non vada in questa direzione. Di tutti gli Stati, tranne uno: la Santa Sede, che potrebbe aprire una nuova strada a migliaia di persone ma, soprattutto, dimostrare all’Europa che si può e si deve realizzare un corridoio umanitario per impedire che le persone soffrano e muoiano per affermare il loro diritto all’asilo. Il tutto applicando semplicemente le norme di diritto internazionale già vigenti. La Santa Sede, tra l’altro, è soggetto che aderisce alla Convenzione di Ginevra del 1951».

I 178 STATI RAPPRESENTATI NELLA SANTA SEDE
Da un lato si potrebbe permettere alle persone di chiedere asilo alla Santa Sede rivolgendosi direttamente ai nunzi apostolici presso i Paesi di transito: «In questo caso l’iniziativa dovrebbe avere più che altro un valore simbolico, perché comprendiamo che un piccolo Stato non potrebbe far fronte a tutte le richieste che potrebbero venire presentate, ma rappresenterebbe un esempio che gli altri Stati non potrebbero ignorare. Dall’altro, se si permettesse alle persone di arrivare fisicamente in Vaticano, con un visto temporaneo, queste potrebbero poi presentare richiesta d’asilo in altri Paesi, rivolgendosi alle ambasciate che hanno sede in Vaticano».

Nella Santa Sede sono rappresentati 178 Paesi. Un corridoio umanitario garantito dai governi permetterebbe a quanti vogliono fare richiesta di asilo di presentarsi direttamente nelle ambasciate dei Paesi europei (nello stesso Stato dal quale intendono fuggire o nei Paesi confinanti con quello da cui fuggono), senza dover intraprendere un viaggio assurdo e spesso mortale. L’unico viaggio al momento percorribile, quello dei barconi, per mettersi in salvo in l’Europa.

 

http://gatti.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/09/22/visti-della-santa-sede-per-far-entrare-profughi-in-europa-appello-a-papa-francesco-contro-le-stragi-nel-mediterraneo/?ref=HEF_RULLO

 

Il Fatto Quotidiano - 8 settembre 2014

 

Un Cie, noi e voi

Non sono le grate alte a perdita d’occhio, le pozze d’acqua, le piccole stanze umide e sporche dove i 50 migranti oggi trattenuti devono trascorrere le oziose giornate e le interminabili notti, e neppure i sette letti accatastati in ogni camera. E non sono solo i volti rassegnati e dolenti di questi giovani reclusi (molti dei quali richiedenti asilo ed alcuni con seri problemi di salute) a indignarmi. Questa volta quello che mi ferisce di più è il “Voi”.

Lo ripetono continuamente mentre ci raccontano le loro storie di ordinaria ingiustizia. È un “voi” di distanza e accusa. Ci sono, racchiuse in quel Voi, istituzioni, professioni, ruoli e privilegi.
E ci sto anch’io. Mio malgrado. Io che godo, grazie alla mia immeritata cittadinanza, di diritti essenziali a loro negati, che non sono costretta a scappare da ogni divisa, che posso stringere i miei affetti, che riesco a mangiare, dormire, pregare, curarmi, esistere dignitosamente. «Ci rinchiudete perché non abbiamo il permesso, ma noi il permesso lo vogliamo e lo chiediamo; siete voi che non ce lo date».

Provo vergogna a far parte della cerchia del Voi come ad arraffare una vincita in una partita truccata all’origine. E provo il rimorso di non sapere godere abbastanza dei benefici che derivano da questa casuale e fortunata appartenenza.

«Noi invece – ci raccontano tra le reti, sotto la pioggia – non possiamo vedere i nostri bambini, assistere al parto delle nostre mogli, seppellire i nostri genitori, mandare dei soldi a casa…». Questi Noi stanno rinchiusi per mesi senza reato. Colpevoli solo di viaggio, di sopravvivenza alle avversità, di resistenza alle ingiustizie.
Noi, che oggi siamo Voi, noi che siamo liberi di entrare in visita in questi luoghi di detenzione e di uscirne quando il freddo, la sete, la nausea iniziano a farsi sentire, dopo poche ore torniamo alla macchina e alle nostre attività e ci scambiamo impressioni su quanto visto e ascoltato. Ripetiamo, più che altro, le loro domande. A voce alta, come una preghiera o un’imprecazione.
Perché l’Italia non dà un permesso di soggiorno a chi lavora onestamente? Come si può rinchiudere per 18 mesi, in queste condizioni inumane, persone che chiedono asilo in Europa, impedite a tornare nei loro Paesi di origine
devastati da guerre e costrette a restare qui prigioniere in una terra che non li vuole? Perché i migranti che commettono reati non possono essere identificati in carcere e vengono rinchiusi nel Cie dopo aver scontato già la galera e pagato le loro colpe?
Perché si rinchiude a Torino un migrante con famiglia a Verona e lavoro a Padova che ora ha bisogno di tre avvocati, uno in ogni città: uno per ricorrere contro l’espulsione, uno per opporsi alla convalida del trattenimento e l’altro per impugnare il rifiuto di permesso di soggiorno? Perché costruite questi luoghi di reclusione che costano un patrimonio e servono solo a creare rabbia e dolore?
Già, perché?

L’onorevole Luca Pastorino una risposta ce l’ha e gli scappa dalle labbra: «I Cie vanno chiusi». A volte Noi e Voi condividiamo le stesse domande e auspichiamo le medesime soluzioni.

Resta però ancora, tra Voi e Noi, un’invalicabile rete.

Alessandra Ballerini (Campagna LasciateCIEntrare)

Tratto da http://www.corrieredellemigrazioni.it/2014/07/16/cie/

 

 

Venerdì della scorsa settimana, nell'ultima serata dedicata ai "dialoghi sull'accoglienza", in un'affollata e apertissima Chiesa del Gesù, ascolto l'amico Pino Petruzzelli recitare: "I malvagi sono astuti e arrivano sempre travestiti da bene, dicono di operare per il bene, parlano di necessità storica e sociale e soprattutto sono abili a mettere i poveri contro i poveri. I malvagi cercano di isolarci e di renderci insicuri. Ci fanno paurosi di tutto e di tutti suggerendoci di non fidarci di nessuno.... ho però capito che non sono i malvagi il nemico più insidioso, perché gli stupidi lo sono ancora di più.

Contro il male è possibile protestare, lottare, ma contro la stupidità? Quanti stupidi hanno partorito Hitler. Mai un dubbio, sempre e solo la soddisfazione e la certezza del pregiudizio... La stupidità non è un difetto di intelligenza, ma di umanità. Tuttavia non si nasce stupidi, si è resi stupidi. O meglio ci si lascia rendere stupidi.. Così si è lasciato istupidire il mio popolo. Si è lasciato trasformare in uno strumento senza volontà che parla per slogan e che è oramai capace di qualunque azione."
Sono frasi, tratte dallo spettacolo di Petruzzelli "l'ultima notte di Bonhoeffer" dedicato al pastore luterano, deceduto nel lager di Flossenburg dopo aver partecipato alla resistenza contro il nazismo.
Sabato leggo in rete e poi i giornali confermano che un manipolo di leghisti, per "protestare" contro l'arrivo di profughi (vivi, dei morti ovviamente non si preoccupano nè si addolorano), ha tentato "l'immigrazione al contrario", checon l'aiuto di un semplice dizionario potrebbe chiamarsi emigrazione, ma dopo la lettura di Bonhoeffer si puo' tranquillamente tradurre in stupidità.
Difettano decisamente di umanità questi politici che salgano su una barca alla volta della Tunisia (che simpaticamente li respinge) e poi della Libia, ma devono ritirarsi con le pive nel sacco senza aver toccato terra a causa dei capricci del mare. 
Lunedì mi chiamamo amici accoglienti e per nulla "stupidi" che mi informano della morte di un comune amico sudanese. Aroon, uno dei tanti profughi arrivati nel 2011 in fuga dalla Libia in guerra. Aroon il panettiere di Ronco, assunto a tempo pieno. Aroon il podista della squadra di atletica. Aron l'africano bello e gentile che aveva imparato benissimo la nostra lingua e si offriva come interprete  per gli altri profughi ospitati nell'ex ospedale di Busalla. Aroon che si era lasciato alle spalle, guerra, fuga, deserto, carcere, torture, ancora guerra e il mare. Aroon che sembrava quasi felice e quasi a casa. E invece ha dovuto scappare ancora inseguendo chissà quale chimera, nascondendosi ancora e annullando la propria identità. Aroon che è rimasto schiacciato a Calais sotto le ruote del camion che avrebbe dovuto fargli attraversare la Manica. Clandestinamente, perchè anche le leggi spesso sono stupide, ovvero prive di umanità.
Infatti non è possibile per i profughi in fuga da paesi in guerra e violati, scegliersi la propria patria, la terra dove ricominciare a vivere (pero' gli si impone di integrarsi). Cosi come non è possibile per chi scappa dalla Libia o altre terre di confine entrare nella fortezza Europa se non rischiando la vita in mare o nascosti dentro o sotto i camion e arricchendo le mafie dei trafficcanti di persone.
Eppure esiste il diritto di asilo sancito dalla nostra costituzione e ribadito dalle convenzioni internazionali.
Esiste la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo che sancisce: "Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese. Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni."

Per questo le Ong chiedono inascoltate ma a gran voce di istituire immediatamente corridoi umanitari per permettere a uomini, donne e bambini in fuga di sottrarrsi a guerre e persecuzioni senza rischiare la vita:

Esistono uomini malvagi, leggi stupide ma anche e soprattutto diritti "umani" e dunque intelligenti, speriamo prima o poi abbiano la meglio.


 

La Repubblica - 18.5.2014

Quell'oasi di accoglienza in Biblioteca
per i profughi da soli in questa città.


Questa storia inizia con un viaggio. E una biblioteca.
E' la storia di un ragazzino che scappa in Europa. Una delle ventitremila persone che ogni giorno sono costrette da persecuzioni, miserie, disavventure a lasciare la propria casa e il proprio Paese cercandone un altro dove riuscire a sopravvivere.
E' la storia di uno dei tanti minori stranieri non accompagnati che consegnano la propria vita, le proprie speranze e i propri denari a qualche trafficante di uomini, per raggiungere una terra dove il diritto alla vita non sia precluso.  Trafficanti che per denaro concedono quello che la legge dovrebbe garantire come un diritto: la possibilità di chiedere protezione in altre terre quando la tua ti respinge.
Il trafficante di Faysal ha la barba lunga e non è dei peggiori. Prende i soldi, lo chiude in un container, ogni tanto gli consegna del cibo e gli permette, bene o male, di arrivare a destinazione.
Bene perché arriva vivo, male perché sette giorni e sette notti rannicchiato al buio dentro una scatola, su una nave, non sono una bella esperienza.
Il bravo poliziotto lo guarda serio e paterno e lo rimprovera: ma lo sai che potevi morire?
Faysal lo sa. Se la ricorda bene la sua paura e possiede il sorriso timido e forte degli scampati. 
Forse è stato quel sorriso a conquistare Luisa, Lucia, Claudio e gli altri "abitanti" della Biblioteca De Amicis dove Faisal, negli interminabili pomeriggi di pioggia del nostro inverno genovese, si rifugiava.
La comunità dove era stato collocato dopo alcune notti trascorse in albergo, lo costringeva a passare le giornate all'aperto dalle 9 del mattino alle 21 di sera. Senza soldi né biglietto dell'autobus. 
E se hai 17 anni, parli una lingua che nessuno capisce, non hai soldi, cellulare, non hai un tutore, né familiari, in una grande città che non è la tua, potresti perderti o peggio potresti essere abusato, sfruttato o "trafficato". Per questo i minori stranieri non accompagnati dovrebbero essere per legge tutelati, accolti e protetti. Non è cosi per Faysal. Accusato di mentire sulla sua età, prima ignorato e poi trattato come un adulto indesiderato da espellere. 
Come se non bastasse, nella nostra città da ottobre a marzo piove sempre. 
A Faysal tocca stare sempre in giro anche quando la protezione civile invita alla prudenza perché il cielo minaccia alluvioni.
Il ragazzo trova, nelle sue peregrinazioni, questo luogo magico e colorato. 
Sul mare, accanto a navi che gli ricordano prigionia ma anche salvezza. Ci sono sale accoglienti e riscaldate, colme di libri. Lui si rifugia lì, nella biblioteca De Amicis, tra libri, lettori e bibliotecari.
Luisa, Lucia e Claudio lo "adottano" subito. Qui funziona così, mi spiega Luisa "Nella mediateca è facile incontrarsi. Fin dall’apertura, nel 1999, è stato il luogo di ritrovo e d’accoglienza per molti ragazzi stranieri, magari appena arrivati a Genova e ospitati in qualche istituto che alle 8 del mattino li manda fuori per strada. Grazie al passaparola, approdano in Biblioteca dove gratuitamente si può usufruire della connessione Internet, partecipare a corsi di autoapprendimento della lingua italiana, ascoltare musica, vedere film o leggere qualcosa nella propria lingua d’origine." 
E fare amicizia o trovare una nuova famiglia. 
Se oggi Faysal, nel giorno del suo compleanno stringe finalmente tra le mani l'agognato permesso di soggiorno lo deve al personale della biblioteca, che, all'atto della registrazione necessaria per richiedere la connessione, non si è limitato a chiedergli il nome ma ne ha ascoltato la storia e i bisogni. 
Hanno lottato contro burocrazia, ottusità e vergognosa accoglienza e grazie a un buon giudice e ottimi poliziotti hanno restituito diritti e sorriso a questo fanciullo.

Questa storia è iniziata con un viaggio e continua in una biblioteca che è un ottimo luogo di viaggi, esplorazioni, incontri.

Alessandra Ballerini


 

Da Corriere delle migrazioni. http://www.corrieredellemigrazioni.it/2014/03/10/said-il-trattenuto-esperto/

Said, undici volte Cie

Aspetta. Aspetta è la risposta a tutte le domande. Aspetta è un invito. A volte un ordine. Aspetta è una condanna. O meglio una parte di questa condanna senza reato che sono i Cie.

Oggi, 3 marzo, a Ponte Galeria sono 72 uomini e 15 donne (tra loro anche una somala, quindi in diritto di ricevere asilo) ad aspettare. Aspettano di uscire. Di tornare alle proprie famiglie, al proprio lavoro, alla propria casa. O di essere espulsi. Aspettano notizie dall’avvocato, la decisione del giudice o della commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato. Aspettano di essere visitati dal medico, di essere ascoltati dal magistrato, di ricevere visite o lettere dai familiari.
Said (nome di fantasia di un recluso reale come il suo sorriso e la stretta di mano), aspetta che il vento cambi e la ruota della fortuna inizi a girare senza schiacciarlo. Ha tra le mani una plico di documenti. Come tutti gli altri reclusi. Ma la sua pila di carte è più’ alta. Le raccoglie da più tempo. Quando lo incontro nei corridoi tutti lo salutano chiamandolo per nome. All’inizio penso che sia un dipendente dell’ente gestore. E’ un bel ragazzo, parla un perfetto italiano colorato da un misto di accenti del nostro sud.
Ha festeggiato da poco il suo compleanno. Tra queste sbarre. Tra le sue carte ci sono diplomi e attestati. È pescatore, marinaio, bagnino. E’ loquace e ha mantenuto intatte eroicamente speranza e ironia.
Ileana Piazzoni deputata di Sel che mi accompagna in questa visita, gli parla a lungo e mi dice che le ricorda qualcuno. E’ vero, Said ha un viso assolutamente familiare. Mi domando se le nostre strade si siano già incontrate in altri Cie o all’aria aperta.
Said ha “accumulato” undici Cie in neanche nove anni. «Gli operatori mi dicono che all’inizio sospettavano che fossi Fabrizio Gatti in incognita, sa, il giornalista dell’Espresso che entra nei centri e poi li fa chiudere».
Invece è “solo” un lavoratore tunisino che ha perso il permesso a causa di uno dei tanti tranelli burocratici della normativa sull’immigrazione, è tornato nel suo paese, ha aspettato un decreto flussi e la formale assunzione da parte del suo datore di lavoro, ha diligentemente chiesto e ottenuto il visto di ingresso dall’ambasciata italiana ed è tornato in Italia. E’ andato in questura ha lasciato nuovamente le sue impronte digitali, ha intascato la ricevuta di permesso di soggiorno. E ha iniziato ad aspettare. Ma in questura hanno stabilito che il suo visto di ingresso era falso, gli hanno ritirato la ricevuta e il passaporto e gli hanno contestato un po’ di reati. Dopo tre anni di processi e irregolarità’ forzata è stato assolto. Ma il visto (vero!) era ormai scaduto. E cosi ha continuato a lavorare, in nero, per lo più sulle barche. Ma ogni volta che ci sono controlli gli notificano decreti di espulsione e trattenimento e lo rinchiudono. Ogni volta in un Cie diverso.
Il suo ultimo datore di lavoro continua a chiamarlo e lui si è’ inventato la scusa di una malattia per giustificare l’improvvisa e prolungata assenza perché non vuole dire che sta dietro le sbarre come un criminale.
Ma dato che è coscienzioso ha trovato un sostituto perchè lo rimpiazzasse. Una vita, undici Cie.
Leggo che nei giorni scorsi è stata approvata una mozione che impegna il sindaco e la giunta capitolina… ad esprimere formalmente al governo nella sua interezza il proprio giudizio fortemente critico nei confronti della struttura ospitata all’interno del territorio ritenendolo soprattutto un luogo sospensivo dei diritti fondamentali… ne chiede la chiusura e l’elaborazione di altre forme di accoglienza di carattere non reclusivo. Bene!
I diritti fondamentali di Said oggi sono sospesi per l’undicesima volta. Sarebbe davvero l’ora di smetterla.
Parliamo con gli altri trattenuti. Oggi sembra di stare in un ospedale da campo. C’è’ un signore senza un occhio, un ragazzo con la spalla rotta, il profugo libico che la settimana scorsa era quasi riuscito ad uccidersi impiccandosi ben imbottito di tranquillanti che vaga incerto e un altro giovanissimo appena trasferito dal Cie di Torino che deve essere operato per delle cisti dolorose e intime.
Nessuna bocca cucita oggi. Oggi si parla e tutti chiedono quando potranno uscire. E a tutti viene risposto di aspettare.
Aspettare che i diritti nel nostro bel Paese smettano di essere sospesi.
Mentre scrivo il più’ affezionato dei reclusi di Ponte Galeria mi chiama quasi piangendo dalla gioia. Il gruppo di profughi sbarcati a Lampedusa a dicembre e rinchiusi nel Cie romano da oltre tre mesi è stato finalmente liberato. Gli chiedo di lui: ha ottenuto finalmente la sospensiva dal giudice.
“Forse.” Non osiamo finire la frase per scaramanzia.
Oggi è stata una buona giornata per chi è uscito ma non per chi è entrato e ha davanti a se 18 mesi di incubo.
Lassad mi chiede di fare qualcosa per un suo amico algerino rinchiuso insieme a lui e portato via dalla moglie e da due bambini piccoli uno dei quali malato.
Dico che posso solo scriverne. E allora scrivi, mi ordina.
Il giorno più’ bello per me, mi confida, sarà quando il mio amico uscirà e potrà riabbracciare la sua famiglia.
Confidenza per confidenza, gli svelo che il giorno più bello per me sarà quando i Cie verranno definitivamente chiusi.
Intanto perché l’esperienza di Said come collaudatore di Cie non vada perduta lo nominerei subito sottosegretario al Ministero degli Interni.
Oppure costringerei ministri e sottosegretari a farsi rinchiudere almeno undici volte nei Cie.
Solo per capire.
Perché chiunque li visiti se ancora conserva buona fede, onesta e lucida coscienza e rispetto dei diritti, non può che volerli chiudere.

Alessandra Ballerini

 

http://www.corrieredellemigrazioni.it/2014/01/20/un-cie-paragonato-ad-auschwitz/

Il Cie di Bari come Auschwitz

Auschwitz1_1545294cIl paragone è del Tribunale di Bari, che si è recentemente pronunciato in merito alla class action che metteva in discussione la legittimità del Cie locale. Non chiede la chiusura ma ne censura pesantemente il funzionamento. Il commento di Alessandra Ballerini.

Sto leggendo con attenzione l’innovativa decisione del Tribunale di Bari che ha parzialmente accolto la richiesta di misure cautelari proposta ex art. 700 cpc in corso di causa dagli ottimi avvocati Paccione e Carlucci nella qualità di attori popolari in sostituzione degli enti territoriali. Nell’atto di citazione, con il quale veniva precedentemente instaurato il giudizio di merito, i colleghi avevano, tra le varie istanze, richiesto al tribunale di accertare e dichiarare “che la reclusione delle persone nel Cie di Bari, secondo le rilevate caratteristiche di tipo carcerario, integrano condotta materiale lesiva dei diritti universali dell’uomo…” e dunque “ordinare l’immediata chiusura del Cie nella città di Bari per violazione dei diritti umani” o in subordine condannare la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministro dell’Interno e la Prefettura di Bari “alla esecuzione di tutte le opere necessarie indicate dal Ctu…”

Più o meno le stesse richieste erano contenute nel ricorso d’urgenza ex art. 700 cpc. In particolare si richiedeva al Tribunale di “ordinare l’immediata cessazione di ogni forma di detenzione carceraria delle persone trattenute nel Cie di Bari” e in subordine “ordinare in via d’urgenza alle amministrazioni statali suddette l’esecuzione immediata di tutti i necessari interventi correttivi indicati dal Ctu”.
Nel giudizio si costituivano, aderendo all’azione popolare proposta, anche il Comune di Bari e la Regione Puglia.
E questo, è da sottolineare, sembra già un primo ottimo risultato!
Il Tribunale di Bari il 3 gennaio di quest’anno scioglie la riserva assunta dopo aver sentito testi e disposto perizia, con una decisione dettagliata e per molti versi coraggiosa.

Preliminarmente, nell’affermare la competenza giurisdizionale del giudice ordinario (anziché di quello amministrativo) il Tribunale richiama la nota sentenza 105/2001 della Corte Costituzionale e ne cita uno dei passaggi più significativi: “si determina dunque nel caso del trattenimento, anche quando non sia disgiunto da finalità di assistenza, quella mortificazione della dignità dell’uomo che si verifica in ogni evenienza di assoggettamento fisico all’altrui potere e che è indice sicuro dell’attinenza della misura alla sfera della libertà personale… Né potrebbe dirsi che le garanzie dell’art. 13 della Costituzione subiscano attenuazioni rispetto agli stranieri… Non può risultare minimamente scalfito il carattere universale della libertà personale, che, al pari degli altri diritti che la Costituzione proclama inviolabili, spetta ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”.
Lettura interessante è anche la parte in cui il tribunale, nel confermare la legittimazione attiva dei Colleghi nella loro qualità di cittadini attori popolari, spiega il funzionamento dell’azione popolare. Di fatto, l’art. 9 D.lgs. 267/2000, conferisce al cittadino elettore dell’ente locale una forma di legittimazione speciale ad adire il giudice “ancorché la titolarità delle posizioni giuridiche che si intendono tutelare è dell’ente locale”.
Gli enti locali, a loro volta, sono enti che rappresentano le proprie comunità, ne curano gli interessi e ne promuovono lo sviluppo (art. 3 D.lgs 267/2000).
E gli enti locali in questione, ovvero il comune e la provincia di Bari, pur essendo sprovvisti di competenze amministrative dirette sui Cie “nondimeno subiscono la presenza di tali centri nei loro territori”.
Veramente coraggioso e condivisibile il passaggio in cui il Tribunale sostanzialmente afferma che la presenza di un Cie (struttura di sofferenza e costrizione) lede l’immagine del territorio in cui si trova (e cita Auschwitz come paragone!)

“Anche per quanto concerne la città di Bari la produzione degli attori popolari e le risultanze processuali ben comprovano come ormai da alcuni anni il Cie ivi presente, da un lato, ha formato oggetto, ad esempio, di interrogazioni parlamentari e pubbliche denunce di esponenti politici, relative alle condizioni del trattamento di coloro che vi sono ospitati, oltre che di articoli di stampa e, dall’altro, ha visto accadere reiterati fatti di protesta, se non di rivolta, dei trattenuti… E persino nelle more dello svolgimento della presente riserva i media, sia locali che nazionali, hanno dato conto di altra protesta insorta nel centro di Bari la sera della vigilia di Natale, legata sempre alle condizioni del trattamento dei migranti…”
A leggere queste righe non possiamo trattenere la soddisfazione di vedere che le “loro” proteste e le “nostre” denunce non sono passate inosservate e iniziano a dare qualche frutto.
Qualcosa cambia.
Ed ancora, utile, anche dal punto di visto mediatico, è il ragionamento a pag. 29 laddove è scritto “l’adozione di un determinato lessico, per così dire, non carcerario, non è decisiva, e può anzi apparire ipocrita, nella misura in cui ciò che non si chiami o non si voglia chiamare carcere o detenzione risulti di fatto ancor più mortificante degli istituti così ufficialmente denominati, per come disciplinati”. E a pag. 30 dove si ammette che i trattenuti sono meno “garantiti” dei carcerati.
La Ctu richiamata dal tribunale di fatto ribadisce che nel Cie di Bari (ma noi sappiamo che se fosse fatta una perizia in ogni Cie i risultati sarebbero analoghi) le condizioni del centro sono tali da ledere la dignità dei migranti e dunque “il quomodo del trattamento attuale dei trattenuti nel centro trasmoda nell’illegalità”. E anche questo è un ottimo risultato.
Il vero punto dolente di questa decisione è che, in concreto, vengono disposti per ora “solo” lavori di risanamento del Cie ma non la sua chiusura (che viene anzi, almeno in fase cautelare, esclusa).
Si tratta di una decisione comunque importante che, quantomeno nelle parti indicate, si potrebbe senz’altro utilizzare per far comprendere, a chi ancora ha dei dubbi, che i Cie ledono la dignità di chi vi è trattenuto e con ciò i diritti della comunità tutta.

Non per niente i diritti dell’uomo si chiamano universali. Perché se sono violati quelli di un solo uomo o donna sono violati quelli di tutta la comunità. E alla fine non solo quegli uomini e quelle donne “violati” si ribellano, ma con loro tutta l’intera comunità. E tutta la comunità chiede giustizia.

Alessandra Ballerini (Campagna LasciateCIEntrare)

su corrieredellemigrazioni.it

 


 
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A., cittadino equadoriano, vive da moltissimi anni in Italia e convive con una donna ivi regolarmente soggiornante, e con la figlia minore, nata in Italia nel 2010. Nello stesso anno, A. ... Leggi tutto

Venerdì 31 ottobre alle 18 la libreria Finisterre presenta il libro   Ombre bianche. La speranza che vince là dove il sole muore   di Frank Edosa   Ne parla con l’autore l’avvocata Alessandra Ballerini L’autore: è nigeriano, ... Leggi tutto

Migranti, lutto e vergogna per una giornata orribile di Alessandra Ballerini | 4 ottobre 2013 Una giornata orribile. Ci facciamo le condoglianze tra noi. Noi che i migranti siamo abituati a guardarli negli occhi, co... Leggi tutto

Dal sopravvivere al convivere nel Ghetto   Martedi 23 ottobre dalle 9.15 alle 12.30 Vico della Croce Bianca 24 r   L’esperienza dei servizi di prossimità in Vico della Croce Bianca 24 r, partita nel ... Leggi tutto

SANATORIA 2012 Chi può presentare la domanda Possono attivare la procedura i datori di lavoro italiani e comunitari. I datori di lavoro non comunitari dovranno essere in possesso del permesso di soggiorno ... Leggi tutto

Pubblicato su La Repubblica in data 22.8.2012 Ogni volta che, seppure da visitatori, si varca il muro di cinta che separa l'inferno dal resto della città, il rumore di quel cancello ... Leggi tutto

Volevamo braccia (e soldi) e sono arrivati (anzi già c'erano)uomini e donne. Le ambiguità di una legge che sfiora in più di un punto il razzismo istituzionale. L’analisi e le considerazioni ... Leggi tutto

Le ambiguità di una legge che sfiora in più di un punto il razzismo istituzionale. L’analisi e le considerazioni dell’avvocato Alessandra Ballerini. E’ stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 109 del ... Leggi tutto

Spending Review taglia il Comitato Minori Stranieri Terre des Hommes: rischiosa la cancellazione, minori ancora più soli Terre des Hommes, da tempo impegnata nella protezione dei minori migranti, esprime profonda preoccupazione ... Leggi tutto

Ogni violazione dei diritti umani non è solo un fatto eticamente riprovevole ma una vera e propria violazione della legalità... Per questo, affermare che la condizione dei detenuti costituisce una ... Leggi tutto

Alcune proposte per chiudere i centri di detenzione per stranieri, per una nuova politica dell’immigrazione. Contributo di Fulvio Vassallo Paleologo e Alessandra Ballerini 1. Occorre salvare appena possibile, subito dopo gli avvistamenti, ... Leggi tutto

BUONA FESTA DEI RIFUGIATI! 20 giugno, un permesso umanitario per applicare il diritto di asilo Melting Pot propone un documento da leggere nelle iniziative e da votare come Ordine del Giorno Nella Giornata ... Leggi tutto

Buone notizie dal Ministero. Proroga del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Ministero dell'Interno Dipartimento della Pubblica Sicurezza OGGETTO: Proroga misure umanitarie di protezione temporanea per le rilevanti esigenze connesse all'eccezionale ... Leggi tutto

Domani inizia la Storia in Piazza. Il tema: Popoli in Movimenti. Alle 10, nel Salone del Maggior Consiglio, siete tutti invitati a: Nel mare ci sono i coccodrilli Dal best seller di Fabio Geda, ... Leggi tutto

CARCERI: DI GIOVAN PAOLO (PD), INDAGARE SU MORTE A MARASSI Roma, 13 mar - "Apprendiamo che c'e' stata una nuova morte nel carcere di Marassi a Genova. E' la terza dall'inizio ... Leggi tutto

Tratto dal sito http://siamostatiinvaldisusa.wordpress.com/ Siamo stati in Val di Susa e abbiamo capito   Siamo stati in Val di Susa ospiti degli abitanti della valle: insegnanti, agricoltori, pensionati, studenti e abbiamo visto:Un luogo attraversato ... Leggi tutto

  GENOVA CITTA' DEI DIRITTI: UN PERCORSO DI INTEGRAZIONE Marta Vincenzi incontra le comunità straniere Modera Alessandra Ballerini Mercoledì 8 febbraio ore 21 presso la sede del Comitato Elettorale Via Luccoli 17/6 (secondo piano) Tel. 010 ... Leggi tutto

LasciateCIEntrare “CIE e CARA – Istruzioni per l’uso” Incontro di formazione ed approfondimento con i giornalisti   Roma – 30 gennaio 2012 – ore 10.00 FNSI – C.so Vittorio Emanuele II, 349 Sala  Azzurra – I ... Leggi tutto

Piano di Formazione 2011 2012 - Ciclo di conferenze “La normativa sull’immigrazione e l’impatto sul sistema educativo”   18 e 25 Gennaio 2012 – Sala Chierici Biblioteca Berio – Orario 14,30 – ... Leggi tutto

  Adama è rinchiusa nel Cie di Bologna, rinchiusa dopo aver chiamato la polizia per denunciare le violenze subite dal suo ex compagno. Corriere Immigrazione aderisce all'appello di Migranda per l'immediata ... Leggi tutto

Ieri  sul quotidiano Il Giornale e' uscito questo articolo (che loro definiscono di inchiesta) in cui viene attacca la mia Ong e la mia persona. Terre des hommes ha replicato ... Leggi tutto

Terre des Hommes: è dovere delle ONG denunciare le violazioni dei diritti umani, specie se si tratta di minori “A Lampedusa operato solo con fondi privati” A seguito dell’articolo pubblicato oggi ... Leggi tutto

Ecco il business dei diritti umani: per le Onlus i clandestini "valgono" 21 milioni di Stefano Filippi Le risorse dell’Europa per l’assistenza ai clandestini finiscono nelle mani di avvocati e associazioni di sinistra. ... Leggi tutto

GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE TORNARE A DIRE, AD EMOZIONARE 24 settembre 2011 dalle 15 alle 19 nell'atrio di PALAZZO DUCALE non stop di parole, musica, teatro, aperta alla città L'ondata di violenza ... Leggi tutto

Giovedì 14 luglio, in occasione della Settimana dei Diritti, siete tutti invitati a Palazzo Tursi, Salone di Rappresentanzaalle ore 17.00 per la presentazione del libro "Quando hanno aperto la cella. ... Leggi tutto

Giovedi 14 luglio alle ore 20 nel museo della Commenda di Prè I Nuovi Profili vi invitano a condivere insieme una serata in cui discutere sulla nuova italianità e divertirsi insieme ... Leggi tutto

Giovedi 14 luglio alle ore 20 nel museo della Commenda di Prè I Nuovi Profili vi invitano a condivere insieme una serata in cui discutere sulla nuova italianità e divertirsi insieme ... Leggi tutto

In queste settimane a Lampedusa si assiste al più completo fallimento politico in materia di immigrazione di questo governo. Quando cominciarono ad arrivare i primi profughi tunisini sulle coste dell'isola ... Leggi tutto

Leggo dal sito Meltingpot (ed esulto!): l’Adunanza Plenaria ha deciso: la doppia espuslione non è ostativa. una vittoria di dignità e giustizia! La doppia espulsione, le condanne inflitte ai sensi dell’asrt ... Leggi tutto

In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione ... Leggi tutto

Sono lieta di condividere con Voi questo importante appuntamento, con preghiera di diffusione. Invito per l'incontro pubblico organizzato dal GIT di Banca Etica "Difendere l'Ambiente per difendere la Salute" con il dott. Valerio Gennaro Medico ... Leggi tutto

Non lasciamo soli i lavoratori migranti nella loro lotta che è una lotta per i diritti e quindi è anche nostra GIOVEDì 18 ALLE ORE 17 PRESIDIO DAVANTI ALLA PREFETTURA Vi chiedo, ... Leggi tutto

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