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Giudice di Pace di Genova, Dott. G. Gualandi, ord. n. 482 del 4 novembre 2015 (R.S./ Prefettura di Genova – ricorso ex art 13 dlgs 286/98) .

DEVE ESSERE ANNULLATA L'ESPULSIONE EMESSA AI DANNI DEL CITTADINO STRANIERO, PADRE DI UN MINORE, NEL SUPREMO INTERESSE DEL BAMBINO.

Il signor R.S.J., cittadino ecuadoriano, faceva ingresso in Italia all'età di 9 anni, per ricongiungersi con la propria madre e, all'età di 16 anni, si univa sentimentalmente ad una sua coetanea, anch'ella cittadina ecuadoriana. Dall'unione dei due ragazzi, in data 12.8.2008, nasceva la minore R.B.D, affetta da grave patologia pneumologica e seguita dallo staff medico dell' Istituto G.G. di Genova. La scrivente difesa proponeva, nell'interesse del signor R.S.J., istanza ex art 31 c.3 dlgs 286/98, davanti al Tribunale peri minorenni di Genova, volta ad ottenere un'autorizzazione a permanere sul Territorio Nazionale per motivi di salute della minore. In data 9.6.15 veniva notificato al ricorrente il decreto di espulsione, sulla base della seguente motivazione: “ L'interessato si trova illecitamente sul Territorio dello Stato in quanto: INGRESSO CLANDESTINO (art 13 c.2 lett A) Si è sottratto ai controlli di frontiera; tuttavia in base alla documentazione presentata non è da escludersi che lo straniero si trovi in una delle condizioni previste dall'art 13 c.2 lett B del dl 286/98 ( ha omesso di chiedere il permesso di soggiorno nel termine prescritto/ ha omesso di presentare la dichiarazione di presenza sul Territorio Nazionale ai sensi dell'art 1 Legge n 68 del 28.5.2007/ ha presentato la dichiarazione di presenza ma si è trattenuto nel Territorio dello Stato oltre i tre mesi, o il minore termine stabilito nel visto d'ingresso in violazione dell'art 1 della legge n. 68 del 28.5.2007”;

La difesa proponeva tempestivo ricorso ex art 13 c. 8 dlgs 286/98, al competente Giudice di Pace di Genova, eccependo l'assoluta erroneità e carenza motivazionale del decreto opposto. In particolare veniva evidenziato, tramite allegazione documentale, che il signor R.S.J. ha fatto regolare ingresso in Italia all'età di 9 anni per ricongiungersi con la propria madre, che tutta la famiglia del ricorrente è residente in Italia, che nessun legame persiste con il paese d'origine e che gli è padre di minore affetta da patologia pneumologica. Veniva inoltre allegata al ricorso, copia dell'istanza ex art 31 c.3 Dlgs 286/98, previamente depositata nanti il TM Genova.

La difesa del signor R.S.J.eccepiva in ricorso le seguenti violazioni:

Violazione della Direttiva 2008/115/Ce;

Violazione e falsa applicazione degli art. 13 comma 2 D.L.vo. 286/98 –violazione dell’art. 3 comma 3 del Reg. 394/99, nonché dell'art. 3 comma 1 della legge 241/90;

Violazione dell’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nonché del Protocollo addizionale n. 7 della stessa Convenzione. Eccesso di potere per difetto d’istruttoria ed erronea valutazione dei fatti e dei presupposti. Carenza assoluta di motivazione. Violazione art. 29 e 30 costituzione;

Violazione dell’art. 7 della legge 241/90 e del Prot. N. 7 alla Convenzione di Strasburgo del 1984, recepita con legge n. 98/90 e dell'art. 13 d.l.vo 286/98;

Violazione dell’art. 2 comma 7 D.L.vo 286/98.

Illegittimità Costituzionale dell'esecuzione tramite accompagnamento alla frontiera disposto dal Questore Violazione art 13 c.2 e c.3 Cost;

Illegittimità Costituzionale dell'art 13 comma, 5bis, 8 Dlgs 286/98 e art 18 Dlgs 150/2011 per violazione degli artt. 117 c.1 e 24 Cost.;

Illegittimità Costituzionale dell'art 13 comma, 5.2. d. lgs. n. 286/1998 per violazione dell'art artt. 24 Cost.

All'udienza di discussione, la difesa del signor R.S.J., richiamando i motivi tutti di ricorso, illustrava la situazione familiare del ricorrente, la pendenza dell'istanza ex art 31 c.3 Dlgs 286/98 davanti al Tribunale per i Minorenni di Genova e richiamava l'orientamento della Suprema Corte sul punto. All'udienza successiva veniva escussa la compagna del signor R.S.J. la quale confermava la centralità del ruolo genitoriale del ricorrente nell'accudimento della loro figlia minorenne.

Con ordinanza n. 482 del 4 novembre 2015 il Giudice di Pace di Genova accoglieva il ricorso proposto ex art 13 c.8 del Dlgs 286/98, e motivando come di seguito: “che il ricorso è ammissibile perchè ritualmente proposto dal legale di fiducia nei termini di cui all'art 13 c.8 dlgs 286/98; che il provvedimento oggi impugnato è stato sospeso da questo giudice ai sensi dell'art 13.2 della Direttiva 2008/115/CE e della Sent. Corte Cost. 31-05-2000 n. 161 ( … non è inibito al giudice dell'opposizione di individuare lo strumento più idoneo, nell'ambito dell'ordinamento, per sospendere l'efficacia del decreto prefettizio impugnato”) ; che lo straniero ha una figlia minorenne, convivente con la di lui compagna; che la compagna del ricorrente ha testimoniato in udienza come egli accudisca la figlia, sia affettivamente che materialmente, benchè i genitori al momento debbano vivere ciascuno con le rispettive madri per motivi economici, salvo riunirsi nel fine settimana. Che perci, alla luce dei principi richiamati dalla sent. n. 21779/10 Cass. SS.UU, l'allontanamento del padre costituirebbe un danno effettivo e grave per la figlia”

Il Giudice di Pace di Genova, nell'accogliere il ricorso proposto avverso il decreto di espulsione prefettizio, ha tenuto della situazione familiare del ricorrente, padre di una minore di 5 anni, in precarie condizioni di salute, aderendo all'orientamento espresso dalle Sezioni Unite della Suprema Corte che ha statuito come di seguito: “La temporanea autorizzazione alla permanenza in Italia del familiare del minore, prevista dall’art. 31 del d.lgs. n. 286 del 1998 in presenza di gravi motivi connessi al suo sviluppo psico-fisico, non postula necessariamente l’esistenza di situazioni di emergenza o di circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla sua salute, potendo comprendere qualsiasi danno effettivo, concreto, percepibile ed obbiettivamente grave che in considerazione dell’età o delle condizioni di salute ricollegabili al complessivo equilibrio psico-fisico deriva o deriverà certamente al minore dall’allontanamento del familiare o dal suo definitivo sradicamento da11’ambiente in cui è cresciuto. Trattasi dì situazioni di per sé non di lunga o indeterminabile durata,e non aventi tendenziale stabilità che pur non prestandosi ad essere preventivamente catalogate e standardizzate, si concretano in eventi traumatici e non prevedibili nella vita del fanciullo che necessariamente trascendono il normale e comprensibile disagio del rimpatrio suo o del suo familiare” (Cass,SS.UU. Sent n. 21799/2010)

 

Avv. Alessandra Ballerini

Avv. Arianna Pozzi

 

Giudice di Pace di Genova, Dott.ssa E. Di Palo, ord. n. 474 del 2 novembre 2015 (S.N./ Prefettura di Genova – ricorso ex art 13 dlgs 286/98) .

NON PUO' ESSERE ESPULSA LA CITTADINA STRANIERA, PARTE OFFESA IN PROCEDIMENTO PENALE, PERCHE' VITTIMA DI VIOLENZA DOMESTICA.

La signora S.N., cittadina marocchina, faceva ingresso in Italia nell'anno 2002 e l'anno successivo otteneva il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, successivamente sempre rinnovato. Nell'anno 2006 ella contraeva matrimonio con un cittadino italiano e la competente Questura le rilasciava il permesso di soggiorno per motivi di famiglia, rinnovato fino al 2010, anno in cui la convivenza tra i coniugi veniva meno. A distanza di un anno la signora S.N. iniziava una relazione sentimentale con un cittadino tunisino, il quale, fin da subito, le usava violenza fisica e psicologica. Incapace di sottrarsi al proprio aguzzino la cittadina straniera sopportava per circa tre anni violenze di ogni tipo, fino a che, all'esito dell'ennesima aggressione, nel mese di ottobre 2014, si determinava a sporgere denuncia a carico del proprio compagno e veniva avviato di conseguenza un procedimento penale a carico del medesimo. Attesa l'assoluta gravità della situazione, il P.M dava impulso presso la Questura di Genova alla procedura per il rilascio, in favore della signora S.N., di un permesso di soggiorno per motivi di giustizia ex art 18 bis del Dlgs 286/98. In seguito ad un controllo di polizia, in data 22.6.15, veniva notificato alla cittadina straniera il decreto di espulsione, per mancanza di titolarità di permesso di soggiorno.

La difesa proponeva tempestivo ricorso ex art 13 c. 8 dlgs 286/98, al competente Giudice di Pace di Genova, eccependo l'erroneità e la carenza di motivazione del decreto opposto, atteso che al momento della sua adozione da parte della Prefettura ( 22.6.15) il procedimento penale a carico del compagno della ricorrente, pendeva, già da tempo, nanti il Tribunale di Genova ed il Pm aveva già provveduto a formulare richiesta di rilascio, di un permesso di soggiorno per motivi di giustizia, in favore della signora S.N.

La difesa della signora S.N. eccepiva in ricorso le seguenti violazioni:

Violazione della Direttiva 2008/115/Ce;

Violazione e falsa applicazione degli art. 13 comma 2 D.L.vo. 286/98 –violazione dell’art. 3 comma 3 del Reg. 394/99, nonché dell'art. 3 comma 1 della legge 241/90;

Violazione dell'art 18 bis Dlgs 286/98;

Violazione dell’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nonché del Protocollo addizionale n. 7 della stessa Convenzione. Eccesso di potere per difetto d’istruttoria ed erronea valutazione dei fatti e dei presupposti. Carenza assoluta di motivazione.

Violazione dell’art. 7 della legge 241/90 e del Prot. N. 7 alla Convenzione di Strasburgo del 1984, recepita con legge n. 98/90 e dell'art. 13 d.l.vo 286/98;

Violazione dell’art. 2 comma 7 D.L.vo 286/98.

Illegittimità Costituzionale dell'esecuzione tramite accompagnamento alla frontiera disposto dal Questore - Violazione art 13 c.2 e c.3 Cost.;

Illegittimità Costituzionale dell'art 13 comma, 5bis, 8 Dlgs 286/98 e art 18 Dlgs 150/2011 per violazione degli artt. 117 c.1 e 24 Cost.

Illegittimità Costituzionale dell'art 13 comma, 5.2. d. lgs. n. 286/1998 per violazione dell'art artt. 24 Cost..

All'udienza di discussione, la difesa della signora S.N. richiamando i motivi tutti di ricorso, insisteva per l'annullamento del decreto opposto, evidenziando in particolare l'erroneità e la carenza motivazionale ed istruttoria alla base del provvedimento impugnato.

Con ordinanza n. 474 del 2 novembre 2015 il Giudice di Pace di Genova accoglieva il ricorso proposto ex art 13 c.8 del Dlgs 286/98 evidenziando come di seguito: - Rilevato che il ricorso risulta, come da documentazione in atti, proposto nei termini ex Dlgs 286/98; che in data 19 ottobre 2015 la difesa della ricorrente insisteva per l'accoglimento del ricorso, depositando ricevuta rilasciata alla medesima per permesso di soggiorno per motivi umanitari; che il documento in atti il 26 gennaio 2015 specificava” permesso provvisorio per motivi di giustizia e per consentire alla medesima di sottrarsi alle violenze; che a maggior tutela della ricorrente questo giudice, letti gli atti depositati ritiene che la stessa debba essere seguita, per quanto alla indubbia gravità della sua situazione, da personale specializzato; che non veniva depositata documentazione inerente il Casellario Giudiziale e pertanto nulla emergeva a carico del ricorrente; Questo Giudice (….) ritiene che le argomentazioni di cui al ricorso presentato dalla signora S.N possano trovare accoglimento.

Il Giudice di Pace di Genova ha accolto il ricorso, proposto avverso il decreto di espulsione, evidenziando che, sebbene la signora S.N. fosse priva di titolo di soggiorno, al momento del controllo di P.G, tuttavia la Prefettura avrebbe dovuto valutare meglio la situazione nel suo complesso, essendo la cittadina straniera parte offesa in un procedimento penale per violenza ed avendo il Pm richiesto il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di giustizia, vista la gravità della situazione. Si noti che il Giudice di Pace ha evidenziato nella propria ordinanza la necessità che la signora S.N. sia opportunamente seguita a livello specialistico.

Avv. Alessandra Ballerini

Avv. Arianna Pozzi

     

 

Giudice di Pace di Genova, Dott.ssa E. Di Palo, ord. n. 440 del 15 ottobre 2015 (A.A../ Prefettura di Genova – ricorso ex art 13 dlgs 286/98) .

E' ILLEGITTIMA L'ESPULSIONE EMESSA AI DANNI DI UN LAVORATORE STRANIERO IRREGOLARE MA GIA' TITOLARE DI PSE

Il signor A.A., cittadino marocchino, faceva ingresso in Italia nell'anno 2008, ove, da qualche tempo viveva parte della di lui famiglia. Nell'anno 2009 egli otteneva il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, all'esito della procedura di emersione dal lavoro irregolare. Successivamente il signor A.A., rimasto disoccupato, costituiva una regolare ditta individuale per il commercio ambulante, ottenendo la conversione del proprio titolo di soggiorno in pse per motivi di “lavoro autonomo”. Alla scadenza di tale permesso il signor A.A ne chiedeva ritualmente il rinnovo, ottenendo tuttavia dalla Questura di Genova un provvedimento di diniego, per difetto reddituale. In data 18.9.14 veniva notificato all'odierno ricorrente il decreto di espulsione.

La difesa proponeva tempestivo ricorso ex art 13 c. 8 dlgs 286/98, al competente Giudice di Pace di Genova,

La difesa del signor A.A. eccepiva in ricorso le seguenti violazioni:

Violazione della Direttiva 2008/115/Ce;

Violazione e falsa applicazione degli art. 13 comma 2 D.L.vo. 286/98 –violazione dell’art. 3 comma 3 del Reg. 394/99, nonché dell'art. 3 comma 1 della legge 241/90;

Violazione dell’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nonché del Protocollo addizionale n. 7 della stessa Convenzione. Eccesso di potere per difetto d’istruttoria ed erronea valutazione dei fatti e dei presupposti. Carenza assoluta di motivazione. Violazione art. 29 e 30 costituzione;

Violazione dell’art. 7 della legge 241/90 e del Prot. N. 7 alla Convenzione di Strasburgo del 1984, recepita con legge n. 98/90 e dell'art. 13 d.l.vo 286/98;

Violazione dell’art. 2 comma 7 D.L.vo 286/98.

All'udienza di discussione, la difesa del signor A.A., richiamando i motivi tutti di ricorso, evidenziava l'immunità del sig. A.A. da qualsiasi pendenza o precedente penale e produceva dichiarazione della società T. di Genova circa la disponibilità ad assumere, alle proprie dipendenze il cittadino straniero, con contratto a tempo indeterminato.

Con ordinanza n. 440 del 15 ottobre 2015 il Giudice di Pace di Genova accoglieva il ricorso proposto ex art 13 c.8 del Dlgs 286/98 evidenziando come di seguito: - Rilevato che il ricorso risulta, come da documentazione in atti, proposto nei termini ex Dlgs 286/98; che in data 15 dicembre 2014 la difesa del ricorrente insisteva per l'accoglimento del ricorso, evidenziando la presenza di una proposta lavorativa a tempo indeterminato presso la società T. (…...); che questo giudice rinviava al fine di verificare l'idoneità della proposta lavorativa e il deposito della documentazione inerente tale proposta; che la difesa depositava visura camerale relativa all'azienda T. nonché la proposta di assunzione sottoscritta dai titolari; che non veniva depositata documentazione inerente il Casellario Giudiziale e pertanto nulla emergeva a carico del ricorrente; Questo Giudice (….) ritiene che le argomentazioni di cui al ricorso presentato dal signor A.A possano trovare accoglimento.

Il Giudice di Pace di Genova, nel decidere in merito al ricorso proposto avverso il decreto di espulsione prefettizio, ha tenuto conto della globalità della situazione relativa al cittadino straniero. Egli infatti ha ricevuto la notifica del decreto prefettizio dopo aver perso la titolarità del permesso di soggiorno per lavoro autonomo, a causa di un difetto reddituale. Quindi, il Giudice di Pace, verificato il radicamento del cittadino straniero in Italia, la presenza di legami familiari ed affettivi nel nostro Paese, la concreta possibilità di essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato e l'immunità da precedenti e pendenze penali, ha, in accoglimento del ricorso, disposto l'annullamento del decreto di espulsione opposto.

Avv. Alessandra Ballerini

Avv. Arianna Pozzi

 

Giudice di Pace di Genova, Dott.ssa E. Di Palo, ord. n. 442 del 15 ottobre 2015 (K. H./ Prefettura di Genova – ricorso ex art 13 dlgs 286/98)

Il cittadino Bengalese K.H minorenne, nato in Bangladesh il 7.3.1997,faceva ingresso in Italia, alla fine del mese di giugno 2014, fuggendo dal proprio Paese e presentava alla competente Questura di Genova richiesta di permesso di soggiorno per minore non accompagnato; la P.A., venuta a conoscenza della presenza sul Territorio nazionale, di un minore non accompagnato, in violazione di specifiche normative di legge, ometteva di disporre l’apertura di una procedura di tutela impedendogli in tal modo di farsi correttamente rappresentare presso le opportune sedi istituzionali ivi compresa la Questura di Genova, né veniva prospettata al minore la possibilità di chiedere protezione umanitaria nel nostro Paese, attesa la gravissima e documentata violazione dei diritti umani in Bangladesh; in data 22.7.14 il minore K.H. veniva convocato in Questura per essere sottoposto ai raggi Rx del polso ed agli esami fotodattiloscopici, all'esito dei quali veniva dichiarato maggiorenne; in data 23.7.2014 veniva notificato al ricorrente il decreto di espulsione Prefettizio.

La difesa proponeva tempestivo ricorso ex art 13 c. 8 dlgs 286/98, al competente Giudice di Pace di Genova, allegando l'originale dell'atto di nascita del minore rilasciato dall’ufficio anagrafe della Repubblica del Bangladesh attestante la minore età del ricorrente, ed evidenziava l'inattendibilità degli esami radiologici richiamando un estratto della relazione resa dal Prof. Ernesto Tomei (Radiologo - Professore Associato, Dipartimento di Scienze Radiologiche Università di Roma “La Sapienza”sentito in qualità di massimo esperto in materia anche nella seduta della Bicamerale Infanzia del 25 ottobre 2010) a tenore della quale :” L’atlante dell’età ossea di Greulich e Pyle, è il più comunemente usato per la pratica clinica. Il test di Tanner e Whitehouse appare per alcune aspetti più dettagliato ma è meno usato perché considerato più farraginoso. Entrambi si basano sulla radiografia mano/polso (…...) In riferimento alla situazione Italiana ed Europea bisogna considerare che la presenza di immigrati di diversa provenienza rende comunque problematico l’uso di questi atlanti. E’ stato anche proposto di vietarli per legge. Una ricerca su più popolazioni appare complessa e potrà tuttavia essere programmata solo successivamente ad uno studio della popolazione presente in Italia”.

In sede di ricorso la scrivente difesa richiamava inoltre la Risoluzione del Parlamento Europeo del 12 settembre 2013, sulla situazione dei minori non accompagnati nella UE ( 2012/2263(INI) riportandone il testo e sottolineando come l’espulsione del minore straniero ne costituisca una gravissima violazione: “considerando che ogni anno migliaia di cittadini originari di paesi terzi o apolidi, di età inferiore ai 18 anni, arrivano soli sul territorio europeo o si ritrovano soli dopo il loro arrivo; considerando che il perdurare dei conflitti in diverse parti del mondo e la crisi economica globale attualmente in corso hanno causato un incremento del numero di minori non accompagnati; considerando che le ragioni dell'arrivo di minori non accompagnati sono molteplici: guerre, violenze, violazioni dei loro diritti fondamentali, desiderio di ricongiungersi con i propri familiari, disastri naturali, povertà, tratta degli esseri umani, sfruttamento, ecc.; considerando che è opportuno dedicare un'attenzione particolare ai minori non accompagnati, vittime della tratta di esseri umani, in quanto la loro situazione di particolare vulnerabilità richiede assistenza e sostegno specifici; considerando che l'arrivo di molti minori è causato dai matrimoni forzati e che l'Unione europea deve adoperarsi ancora di più per contrastare tale fenomeno; considerando che questi minori si trovano per loro natura in una situazione estremamente vulnerabile e che è necessario garantire il rispetto dei loro diritti fondamentali; considerando che, ai sensi del trattato sull'Unione europea, della Carta dei diritti fondamentali dell'UE e della Convenzione sui diritti del fanciullo dell'ONU, l'Unione europea e gli Stati membri hanno l'obbligo di proteggere i diritti dei bambini; considerando che il programma di Stoccolma ha attribuito la priorità alla protezione dei minori non accompagnati; considerando che l'accoglienza e l'assistenza riservate ai minori non accompagnati variano da un paese all'altro e non esiste un livello equivalente ed effettivo di protezione; . considerando che è necessario garantire l'uguaglianza di genere e la protezione uniforme dei diritti umani dei ragazzi e delle ragazze migranti non accompagnati e che è necessario prestare particolare attenzione alla violazione dei diritti umani delle ragazze e alla garanzia di un sostegno e di soluzioni adeguate; considerando che si registrano numerosi casi di scomparsa di minori dai centri di accoglienza per i richiedenti asilo”;

La difesa del minore K.H. eccepiva in ricorso le seguenti violazioni:

Violazione della Direttiva 2008/115/Ce;

Violazione e falsa applicazione degli art. 13 comma 2 D.L.vo. 286/98 –violazione dell’art. 3 comma 3 del Reg. 394/99, nonché dell'art. 3 comma 1 della legge 241/90;

Carenza di istruttoria in ordine alla condizione di pericolo della ricorrente nel paese di origine – violazione dell’art. 19 D.L.vo n. 286/98 – violazione dell’art. 10 Cost. – illegittimità;

Violazione del decreto legislativo n. 5 del 2007;

Violazione dell’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nonché del Protocollo addizionale n. 7 della stessa Convenzione. Eccesso di potere per difetto d’istruttoria ed erronea valutazione dei fatti e dei presupposti. Carenza assoluta di motivazione. Violazione art. 29 e 30 costituzione;

Violazione dell’art. 7 della legge 241/90 e del Prot. N. 7 alla Convenzione di Strasburgo del 1984, recepita con legge n. 98/90 e dell'art. 13 d.l.vo 286/98;

Violazione dell’art. 2 comma 7 D.L.vo 286/98.

All'udienza di discussione del ricorso la difesa del minore, richiamando i motivi tutti di ricorso, depositava la dichiarazione resa da un connazionale del minore circa la disponibilità ad ospitarlo presso la propria abitazione, nonché documentazione relativa all'iscrizione del minore stesso ad un corso di lingua italiana.

Con ordinanza n. 442 del 15 ottobre 2015 il Giudice di Pace di Genova accoglieva il ricorso proposto ex art 13 c.8 del Dlgs 286/98 evidenziando come di seguito: - Rilevato che il ricorso risulta, come da documentazione in atti,proposto nei termini ex Dlgs 286/98; che in data 27 ottobre 2014 la difesa del ricorrente insisteva per l'accoglimento del ricorso, mentre la Prefettura instava per il rigetto; che in data 17 novembre 2014 la difesa produceva la dichiarazione da parte di un connazionale circa la disponibilità di ospitare il minore; che il giudice rinviava al fine di verificare la possibilità di inserimento del minore presso una comunità e ciò a maggior tutela del medesimo; che la difesa depositava copia del cedolino attestante l'iscrizione del ricorrente al corso di lingua italiana presso la Comunità di S.E; che non veniva depositata documentazione inerente il Casellario Giudiziale e pertanto nulla emergeva a carico del ricorrente; Questo Giudice (….) ritiene che le argomentazioni di cui al ricorso presentato da K.H possano trovare accoglimento.

Il Giudice di Pace di Genova, stante la pacifica inespellibilità del minore straniero dal Territorio dello Stato, ha accolto il ricorso, sulla base delle produzioni documentali, che hanno dato prova dell'effettiva minore età del cittadino Bengalese, al momento dell'ingresso in Italia e della notifica del decreto di espulsione Prefettizio a suo carico, confermando quindi la tesi, autorevolmente espressa dal Prof. Ernesto Tomei, Radiologo - Professore Associato, Dipartimento di Scienze Radiologiche Università di Roma “La Sapienza”, in merito all'inaffidabilità degli esiti degli esami radiologici effettuati per verificare l'età di un soggetto.

Avv. Alessandra Ballerini

Avv. Arianna Pozzi

 

     

 

http://www.vita.it/it/article/2015/11/11/a-la-valletta-leuropa-non-si-lavi-la-coscienza/137330/

 

 

A La Valletta l'Europa non si lavi la coscienza

di
  • Loris De Filippi
6 ore fa

Secondo il presidente di Msf Italia, il vertice sulle migrazioni rischia di trasformarsi in un tentativo di contenimento da parte dell'Europa dei flussi di disperati che essa stessa ha contribuito a creare destabilizzando il Mediterraneo. Urge la ricerca di politiche alternative

Migranti Lesbos

Si apre oggi a La Valletta un nuovo e atteso vertice sulla migrazione. A riunirsi sono i leader di Europa e Unione Africana, con l’obiettivo di siglare un piano d’azione per affrontare le cause degli spostamenti di persone, contrastare il traffico di migranti e collaborare ai processi di riammissione nei paesi di origine. Ma è difficile immaginare che il Summit porterà risultati positivi, migliorando le condizioni delle persone in fuga e le loro prospettive di futuro.
Il tramonto delle primavere arabe ha provocato un’ondata di violenze in Medio Oriente e Nord Africa. Sono ormai decine di migliaia i pazienti che Medici Senza Frontiere ha curato e assistito nei paesi di quest’area. Quattro anni di guerra in Siria, il ritorno degli scontri in Iraq, la situazione di caos e insicurezza in Libia, i conflitti ormai cronici in Somalia, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana (per citare solo i principali) hanno spinto milioni di persone ad abbandonare le proprie case e cercare riparo, in prevalenza all’interno della loro regione. La conseguenza è che quasi il 30% dei 60 milioni di persone in fuga nel mondo si trova in uno dei 35 paesi africani presenti al Summit,mentre solo il 3% ha trovato rifugio nei ben più agiati paesi dell’UE. A fronte di questa sproporzione, con quale credibilità l’Europa può chiedere proprio a quei 35 paesi di contenere le partenze di rifugiati e riaccogliere le persone respinte? Con che faccia, pochi giorni fa, ha incoraggiato la Turchia a costruire nuovi campi e sigillare le proprie frontiere, quando nella sola città di Istanbul si stima risiedano più siriani che in tutto il vecchio continente?

Con quale credibilità l’Europa può chiedere proprio a paesi africani di contenere le partenze di rifugiati e riaccogliere le persone respinte?

Invece di provare vergogna e promuovere strategie più serie, i leader europei hanno deciso di metter mano al portafogli per offrire incentivi ai governi pronti a collaborare alle operazioni di rimpatrio e alla chiusura delle proprie frontiere. Trasformare gli aiuti internazionali in strumenti per il controllo delle migrazioni contraddice gli stessi principi che l’Unione Europea si è impegnata a rispettare con l’articolo 208 del Trattato di Lisbona e la dichiarazione comune del “Consenso europeo sull’aiuto umanitario”. Gli aiuti dovrebbero servire a offrire assistenza alle persone più vulnerabili, in virtù unicamente dei loro bisogni e senza differenza per l’abito legale che indossano, di rifugiati o migranti economici. Non certo per finanziare misure di contenimento il cui unico obiettivo è impedire a queste stesse persone di trovare protezione in Europa.
Del resto, le conseguenze di queste misure ci sono ben note. Abbiamo visto in prima persona gli effetti dei precedenti accordi bilaterali siglati da paesi europei con partner della sponda nord del Mediterraneo. Abusi da parte delle forze di sicurezza e dei network di trafficanti, detenzioni prolungate in condizioni inaccettabili, criminalizzazione di richiedenti asilo e rifugiati, mancato accesso alle cure sanitarie di base. E’ una realtà da cui ancora oggi è difficile sfuggire: negli ultimi 4 mesi, il 92% delle persone che abbiamo soccorso in mare in una delle 2 nostre navi ha dichiarato di aver subito una qualche forma di violenza durante il transito in Libia. Molte delle persone che i nostri team medici curano in Sicilia ricordano il periodo in Libia come spesso più drammatico della stessa traversata in mare.

Il 92% delle persone che abbiamo soccorso in mare ha dichiarato di aver subito una qualche forma di violenza durante il transito in Libia

Per giustificare il tentativo di esternalizzare ai paesi terzi le proprie politiche restrittive sull’immigrazione, si fa spesso ricorso alla retorica della lotta agli scafisti. Senza ammettere che sono proprio queste politiche ad alimentare i fenomeni di sfruttamento. L’unica via per ridurre il potere dei trafficanti è renderli superflui, attraverso la creazione di passaggi legali e sicuri che consentano alle persone in fuga di raggiungere l’Europa senza mettere a rischio la loro vita.
Peccato che nella bozza di Piano d’Azione di La Valletta il solo riferimento a canali legali di migrazione e asilo offerti alle persone in fuga riguardi la ridicola quota di 22.000 reinsediamenti di siriani e di eritrei che gli stati europei si sono già impegnati alcuni mesi fa a considerare. Per ironia della sorte, si tratta all’incirca dello stesso numero di persone morte attraversando il Mediterraneo dal 2000 a oggi. Al netto di una concessione sul tema delle unificazioni familiari, tutte le altre disposizioni riguardano facilitazioni di visti Schengen per studenti, ricercatori, imprenditori e titolari di passaporto diplomatico, categorie che assai di rado si trovano a far uso dei barconi messi in mare da trafficanti senza scrupoli. Occorre altro per affermare che queste agevolazioni siano più utili a compiacere i leader dei paesi africani, convincendoli a collaborare nel rimpatrio di propri cittadini, piuttosto che a sottrarre mercato agli scafisti e a risolvere l’indicibile vergogna delle morti nel Mediterraneo? Invece di cercare collaborazione sulle attività di soccorso in mare, sarebbe ora di rendere finalmente inutili le operazioni di salvataggio consentendo alle persone di raggiungere l’Europa senza mettere a rischio la propria vita.

Sarebbe ora di rendere finalmente inutili le operazioni di salvataggio consentendo alle persone di raggiungere l’Europa senza mettere a rischio la propria vita

Il vero pericolo è che a La Valletta si consumi una cancellazione collettiva di tutte le ragioni che spingono le persone a mettersi in fuga verso l’Europa. Tra piani di rimpatrio e riammissione, rafforzamento delle frontiere e lotta agli scafisti, il dibattito torna a concentrarsi esclusivamente sulle fallimentari politiche di contenimento, che hanno come unico scopo quello di allontanare il problema dai nostri occhi e di rimuoverlo dai riflettori dei media. Quasi che far morire le persone nel deserto, invece che nel mar Mediterraneo, sia in qualche misura più accettabile. E che non esistano alternative umane al respingimento di queste persone verso paesi da cui fuggono o che non sono più in grado di accoglierle.

Loris De Filippi è il presidente di Medici Senza Frontiere Italia

 

"Erri De Luca è stato assolto. Il fatto non sussiste.
È una bellissima notizia.

Queste sono le parole che ha pronunciato qualche ora fa prima di conoscere la sentenza:

https://www.facebook.com/roberto.fico.5/videos/1233699019989295/?pnref=story"

 

Tratto dal Blog "Diritti e Frontiere" di Fulvio Vassallo Paleologo

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/10/nuove-direttive-del-ministero.html -

Nuove direttive del ministero dell'interno violano la normativa vigente in materia di accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale. Non esistono "paesi terzi sicuri" verso cui respingere collettivamente i "migranti economici". Il diritto di asilo è un diritto soggettivo individuale.

A Catania un incontro tra associazioni ed istituzioni. La conferma di prassi amministrative contro la legge. La "routine"degli sbarchi non finisce ancora, anzi si cambia sempre, con lo stesso scopo di respingere ed escludere.


http://www.medicisenzafrontiere.it/notizie/comunicato-stampa/msf-da-pozzallo-%E2%80%9Cdrammatica-routine-degli-sbarchi

http://www.corrieredellemigrazioni.it/2015/05/28/lesposto-sui-trattenimenti-a-pozzallo-e-lampedusa/

http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/continuano-i-respingimenti-da-pozzallo.html

http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2015/10/19/news/respingimenti-125425049/

L'art. 10 della Costituzione riconosce il diritto di accesso alla procedura di protezione internazionale a chiunque giunga sul territorio nazionale e l'Italia non ha mai adottato per atto legislativo una lista di "paesi terzi sicuri".

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/08/pressioni-dellunione-europea-sugli.html

Cassazione, Sezioni Unite, 9 settembre 2009, n. 19393.
La Corte afferma inoltre che «la situazione giuridica soggettiva dello straniero che richieda il permesso di soggiorno per motivi umanitari, pertanto gode quanto meno della garanzia Costituzionale di cui all’art. 2 Cost., sulla base della quale, anche ad ammettere, sul piano generale la possibilità di bilanciamento con altre situazioni giuridiche costituzionalmente tutelate, [...], esclude che tale bilanciamento possa essere rimesso al potere discrezionale della P.A., potendo eventualmente essere effettuato solo dal legislatore, nel rispetto dei limiti costituzionali».

Enormi responsabilità delle organizzazioni di tutela presenti nei luoghi di sbarco. Non rimane davvero da aggiungere altro, ci sarà un giudice a Berlino?

https://unhcr.it/sites/53a161110b80eeaac7000002/assets/53a165c90b80eeaac70003d0/1UNHCR_manuale_operatore.pdf

dal sito www.siciliamigranti.blogspot.it

"Dopo una breve introduzione del viceprefetto Gullotti che ha accennato ad una direttiva arrivata dal Ministero dell’Interno a fine settembre, la parola è passata alla dott.ssa Scacco dell’Ufficio Immigrazione che ha spiegato più nel dettaglio le disposizioni ricevute.
Chiarisce che a seguito del vertice europeo di fine settembre il Ministero dell’Interno ha chiaramente impartito nuove direttive a cui le Questure devono attenersi. Innanzitutto al momento dello sbarco il criterio da utilizzare è la divisione tra migranti economici e profughi da operarsi sulla basa della nazionalità: Siriani, Eritrei e cittadini delle Repubblica Centrafricana sono considerati migranti politici; tutti gli altri appartengono automaticamente alla categoria “economici”. Per favorire questa operazione, sono stati consegnati nuovi moduli per la pre-identificazione dei migranti così da rendere uniformi le valutazioni che prima venivano fatte sulla base di tanti moduli quanti erano i luoghi di sbarco. Il nuovo modulo prevede la domanda “perché sei venuto in Italia?” e le risposte tra cui scegliere sono: lavoro, guerra, asilo, altro. Il compito di provvedere all’attività di informazione legale spetterebbe alle associazioni in convenzione con il Ministero (UNHCR, Save the Children, OIM e Croce Rossa), le uniche accreditate ad entrare al porto. Il loro compito sarebbe quello di dare ai migranti appena sbarcati tutte le informazioni relative ai loro diritti e ciò dovrebbe  avvenire mentre sono in fila ad aspettare il loro turno, nel momento che precede la pre-identificazione. Ma relativamente a Catania, si parla di sbarchi in cui arrivano centinaia di persone, in cui il tempo a disposizione è pochissimo ed è solo quello necessario alle operazioni di pre-identificazione. Il dirigente dell’ufficio immigrazione si mostra consapevole della difficile situazione attuale e ribadisce le indicazioni del Ministero dell’Interno rispetto alle operazioni di respingimento messe in atto. Inoltre fa riferimento alle scelte fatte in sede europea e alle inevitabili conseguenze che hanno a livello nazionale. Tale nuovo indirizzo è comunque inaccettabile  e qualcuno degli avvocati presenti sottolinea come decisioni prese in sede politica non possono in alcun modo contrastare con le normative sulla protezione internazionale, che è un diritto soggettivo, da riferirsi alla storia personale di ognuno e non a classificazioni prestabilite sulla base del paese di provenienza. I respingimenti collettivi e la lista dei paesi che danno diritto a chiedere la protezione internazionale sono pratiche totalmente illegittime."

http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/a-catania-incontro-tra-associazioni-e.html?spref=fb

Queste le procedure che si dovrebbero seguire, senza distinguere preliminarmente se si tratta di migranti economici o di "richiedenti asilo". 

http://www.asgi.it/tematica/asilo-e-protezione-internazionale/

http://www.asgi.it/notizia/protezione-internazionale-le-nuove-norme-analizzate-dallasgi/

Art. 9

Misure di prima accoglienza

1. Per le esigenze di prima accoglienza e per l'espletamento  delle operazioni necessarie alla definizione della posizione giuridica,lo straniero e' accolto nei  centri  governativi  di  prima  accoglienza istituiti  con  decreto  del  Ministro   dell'interno,   sentita   la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto  1997,  n.  281,  secondo  la  programmazione  e   i   criteri individuati dal Tavolo di coordinamento nazionale  e  dai  Tavoli  di coordinamento regionale ai sensi dell'articolo 16.
2. La gestione dei centri di cui al comma 1 puo' essere affidata ad enti locali, anche associati, alle unioni o consorzi  di  comuni,  ad enti pubblici o privati che operano nel  settore  dell'assistenza  ai richiedenti asilo o agli  immigrati  o  nel  settore  dell'assistenza sociale, secondo le procedure di affidamento dei contratti pubblici.
3. Le strutture allestite ai sensi  del  decreto-legge  30  ottobre 1995, n. 451, convertito, con modificazioni, dalla legge 29  dicembre 1995, n. 563, possono essere  destinate,  con  decreto  del  Ministro dell'interno, alle finalita' di cui al presente articolo. I centri di accoglienza per richiedenti asilo gia' istituiti alla data di entrata in vigore del  presente  decreto  svolgono  le  funzioni  di  cui  al presente articolo.
4. Il prefetto, sentito il Dipartimento per le  liberta'  civili  e l'immigrazione del Ministero dell'interno, invia il richiedente nelle strutture di cui al comma 1. Il richiedente e' accolto per  il  tempo necessario, all'espletamento delle operazioni di identificazione, ove non completate precedentemente, alla verbalizzazione della domanda ed all'avvio della procedura di esame della  medesima  domanda,  nonche' all'accertamento  delle  condizioni  di  salute   diretto   anche   a verificare,  fin  dal  momento  dell'ingresso  nelle   strutture   di accoglienza, la sussistenza di situazioni di vulnerabilita'  ai  fini di cui all'articolo 17, comma 3.
5. Espletate le operazioni e gli adempimenti di cui al comma 4,  il richiedente che ne faccia richiesta,  anche  in  pendenza  dell'esame della domanda, in presenza dei presupposti di cui all'articolo 15, e' trasferito nelle strutture di cui all'articolo 14, individuate  anche tenendo conto delle  particolari  esigenze  del  richiedente  di  cui all'articolo 17. In caso  di  temporanea  indisponibilita'  di  posti nelle strutture di cui all'articolo 14,  il  richiedente  rimane  nei centri di  cui  al  presente  articolo,  per  il  tempo  strettamente necessario  al  trasferimento. Il   richiedente   portatore   delle particolari esigenze di cui all'articolo  17  e'  trasferito  in  via prioritaria nelle strutture di cui all'articolo 14.

http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2015/10/Scheda-BREVE-recepimento-direttive-asilo_pubblicazione-sito_1-ottobre1.pdf
Decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25
Attuazione della direttiva 2005/85/CE recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato.
[Recante il testo dell'art. 35 aggiornato con le modifiche introdotte
dal d.lgs. 1 settembre 2011, n. 150
Art. 6.
Accesso alla procedura

1. La domanda di protezione internazionale e' presentata personalmente dal richiedente presso l'ufficio di polizia di frontiera all'atto dell'ingresso nel territorio nazionale o presso l'ufficio della
questura competente in base al luogo di dimora del richiedente.
2. La domanda presentata da un genitore si intende estesa anche ai figli minori non coniugati presenti sul territorio nazionale con il genitore all'atto della presentazione della stessa. 3. La domanda può essere presentata direttamente dal minore non accompagnato ai sensi dell'articolo 19.


Art. 7.
Diritto di rimanere nel territorio dello Stato durante l'esame della domanda

1. Il richiedente e' autorizzato a rimanere nel territorio dello Stato, ai fini esclusivi della procedura, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 11 del decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 140, fino alla decisione della Commissione territoriale in ordine alla domanda, a norma dell'articolo 32. Il prefetto competente stabilisce un luogo di residenza o un'area geografica ove i richiedenti asilo possano circolare.

http://old.asgi.it/home_asgi.php%3Fn=documenti&id=177&l=it.html

Centinaia di migranti, soprattutto egiziani e nigeriani, ma anche gambiani e maliani, grazie agli accordi bilaterali che prevedono forme semplificate per i "riconoscimenti" di nazionalità da parte delle autorità consolari dei paesi di origine, sono stati respinti pochi giorni dopo lo sbarco, soprattutto da Catania e Siracusa. Per gli egiziani il rimpatrio verso Il Cairo è spesso questione di ore. Nel corso dell'estate le prime centinaia di migranti, soprattutto marocchini, sono stati trasferiti nei centri di identificazione ed espulsione (CIE) ma non hanno neppure fatto richiesta di asilo. Altri invece hanno avuto accesso alla procedura abbreviata e sostenuto l'audizione prima di essere rimessi in libertà con un permesso di soggiorno provvisorio per tre mesi. Loro sono stati abbandonati sulla strada. Nelle ultime settimane, di fronte all'indisponibilità di posti nei CIE, le Questure siciliane hanno consegnato ai migranti appena sbarcati dalle navi che li hanno soccorsi centinaia di provvedimenti di respingimento "differito" tutti assolutamente identici salvo che per i nomi dei destinatari, senza una motivazione individuale e senza alcuna informazione preventiva sulla possibilità di accedere alla procedura di asilo.

http://www.radiortm.it/2015/10/20/migranti-nel-limbo-interrogazione-al-ministero-dellinterno-della-parlamentare-marialucia-lorefice-m5s/

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/10/i-dati-smentisono-frontex-mentre.html

Non si sa quali informazioni ricevano i richiedenti asilo trattenuti nei centri di prima accoglienza, che tra poco saranno ridefiniti HOT SPOTS,  prima di essere divisi in richiedenti asilo ed in "migranti economici". 

http://www.siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/lampedusa-isola-o-laboratorio.html

L'ultima trappola è costituita da foglietti prestampati con i quali ai migranti appena sbarcati si pongono domande che possono pregiudicarne il futuro. Molti sono così definiti migranti  economici e ricevono immediatamente un provvedimento di "respingimento differito". Magari con l'intimazione  di "lasciare entro sette giorni il territorio dello stato attraverso la frontiera di Fiumicino". Un ordine impossibile da eseguire, senza mezzi e documenti, il marchio della clandestinità, l'esclusione definitiva dal sistema di accoglienza. Ma le risposte fornite senza adeguata informazione pregiudicheranno anche chi è ammesso alla procedura di asilo. I dinieghi assai probabilmente, aumenteranno ancora. E nessuno ci venga a raccontare che in poche ore sono state fornite informazioni esaustive a centinaia di richiedenti asilo, magari sulla banchina, quando, dopo giorni di mare, nessuno ha la possibilità di comprendere bene in pochi minuti  la portata delle informazioni che riceve.Non esistono "paesi terzi sicuri". Tutti hanno diritto ad una procedura individuale, e possono ottenere il riconoscimento di uno status di protezione, anche se provengono dal Gambia, dal Camerun, dal Ghana o dalla Nigeria. Una volta l'UNHCR protestava contro la utilizzazione di una lista di paesi terzi sicuri, oggi sembra che abbia accettato anche questo strumento di selezione ed esclusione dei migranti dall'accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/10/proseguono-i-respingimenti-collettivi_13.html
Rispetto a decisioni di diniego da parte delle Commissioni territoriali,  si vedano, ad esempio, le seguenti sentenze: 
-Corte di appello di Roma, 6 giugno 2013, che riconosce la protezione sussidiaria ad un cittadino delGhana, per la necessità di sottrarsi alla pena di morte, come conseguenza possibile della qualificazione di un omicidio colposo come omicidio volontario, in Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, 2014,1, 105-Tribunale di Roma, 2 agosto 2013, che riconosce ad un cittadino del Camerun lo status di rifugiato per il rischio di omofobia  nel paese di origine, in Diritto, Immigrazione e Cittadinanza,  2014,1,109-Corte di appello di Roma, 16 gennaio 2014, che riconosce la protezione sussidiaria ad un cittadino delGambia, disertore, in  Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, 2014,2, 151. Nello stesso senso una sentenza  del Tribunale di Caltanissetta del 16 febbraio 2015 (inedita), sempre relativa ad un diniego ricevuto da un richiedente asilo cittadino delGambia, al quale è stata riconosciuta la protezione sussidiaria, in quanto si riconosce che il ricorrente in caso di rientro nel paese di origine può subire un “danno grave” nella forma di “minaccia grave ed individuale alla vita” derivante dalla violenza indiscriminata in situazione di conflitto internazionale ( art.14, comma 1,lett.c) d.lgs. 251/2007”-Corte di appello di Trieste, 15 maggio 2014, che riconosce la protezione sussidiaria ad un cittadino della Nigeria per la sussistenza di violenza indiscriminata e diffusa nel suo paese, in Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, 2014,2,156
E tutti coloro che fuggono dalla Libia in questo periodo dovrebbero ottenere quanto meno il riconoscimento della protzione umanitaria, senza passare dalle Commissioni terrritoriali, ma sulla base di un decreto che il governo dovrebbe adottare in base all'art. 20 del T.U. 286 del 1998, in presenza di un afflusso massiccio di sfollati.
Nel 1999 ( Kosovo)e nel 2011 ( Emergenza nordafrica) questi decreti furono adottati, non si comprende perchè oggi il governo Renzi, di fronte ad una gravissima crisi umanitaria indotta anche dai tempi troppo lunghi delle procedure in Italia, mentre l'Unione Europea non considera neppure l'ipotesi di modificare l'iniquo Regolamento Dublino III, non possa fare altrettanto.

Corte d'Appello di Cagliari Ordinanza del 18 - 31 maggio 2012 n. 51:
in materia di Emergenza Nordafrica,  secondo la quale, ai fini del riconoscimento di uno status di protezione,  non risulta manifestamente infondata l’equiparazione fra i cittadini libici e coloro che, pur non libici, vivevano stabilmente da anni in Libia. A fronte delle torture e delle sevizie inflitte ai migranti trattenuti nei campi e nei capannoni di concentramento in Libia, in considerazione delle condizioni fisiche e psichiche nelle quali arrivano i migranti dopo traversate sempre più pericolose, si dovrebbe dunque riconoscere almeno la protezione umanitaria a tutti coloro che riescono a fuggire da un paese nel quale non è neppure garantita la sicurezza degli osservatori e degli operatori umanitari occidentali, al punto che anche l’OIM e l’UNHCR hanno dovuto sospendere le attività in territorio libico avviate negli anni precedenti.

La giurisprudenza italiana è orientata verso la fissazione di limiti rigorosi alla discrezionalità amministrativa. Ecco una recente ordinanza  della Corte di Cassazione ( Ordinanza 25 marzo 2015, n. 5926) davvero importante, che dovrebbe limitare la prassi dei respingimenti immediati in frontiera eseguiti prima che si sia data la possibilità di essere informati sulla possibilità di chiedere asilo e di accedere alla procedura per il riconoscimento di uno status di protezione.

Ordinanza 25 marzo 2015, n. 5926 http://www.eius.it/giurisprudenza/2015/054.asp

Corte di Cassazione

Sezione VI civile
Ordinanza 25 marzo 2015, n. 5926

Presidente: Di Palma - Estensore: De Chiara

PREMESSO1. - Il Giudice di pace di Roma ha convalidato il decreto di trattenimento in un centro di identificazione ed espulsione emesso il 18 febbraio 2014 dal Questore di Siracusa nei confronti del sig. A.I., di nazionalità nigeriana, in esecuzione del respingimento disposto in pari data.
Il sig. I. ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi di censura. L'amministrazione intimata non si è difesa.
Con relazione ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c. il Consigliere relatore ha proposto il rigetto del ricorso. La relazione è stata ritualmente comunicata al P.M. e notificata all'avvocato del ricorrente, il quale ha presentato memoria.
CONSIDERATO2. - Il ricorrente premette di essere stato destinatario, in quanto privo di documenti di riconoscimento, di decreto di respingimento del Questore di Siracusa in data 18 febbraio 2014, dopo essere stato quello stesso giorno soccorso in mare dal personale della nave San Giusto della Marina Militare ed essere quindi sbarcato irregolarmente sul territorio italiano. Unitamente al respingimento gli era stato notificato il decreto di trattenimento presso il CIE di Ponte Galeria a Roma. Articola quindi i seguenti motivi di censura:
I) violazione degli artt. 2, commi 5 e 6, 10, comma 2, lett. b), 14, commi 1 e 5, e 13-bis d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, dell'art. 2, comma 1, d.P.R. 16 settembre 2004, n. 303, nonché degli artt. 3, 6, 20 e 26 d.lgs. 28 gennaio 2008, n. 25 e dell'art. 10 Cost., essendo stato violato il suo diritto ad essere informato tempestivamente sulla procedura di riconoscimento della protezione internazionale, dato che era stato immediatamente respinto senza ricevere tali informazioni, con conseguente preclusione, di fatto, del diritto di accedere alla procedura;
II) violazione degli artt. 13, comma 8, e 14, commi 4 e 5, d.lgs. n. 286 del 1998, cit., degli artt. 3, 6, 20 e 26 d.lgs. n. 25 del 2008, cit., dell'art. 7, par. 3 e 14, della direttiva 2003/9/CE, dell'art. 18 della direttiva 2005/85/CE, nonché dell'art. 31 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 in relazione all'art. 117 Cost., sostenendo che non poteva essere convalidata la misura del trattenimento in un centro di identificazione ed espulsione (C.T.E.) avendo egli diritto ad essere ospitato, invece, in un centro di accoglienza per richiedenti asilo (C.A.R.A.), nella qualità di richiedente protezione internazionale conseguente alla violazione del suo diritto ad essere informato della possibilità di presentare la relativa domanda, come palesato all'udienza di convalida davanti al Giudice di pace;
III) violazione degli artt. 5, 6, par. 1, e 13 della Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonché dell'art. 1 del Protocollo aggiuntivo n. 7 alla medesima Convenzione, in relazione all'art. 117 Cost., per essersi il Giudice di pace limitato all'esame del provvedimento di trattenimento, trascurando l'esame del sottostante provvedimento di respingimento, la cui illegittimità, per i motivi di cui sopra, si riverbera sul primo, che ne costituisce esecuzione.
3. - I motivi, da esaminare congiuntamente data la loro connessione, sono fondati nei sensi che seguono.
3.1. - L'obbligo di informare gli stranieri, giunti irregolarmente sul territorio di uno Stato dell'Unione Europea, sulle procedure da seguire per ottenere il riconoscimento della protezione internazionale, cui aspirino, è stato esplicitamente sancito della direttiva2013/32/UE del 26 giugno 2013 (genericamente richiamata nella memoria di parte ricorrente), il cui art. 8 recita: «Qualora vi siano indicazioni che cittadini di paesi terzi o apolidi tenuti in centri di trattenimento o presenti ai valichi di frontiera, comprese le zone di transito alle frontiere esterne, desiderino presentare una domanda di protezione internazionale, gli Stati membri forniscono loro informazioni sulla possibilità di farlo. In tali centri di trattenimento e ai valichi di frontiera gli Stati membri garantiscono servizi di interpretazione nella misura necessaria per agevolare l'accesso alla procedura di asilo».
L'obbligo d'informazione sulle procedure di asilo è sancito anche dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, che nella motivazione della sentenza 23 febbraio 2012, ric. n. 27765/09, Hirsi Jamaa c. Italia (puntualmente richiamata nella memoria di parte ricorrente), al § 204 annota: «La Corte ha già rilevato che la mancanza di informazioni costituisce uno dei principali ostacoli all'accesso alle procedure d'asilo (vedi M.S.S., prima citata, § 304). Ribadisce quindi l'importanza di garantire alle persone interessate da una misura di allontanamento, le cui conseguente sono potenzialmente irreversibili, il diritto di ottenere informazioni sufficienti a consentire loro di avere un accesso effettivo alle procedure e di sostenere i loro ricorsi».
Per completezza può aggiungersi che al § 304 della sentenza della Corte di Strasburgo 21 gennaio 2011, ric. n. 30696/09, M.S.S. c. Belgio e Grecia, sopra richiamato, si legge: «The Court notes in this connection that the applicant claims not to have received any information about the procedures to be followed. Without wishing to question the Government's good faith concerning the principle of an information brochure being made available at the airport, the Court attaches more weight to the applicant's version because it is corroborated by a very large number of accounts collected from other witnesses by the Commissioner, the UNHCR and various non-governmental organisations. In the Court's opinion, the lack of access to information concerning the procedures to be followed is clearly a major obstacle in accessing those procedures».
3.2. - In siffatto quadro normativo e giurisprudenziale, se deve per un verso negarsi che le norme nazionali prevedano espressamente il dovere d'informazione ai valichi di frontiera invocato dal ricorrente, o che sia nella specie direttamente applicabile la previsione di tale dovere contenuta nel richiamato art. 8 della direttiva 2013/32/UE (la quale non era stata ancora recepita alla data del decreto di respingimento e trattenimento per cui è causa e il relativo termine, ai sensi dell'art. 51 della direttiva stessa, scadrà soltanto il prossimo 20 luglio), non può tuttavia continuare ad escludersi che il medesimo dovere sia necessariamente enucleabile in via interpretativa facendo applicazione di regole ermeneutiche pacificamente riconosciute, quali quelle dell'interpretazione conforme alle direttive europee in corso di recepimento e dell'interpretazione costituzionalmente orientata al rispetto delle norme interposte della CEDU, come a loro volta interpretate dalla giurisprudenza dell'apposita corte sovranazionale.
Ed invero nessun ostacolo testuale alla configurazione di un dovere d'informazione sulle procedure da seguire per ottenere il riconoscimento della protezione internazionale, come delineato dal richiamato art. 8 della direttiva 2013/32/UE, conforme alle indicazioni della giurisprudenza CEDU, è dato scorgere nella normativa nazionale, e in particolare negli artt. 3, comma 2, 6, comma 1, e 26, comma 1, d.lgs. n. 25 del 2008, o nell'art. 2, comma 1, d.P.R. n. 303 del 2004, che specificamente fanno riferimento alla presentazione delle domande di protezione internazionale all'ingresso nel territorio nazionale.
Poiché l'avvenuta presentazione di una domanda di protezione internazionale sarebbe ostativa al respingimento, quest'ultimo è illegittimo allorché sia stato disposto senza il rispetto di tale preventivo dovere d'informazione, che ostacola di fatto il tempestivo esercizio del diritto a richiedere la protezione internazionale, e tale illegittimità si riverbera anche sul conseguente provvedimento di trattenimento, inficiandolo a sua volta.
Può in definitiva enunciarsi, avuto riguardo ai termini della fattispecie in esame e conformemente al disposto della direttiva europea di cui sopra, il seguente principio di diritto: qualora vi siano indicazioni che cittadini stranieri o apolidi, presenti ai valichi di frontiera in ingresso nel territorio nazionale, desiderino presentare una domanda di protezione internazionale, le autorità competenti hanno il dovere di fornire loro informazioni sulla possibilità di farlo, garantendo altresì servizi di interpretariato nella misura necessaria per agevolare l'accesso alla procedura di asilo, a pena di nullità dei conseguenti decreti di respingimento e trattenimento.
3.3. - Tanto premesso, va altresì richiamato il più recente orientamento di questa Corte in tema di poteri di sindacato del giudice della convalida del decreto di trattenimento sul provvedimento espulsivo che ne è presupposto.
Con ordinanza 5 giugno 2014, n. 12609, questa Corte si è adeguata agli sviluppi della giurisprudenza CEDU (in particolare le sentenze 8 febbraio 2011, ric. n. 12921/04, Seferovic c. Italia, e 10 dicembre 2009, ric. n. 3449/05, Hokic e Hrustic c. Italia) in tema di interpretazione dell'art. 5, § 1, della Convenzione, quanto alla definizione della nozione di arresto o detenzione "regolari" disposti nel corso di un procedimento di espulsione. Precisando il proprio consolidato orientamento, secondo cui al giudice della convalida del trattenimento o accompagnamento coattivo dell'espulso alla frontiera non è consentito alcun sindacato di legittimità sul sottostante provvedimento espulsivo, del quale deve limitarsi a verificare soltanto l'esistenza e l'efficacia, questa Corte ha affermato che tale giudice è investito anche del potere di rilevare incidentalmente, ai fini della decisione di sua competenza, la "manifesta" illegittimità del provvedimento espulsivo, da intendersi in concreto nei sensi ricavabili dalla medesima giurisprudenza CEDU.
3.4. - Il Giudice di pace, perciò, avrebbe dovuto darsi carico di verificare la fondatezza della censura (cui si fa cenno nel sintetico verbale dell'udienza di convalida) d'illegittimità del decreto di respingimento per non essere stato il ricorrente informato sulla possibilità di presentare una domanda di protezione internazionale, e avrebbe dovuto verificarne, per quanto possibile, la fondatezza e comunque statuire su di essa.

Di una tale verifica o statuizione, invece, non vi è traccia nel provvedimento impugnato, che va pertanto cassato senza rinvio essendo spirato il termine perentorio previsto dall'art. 14 d.lgs. n. 286 del 1998, cit., per la convalida del trattenimento.
3.5. - Le spese processuali dell'intero giudizio, sia di merito che di legittimità, seguono la soccombenza.
P.Q.M.La Corte accoglie il ricorso, cassa senza rinvio il provvedimento impugnato e condanna l'Amministrazione intimata al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 1.100,00, di cui Euro 1.000,00 per compensi di avvocato, quanto al giudizio di merito, e in Euro 1.600,00, di cui Euro 1.500,00 per compensi di avvocato, quanto al giudizio di legittimità, oltre spese forfetarie e accessori di legge e con distrazione in favore del difensore antistatario avv. S. F.

Nella vigente normativa italiana in materia di asilo e protezione internazionale non ci sono basi legali per stabilire una lista di paesi terzi sicuri o per qualificare a priori i migranti come "migranti economici" a seconda della nazionalità.

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00917237.pdf

Non si comprende che, al di là dell' ultima Ordinanza della Corte di Cassazione, che dovrebbe porre fine ad una stagione di abusi di polizia in frontiera, occorre riaprire canali legali di ingresso in Europa anche per lavoro, con forme di regolarizzazione successiva per le persone che sono state costrette a partire da paesi in una situazione di conflitto ormai generalizzato. E che non si mettano  a diffondere informazioni sui soliti fogliettini plurilingue allegati alle circolari del ministero dell'interno per sostenere ancora che la maggior parte dei migranti che arrivano in Italia sono soltanto "migranti economici"...

EU to step up deportations of economic migrants

http://uk.reuters.com/article/2015/10/07/uk-europe-migrants-idUKKCN0S120T20151007?rpc=401

 

 

 

http://it.euronews.com/2015/10/14/quanti-migranti-entrano-davvero-in-europa/

I dati sull’emergenza migranti sarebbero stati gonfiati per errore. Ad arrivare nell’Unione europea da gennaio a settembre, secondo i dati diffusi da Frontex, sarebbero stati circa 710.000.

Ma ora l’agenzia ammette di aver contato gli ingressi due volte: prima alla frontiera greca, poi ancora all’arrivo in Ungheria o in Croazia, dopo il transito in Paesi esterni come la Macedonia e la Serbia.

Nando Sigona, ricercatore dell’Università di Birmingham, spiega: “Sono sorpreso di come Frontex possa comunicare dati così delicati a cuor leggero, considerando l’impatto che i numeri hanno sulle paure del pubblico riguardo alle migrazioni e sul dibattito politico.”

Una portavoce di Frontex ha dichiarato a euronews che una rettifica era stata diramata poche ore dopo la diffusione dei dati e ha precisato: “Usiamo semplicamente i dati che ci vengono forniti dagli Stati membri”.

L’agenzia ha pubblicato il numero di migranti che entrano in Ungheria perché era l’unico modo per contare le persone che dai Balcani, ad esempio dal Kosovo, andavano verso nord e raggiungevano Paesi dell’Unione.

Frontex intende continuare a pubblicare i dati con le stesse modalità, pur se aggiungendo una nota a margine per avvisare del possibile doppio conteggio.

Per valutare l’accuratezza dei dati di Frontex, euronews li ha confrontati con quelli dell’UNHCR.
L’agenzia dell’Onu per i rifugiati afferma che 588.247 migranti sono approdati via mare nell’Unione europea tra gennaio ed ottobre.

Per Frontex, 707.361 hanno attraversato i confini dall’inizio del 2015 a settembre.

L’UNHCR non fornisce cifre su coloro che arrivano via terra, in Ungheria, ma si può ipotizzare che la maggior parte di loro sia passata prima dalla Grecia e sia stata quindi già considerata.

Frontex non dispone di informazioni più specifiche che consentano di dirimere la questione, ma rivela che circa 30.000 kosovari ed albanesi sono entrati nell’Unione europea tra gennaio e giugno.

D’altra parte, i dati complessivi potrebbero persino sottostimare gli ingressi. Le cifre di Frontex non includono coloro che non vengono registrati alle frontiere.

 
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