Please wait while JT SlideShow is loading images...
con Moni OvadiaAlessandra BalleriniAlessandra Balleriniin MozambicoAlessandra BalleriniTeatro di NascostoTeatro di NascostoTeatro di NascostoTeatro di NascostoTeatro di NascostoTeatro di Nascosto
Condividi in Facebook
Chi è online
 510 visitatori online
Login



Fertility Day, in quello spot così assurdo tutti gli errori di una politica assente

Posted on26 settembre 2016AuthorAlessandra Ballerini

Alessandra Ballerini*

SIGNORA Ministra, credo di rappresentare per Lei e ancor di più per i suoi esperti di comunicazione che agiscono spesso, pare, a sua insaputa, una vera e propria spina nel fianco, forse addirittura un dolore. Costituisco, in effetti, il prototipo di donna che lei rifiuta e. direi, schifa. Ho (ancora per pochi mesi) 45 anni, non ho avuto figli, più per un’imponderabile scelta di madre natura che per mia volontà, invero per nulla preclusa alla procreazione. È andata così e non credo di avere altre chance per invertire la sorte che mi ha offerto in parziale compensazione altre gioie (e differenti dolori). Di più signora Ministra, non so come dirglielo per non darle eccessive delusioni: ha presente l’ultimo manifesto diviso in due parti partorito (mi scusi il termine) dai suoi geni della comunicazione? Quello con la parte superiore in tinta pastello e quella inferiore color vomito di gatto, dove sono ritratti, sopra, inappuntabili figure ariane, che ostentano sorrisi inquietanti e dentatura sospetta, e, sotto, in posizione già di esplicita inferiorità, un gruppo di ben più allegri giovani rasta, un po’ fumati e taluni pure di dubbia provenienza geografica? Ecco, io frequento gli infrequentabili, quelli che Lei definisce cattive compagnie. I miei amici e alcuni miei parenti sono “colorati”, le amiche e i miei compagni di vita dedicano più tempo alla lettura, all’attivismo politico e alla solidarietà che al parrucchiere e molti sono irriducibili tabagisti. Con ariani dal sorriso ebete in sfondo pastello non credo riuscirei a trascorrere neppure una serata se non invocando la morte o facendo uso di sostanze psicotrope (vietatissime, dicevo così per dire…) Devo svelarle, signora Ministra, ancora un’altra confidenza: non solo sono una donna senza figli, ma, a riprova della mia impunità e perversione, godo della fortuna di essere tutrice di alcuni pargoli un po’ scapigliati e rigorosamente extracomunitari, minori stranieri approdati soli in Italia che quando mi abbracciano a volte mi chiamano immeritatamente “mamma”. Non fumano ma certamente hanno delle carie ai denti ed alcuni anzi ne sono privi a causa delle violenze subite in Libia e sono, indubitabilmente, non italiani. Pessime compagnie, direbbe lei. Mi viene quindi il dubbio, seguendo la sua logica(?) un po’ bacchettona, che forse non ho avuto figli perché frequento capelloni dal sorriso sincero e imperfetto e non autoctoni biondi dentiera-dotati. Che sia una punizione divina? Che la natura ci abbia visto lungo ed abbia capito che non ero degna di generare prole? Mentre mi pongo questi quesiti esistenziali altri me ne sorgono. E se un Ministro alla salute, anziché dedicare soldi ed energie pubbliche alimentando luoghi comuni e fomentando razzismo strisciante, si impegnasse nel suo mandato specifico, la salute dei cittadini, non ne avremmo forse tutti un giovamento? Certamente l’istituzione del fertility day e la conseguente grottesca campagna pubblicitaria hanno suscitato nei più ironici moti di seppur amara ilarità che hanno giovato per qualche minuto all’umore della giornata, ma mi sento di escludere che abbiano in altro modo contribuito al benessere dei destinatari. Mentre lei si agitava tra bucce di banana, clessidre, dentiere e narghilè, molte donne e uomini attendevano di poter accedere ad esami medici necessari, alcuni lavoratori perdevano la vita o restavano mutilati, schiacciati da macchine, camion e pessima politica, decine di uomini, donne e bambini morivano ancora una volta in mare tentando di raggiungere le nostre coste, centinaia di vittime del terremoto pregavano nelle loro tende confidando di più nella clemenza di terra e cielo che nella protezione dei nostri governanti, schiere di bimbi e ragazzini “speciali” attendevano introvabili insegnanti di sostegno mentre i nostri disabili lottavano contro barriere architettoniche e burocrazia e donne scampate miracolosamente a uomini aggressivi e criminali cercavano affannosamente tutela e cura per sé e peri figli vittime di violenza assistita. Se la vita di chi deve essere ancora concepito le sta tanto a cuore, perché non concentrarsi un po’ su quella già in essere? Così, per fare qualcosa di utile. Mi scusi sa se sono così diretta ed indisponente, ma sa, frequento cattive compagnie.

P.s.questa missiva evidentemente non l’ho scritta io ma i miei responsabili della comunicazione a mia insaputa (non so neppure di averli!)

*Da la Repubblica.it 25.09. 2016

 

L’infinita odissea dei migranti per forza. Un’intervista vale lo status di rifugiato

Posted on7 novembre 2016AuthorAlessandra Ballerini

IL DATO più impressionante, e non è che ne manchino nel Dossier statistico immigrazione per il 2016 appena presentato da Idos nelle principali città italiane, è rappresentato dal numero dei migranti forzati, ovvero da tutte quelle persone che, non avendo altra scelta, sono state costrette a lasciare la loro casa e il loro paese. Nel 2015 sono sati ben 65,3 milioni le persone in fuga. Mai cosi tante nel mondo.Ogni minuto, ci svela il dossier, 24 persone sono costrette a lasciare la propria casa per sfuggire a una situazione insostenibile di bisogno o per evitare il pericolo di morte o di privazione della libertà. Ascolti queste cifre e inconsciamente sospiri di sollievo perchè non sei uno di quei 24, non ora, non in questo minuto. Sospiri, un pò meschinamente, percependo seppure in maniera confusa, l’immeritata fortuna delle nostre esistente. È la magia dei numeri: se ridotti in piccolo, in misure alla portata di tutti, se collocati vicino, di fronte a noi, sono in grado di suscitare empatia. Questa magia ovviamente diviene più efficace se dietro il numero riusciamo a mettere a fuoco una storia ed un volto. Come accade talvolta con alcune immagini riportate dai media. Penso al piccolo Aylan il bimbo siriano bello e perfetto fotografato su una spiaggia dove è approdato senza vita.Si, perchè tra loro, tra i 24 fuggiaschi al minuto, c’è l’orribile conta dei morti. Quella non sta nelle statistiche, se non a spanne, sempre incolpevolmente indicata per difetto. Il dossier infatti si riferisce ai primi mesi all’anno 2016 e il bilancio dei decessi nel Mediteranneo per quanto enorme (3168 creature che hanno perso la vita cercando di salvarla) non rende giustizia alle continue stragi in mare delle ultime settimane. Solo mercoledì scorso sono affogate almeno 239 persone e tra loro pare tantissimi bambini. E poi ci sono quelli che il mare pietosamente inghiotte senza lasciarne traccia neppure per un pianto o una statistica. Il cimitero di Lampedusa e di altre terre di approdo danno riparo a molte salme senza nome. Alcuni siciliani hanno persino deciso di accogliere questi sventurati sconosciuti nelle tombe di famiglia, per restituire loro una casa e un nome.

 

L’altra sera, in un piccolo “accogliente” comune abbiamo fatto la conta aggiungendo alla cifra del dossier i bollettini di morte forniti dagli organi di informazione, seppure in notizie sempre più di nicchia, poche righe per non disturbare il lettore. Saranno ormai almeno 5000 i morti affogati dall’inizio dell’anno. Sindaco e assessore si guardano e lo stesso pensiero allarmato li travolge: “come se metà di noi, della nostra popolazione, scomparisse”. Loro, volti e storie dei vecchi e nuovi concittadini li conoscono bene. E mentre pronunciano questa frase “la metà di noi…” le persone tra il pubblico si guardano l’un con l’altro, come in una conta, in una lotteria: “quale metà?” sembrano domandarsi: tu od io? Chi di noi avrà salvezza?

L’altro giorno un ragazzo richiedente asilo presentatosi in commissione per il riconoscimento del suo status di rifugiato, durante l’intervista nella quale ha dovuto raccontare ad un estraneo, in un’ora di tempo, tutta la sua vita costellata di violenze, minacce, privazioni, fughe, torture e perdite, alla domanda di rito: “ha qualcosa da aggiungere?” ha candidamente risposto: “si vorrei ringraziare l’Italia perchè mi ha salvato la vita, E se qualcuno ti salva vuol dire che ti ama”. Leggo questa sua perentoria quanto ingenua affermazione scritta giusto poche righe prima della decisione della commissione e sorrido amara.Per lui, dopo l’approdo, è stato deciso che non fosse necessaria alcuna salvezza. Secondo il relatore non ha diritto a nessuna forma di protezione perchè ha esposto la sua storia “in maniera confusa e romanzata” non è “credibile”. Deve tornarsene da dove è scappato. Qualcuno direbbe a casa sua, se ancora ne avesse una.Mi mostra i segni delle ferite sul suo corpo ustionato e tagliato e domanda a voce alta “ti sembrano un romanzo questi?” Gli chiedo se ha mostrato in commissione quelle ulcere molto credibili e per nulla confuse. “Nessuno mi ha mai chiesto se qualcuno mi ha fatto del male, tu sei la prima” Chi ti salva ti ama. E ora chi glielo spiega?

*Da Repubblica, 06/11/2016

 

Al bando la carità e l’umana solidarietà. Il Natale sicuro delle Amministrazioni

Posted on11 dicembre 2016AuthorAlessandra Ballerini

Alessandra Ballerini*

Si avvicinano ancora una volta, ineludibili, le festività natalizie, ed ognuno si accinge ad affrontarle come può e come sa.

Ognuno con il suo bagaglio di lutti e la sua scorta affetti, di posti vuoti alla tavola e di altri riempiti di fresco da nuove nascite, novelli amori ed inaspettate amicizie.

Ci sono luoghi e contesti, fisici oltreché dell’anima, in cui l’inevitabile nostalgia delle feste può dilatarsi fino a corrodere qualsiasi sentimento che non sia disperazione.

Penso agli ospedali, alle case di cura, ai centri di identificazione ed espulsione per migranti ed alle carceri.

Le infermiere e le dottoresse che abbiamo incontrato venerdì nel carcere di San Remo dove Nicola ed io eravamo in visita come osservatori dell’Associazione Antigone, lo sanno bene e provano a prepararsi per tempo a questa nuova ondata di rimpianti e malinconie che invaderà celle e pensieri nelle prossime settimane.

E così tentano, seppur in cronica carenza di personale, di intensificare controlli e visite perché “le feste intristiscono noi liberi, figuriamoci i ristretti, costretti a ripensare a tutto quello che hanno lasciato là fuori.” Ed infatti nella sezione degenza / infermeria dove sono rinchiusi i detenuti “problematici”, c’è anche chi ha intrapreso lo sciopero della fame da cinque giorni e chiede di parlare con uno psichiatra perché, ci rivela con lucida autodiagnosi, indicandosi la fronte con dita ossute e tremanti: “mi danno il metadone, ma il problema è nella mia testa, la dipendenza non è mai solo del corpo”.

La caposala lo sa, conosce le teste e i pensieri che le abitano e per questo non risparmia energie né lesina sorrisi. Ma i ristretti sono 240 (a fronte di una capienza regolamentare prevista per 214 persone) e lo psichiatra è uno solo, ed è già un passo avanti averne uno a disposizione per qualche ora, perché, per moltissimi mesi, si è dovuto fare senza e gli atti di autolesionismo si sono moltiplicati e aggravati nelle modalità e nelle conseguenze.

Iniziano le feste di Natale, la solare infermiera del carcere lo sa e per quanto in suo potere si prepara.

In tutt’altri uffici, altre divise, con altri ruoli, si accingono ad arginare, a modo loro, la furia del Natale.

Sono sindaci o questori di piccoli Comuni che, per nulla contagiati dallo spirito che dovrebbe essere, se non festoso, almeno misericordioso, delle festività natalizie, pensano per tempo come scacciare dalle proprie città illuminate e adornate a festa, i meno fortunati che in questi giorni, ingenuamente confidando in diffuso quanto temporale sentimento di generosità, ingoieranno orgoglio e insulti per tentare di spartire un po’ della fortuna della quale sono stati messi a margine o peggio banditi.

E così, mentre i volontari di sant’Egidio arruolano nuovi solidali per i loro leggendari pranzi natalizi offerti ai meno fortunati, alcuni primi cittadini si adoperano per reprimere, punire ed allontanare quegli stessi sventurati dai loro comuni.

C’è chi decide di multare anche i cittadini benevoli che l’elemosina non la chiedono ma la offrono, trasformando, con un’ordinanza, la carità da precetto morale a reato; c’è chi organizza ronde anti-mendicanti; chi infligge multe salatissime quanto inutili ai questuanti i quali, per pagare la sanzione non potranno che chiedere l’elemosina con maggior dedizione; c’è chi vorrebbe allontanare dal territorio, non solo comunale ma addirittura nazionale, tutti i mendicanti (dando per scontato che siano tutti stranieri o decidendo di condannare all’esilio pure i concittadini), per tutelare “il decoro urbano” e offrire “una percezione di sicurezza”; e, ancora, c’è chi notifica fogli di via ai volontari che offrono solidarietà ai profughi, accusandoli, testualmente, “di appartenere a quella categoria di persone che fanno dell’intolleranza nei confronti delle opinioni altrui il loro credo distintivo, ritenendo di essere legittimati a manifestare la propria (opinione ndr) al di fuori di qualsiasi regola costituzionale, legale o semplicemente morale, nell’evidente convinzione di essere legibus soluti per via dell’intrinseca bontà dei motivi posti a fondamento della loro lotta.”

Insomma, secondo costoro, bisogna bandire l’intrinseca bontà, la carità e qualsiasi forma di umana quanto costituzionale solidarietà, se si vuole vivere un Natale in tutta sicurezza.

A leggere questi atti delle nostre amministrazioni viene da pensare che sia un vero peccato che gli psichiatri a quanto pare scarseggino anche fuori dalle carceri, perché quantomeno sotto le feste, un pò di aiuto lo potrebbero certamente offrire.

Uscito Su La Repubblica (ed. Genova) il 4 dicembre 2016

 

Prostitute per forza. Chi difende quei corpi da espellere

Alcune vengono da sole, grazie al passaparola, col mio nome e l’indirizzo dello studio scritti confusamente, in una sorta di anagramma, su un lembo di carta. Alcune sono state indirizzate alla mia porta dalla mitica Comunità di don Gallo che non si volta mai dall’altra parte quando si imbatte in una richiesta di aiuto, altre dallo sportello degli avvocati di strada, altre ancora dalla Caritas di Ventimiglia o dalle varie quanto preziose associazioni di volontariato.
Le ragazze che arrivano sole sono, già a prima vista, le peggio ridotte. Magre, spaventate, infreddolite, coperte da abiti fuori misura e fuori stagione. Dormono per strada già da qualche notte, e la strada ha lasciato i suoi segni che si sommano ai molti altri impressi sulla loro pelle da una fuga e da un’esistenza per nulla facili.

Altre invece vengono accompagnate.
Gli accompagnatori sono i più vari.
Capita a volte che siano scortate da un loro “cliente”, spesso “agé”, pietoso e imbarazzatissimo che inventa scuse disarmanti sulla loro occasione di conoscenza: “facciamo la spesa nello stesso negozio; le ho dato un passaggio: abbiamo amici in comune..”
Mi irrita, il cliente, a pelle e pure ontologicamente. Vorrei, dall’alto del mio perbenismo smascherarlo, in parte umiliarlo o comunque farlo sentire in colpa. Spiegargli che se non ci fosse domanda di sesso a pagamento (e pure sottocosto) non ci sarebbe l’offerta e dunque la tratta.
Che se il mercato dello sfruttamento di esseri umani a fini sessuali è cosi florido e dunque quasi inespugnabile è anche perché nessun uomo, prima di sbottonarsi i pantaloni, riconosce, nella creatura seminuda che ha raccolto per strada, una persona, oltre che un corpo da usare.
Eppure il “cliente” che ho di fronte, seppure epidermicamente rivoltante, ha saputo vedere ed ascoltare la persona dopo aver “acquistato” ed usufruito della prestazione del corpo. Forse è uno dei pochi uomini che la ragazza ha conosciuto in questa sua interminabile fuga dalla Nigeria, che non solo l’ha ascoltata parlare e piangere ma ne ha raccolto le suppliche e ha provato in qualche modo a tentare di riparare ai torti della sorte accompagnandola da un legale.
Alla fine senza di lui, che pure è parte, è l’ultimo anello, della catena di sfruttamento alla quale è coattivamente legata, lei non avrebbe possibilità di salvezza.
Ma non dovrebbe affatto essere cosi. La mano tesa, l’offerta di ascolto e aiuto, la possibilità di affrancarsi e ricevere tutela dovrebbe essere offerta dalle istituzioni, non dal cliente, ovvero da chi, dallo sfruttamento trae o ha tratto un beneficio.
Anche per questo lui, suo malgrado mi fa rabbia: rivolgo su di lui l’indignazione che provo nei confronti di chi, lavandosene le mani, permette che siano i clienti a svolgere funzioni tanto delicate quando indelegabili.

Lei è una giovanissima vittima di tratta, fuggita dalla Nigeria, sfruttata e imprigionata in Libia e divenuta oggetto di numerose compravendite da parte dei vari trafficanti e sfruttatori.
Arrivata in Italia su qualche imbarcazione di fortuna, ha presentato domanda di protezione internazionale perchè vittima di persecuzione religiosa.
Dalla  Sicilia viene trasferita in Liguria, in un cosiddetto Cas “centro di accoglienza straordinaria” dove, nonostante i 35 euro al giorno incassati per persona, l’ente gestore non trova i soldi per il riscaldamento o per pagare il biglietto del bus e a volte neppure le medicine.
Quando le richiedenti asilo ospitate chiedono di poter ricevere i 2.50 euro al giorno che spetterebbero loro di diritto per acquistare beni di primissima necessità, il direttore del centro decide che non le vuole più, come fossero merce avariata, materiale di scarto. Allora scrive alla prefettura lamentandosi perchè le ragazze “danno problemi” e fa revocare loro l’accoglienza, per prenderne subito dopo altrettante “nuove” e si augura più remissive.
E così le ragazzine scampate alle persecuzioni in Nigeria, al viaggio nel deserto, alla schiavitù sessuale in Libia e al mare, si trovano improvvisamente per strada alla mercè di qualsiasi sfruttatore.
Per questo la ragazza è costretta a rivolgersi ad un legale, per essere difesa da una pessima burocrazia e da un’ingiusta disapplicazione di norme nazionali e internazionali che imporrebbero la tutela e non l’abbandono delle vittime di tratta.
Per questo, la seconda volta che ci incontriamo, l'(ex) cliente mi suscita meno repulsione: alla fine lui è l’unico che si è preso carico delle legittime richieste di assistenza della ragazza.
Fa orrore però pensare che lei, cosi vulnerabile, che avrebbe diritto di riporre fiducia ed essere accudita da qualcuno che mai possa approfittare della sua condizione di fragilità e in qualche modo di sudditanza, non abbia trovato di meglio che un cliente, perché tutti gli altri, tutti quelli che erano tenuti a proteggerla, invece l’hanno lasciata sola o, per utilizzare un’espressione dell’illuminante rapporto di Be Free “storie di tratta, percorsi di resistenze”, l’hanno trattata come “un corpo da espellere”.

  • da Repubblica, 18/12/2016
 

 

Migranti, quella rete di persone solidali che sa sempre da che parte schierarsi

Posted on29 agosto 2016AuthorAlessandra Ballerini


di Alessandra Ballerini*

Se fossi un sudanese fuggito dal mio Paese, scappato dalla dittatura militare, se avessi attraversato deserti e prigioni e mare, se fossi miracolosamente scampato ad ogni invito di morte, se fossi approdato in qualche costa del sud Italia, se mi avessero intinto i polpastrelli nell’inchiostro a forza una mezza dozzina di volte, se la gratitudine di essere stato salvato da marinai e medici sconosciuti, avesse lasciato in fretta il passo all’indignata paura di essere rinchiuso o trasportato coattivamente, se mi avessero caricato di peso su pullman o aerei per farmi attraversare in lungo e in largo tutta la penisola senza mai informarmi di nulla né chiedermi dove volessi andare, se infine mi avessero prelevato di notte a Ventimiglia o a Como o a Taranto, nuovamente identificato, portato davanti a divise e autorità che non so riconoscere cosi come neppure il senso delle carte che vengo costretto a firmare, se poi, al mio ultimo viaggio forzato in questo Paese che si dice democratico e pacifico, mi avessero trascinato di peso da Ventimiglia su un aereo con destinazione quella stessa terra, il Sudan, dove nessuno vorrebbe tornare, se ancora altre divise cieche e sorde non avessero ascoltato le mie urla e i miei singhiozzi mentre mi trascinavano sulle scalette dell’aereo, se fossi insomma, uno di quei 48 sudanesi rimpatriati coattivamente il 24 mattina, sarei infinitamente grato a tutte quelle persone, che con ruoli diversi hanno tentato in ogni modo di opporsi a questo mio viaggio di non ritorno.
Proverei riconoscenza verso quei preziosi quanto rari parlamentari che hanno manifestato il loro dissenso a questa espulsione illegittima, verso i giornalisti che hanno documentato quanto stava avvenendo tra Ventimiglia e l’aeroporto di Malpensa e poi Torino, ovvero un rimpatrio collettivo e coatto verso un paese certamente non sicuro come il Sudan (perché non bastano gli accordi bilaterali con le dittature a rendere gli Stati democratici), e  nei confronti di giuristi, associazioni ed Ong, che hanno iniziato da subito, da quando si diffondeva la notizia, a diramare comunicati palesando l’illegalità di un’espulsione posta in essere in palese violazione delle leggi interne e delle convenzioni internazionali che impongono tra l’altro di non rimandare le persone verso paesi dove rischiano di essere sottoposte a trattamenti inumani e degradati.

Ma di più, sarei oltremodo commosso nello scoprire che alcuni attivisti accorsi da diverse parte di Italia hanno tentato, frapponendo il loro corpo e mettendo a rischio la loro libertà, di impedire questo mio allontanamento forzato e illegittimo verso un paese che calpesterà i miei diritti in modi che non posso neppure provare a raccontare,

Se sapessi che tre di loro sono saliti su una torretta all’aeroporto e si sono fatti arrestare pur di cercare di ostacolare quel mio ultimo volo, se mi dicessero che hanno affrontato l’udienza di convalida difendendo ancora una volta me e non la loro libertà, raccontando al giudice le sistematiche violazioni dei diritti che si consumano nel mio martoriato Paese, sarei scosso dalla commozione.

Ma su questo maledetto volo ancora non lo so che c’è una rete fitta e a tratti invincibile, seppure fragilissima, di persone solidali che non esitano a scegliere da che parte stare, che rischiano i loro diritti per per tentare di salvaguardare quelli di altri totalmente sconosciuti ma affatto estranei.

Se lo sapessi, forse, avrei la forza per provare a spiegare alle divise che mi stanno accanto l’errore che stanno compiendo, l’infedeltà di cui si stanno macchiando violando i principi di quella Costituzione che hanno giurato di rispettare. E magari chissà, se guardassero i miei occhi li potrei anche convincere. Magari qualcuno potrebbe decidere di disobbedire ad un ordine manifestamente criminoso e farci scendere, noi 48 condannati al rimpatrio verso il regime che pensavamo di esserci lasciati alle spalle.

Se sapessi di quei tre sulla torre e delle altre decine intorno a loro, mi si allenterebbe forse il nodo di paura e vergogna che sento stringersi nelle viscere e penserei per loro le parole di Erri De Luca “nessuno li costringeva ad esporsi, solo il loro sentimento di giustizia che a volte fa di una persona una prua che apre il mare in due; Perché giustizia non è un codice di leggi ma un sentimento che scalda e salda le ragioni e il fiato, la dignità e la colonna vertebrale” e quel sentimento salderebbe e salverebbe anche me.

*da Repubblica 28/8/2016

 

 

 
Appuntamenti
<<  Febbraio 2017  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
    1  2  3  4  5
  6  7  8  9101112
13141516171819
20212223242526
2728     
Comunicazioni
  • 0
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
  • 11
  • 12
  • 13
  • 14
  • 15
  • 16
  • 17
  • 18
  • 19
  • 20
  • 21
  • 22
  • 23
  • 24
  • 25
  • 26
  • 27
  • 28
  • 29
  • 30
  • 31
  • 32
  • 33
  • 34
  • 35
  • 36
  • 37
  • 38
  • 39
  • 40
  • 41
  • 42
  • 43
  • 44
  • 45
  • 46
  • 47
  • 48
  • 49
prev
next

Questo sito utilizza cookie. Continuando la navigazione ne accetti l'utilizzo". Maggiori dettagli cliccando ... Leggi tutto

Ti chiediamo di firmare il nostro appello qui: http://www.libertaegiustizia.it/2015/04/22/sos-sterminio-in-mare-lettera-aperta/ Lettera Aperta SOS – STERMINIO IN MARE Oltre 900 morti nel Mediterraneo nella notte tra sabato 18 aprile e domenica, a 60 miglia dalle co... Leggi tutto

R., cittadino dominicano, arriva in Italia nel 2005 ancora minorenne. Nel 2007 ha richiesto e ottenuto un permesso di soggiorno per motivi famigliari ricongiungendosi alla propria madre, anch'essa di origini ... Leggi tutto

A., cittadino equadoriano, vive da moltissimi anni in Italia e convive con una donna ivi regolarmente soggiornante, e con la figlia minore, nata in Italia nel 2010. Nello stesso anno, A. ... Leggi tutto

Venerdì 31 ottobre alle 18 la libreria Finisterre presenta il libro   Ombre bianche. La speranza che vince là dove il sole muore   di Frank Edosa   Ne parla con l’autore l’avvocata Alessandra Ballerini L’autore: è nigeriano, ... Leggi tutto

Migranti, lutto e vergogna per una giornata orribile di Alessandra Ballerini | 4 ottobre 2013 Una giornata orribile. Ci facciamo le condoglianze tra noi. Noi che i migranti siamo abituati a guardarli negli occhi, co... Leggi tutto

Dal sopravvivere al convivere nel Ghetto   Martedi 23 ottobre dalle 9.15 alle 12.30 Vico della Croce Bianca 24 r   L’esperienza dei servizi di prossimità in Vico della Croce Bianca 24 r, partita nel ... Leggi tutto

SANATORIA 2012 Chi può presentare la domanda Possono attivare la procedura i datori di lavoro italiani e comunitari. I datori di lavoro non comunitari dovranno essere in possesso del permesso di soggiorno ... Leggi tutto

Pubblicato su La Repubblica in data 22.8.2012 Ogni volta che, seppure da visitatori, si varca il muro di cinta che separa l'inferno dal resto della città, il rumore di quel cancello ... Leggi tutto

Volevamo braccia (e soldi) e sono arrivati (anzi già c'erano)uomini e donne. Le ambiguità di una legge che sfiora in più di un punto il razzismo istituzionale. L’analisi e le considerazioni ... Leggi tutto

Le ambiguità di una legge che sfiora in più di un punto il razzismo istituzionale. L’analisi e le considerazioni dell’avvocato Alessandra Ballerini. E’ stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 109 del ... Leggi tutto

Spending Review taglia il Comitato Minori Stranieri Terre des Hommes: rischiosa la cancellazione, minori ancora più soli Terre des Hommes, da tempo impegnata nella protezione dei minori migranti, esprime profonda preoccupazione ... Leggi tutto

Ogni violazione dei diritti umani non è solo un fatto eticamente riprovevole ma una vera e propria violazione della legalità... Per questo, affermare che la condizione dei detenuti costituisce una ... Leggi tutto

Alcune proposte per chiudere i centri di detenzione per stranieri, per una nuova politica dell’immigrazione. Contributo di Fulvio Vassallo Paleologo e Alessandra Ballerini 1. Occorre salvare appena possibile, subito dopo gli avvistamenti, ... Leggi tutto

BUONA FESTA DEI RIFUGIATI! 20 giugno, un permesso umanitario per applicare il diritto di asilo Melting Pot propone un documento da leggere nelle iniziative e da votare come Ordine del Giorno Nella Giornata ... Leggi tutto

Buone notizie dal Ministero. Proroga del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Ministero dell'Interno Dipartimento della Pubblica Sicurezza OGGETTO: Proroga misure umanitarie di protezione temporanea per le rilevanti esigenze connesse all'eccezionale ... Leggi tutto

Domani inizia la Storia in Piazza. Il tema: Popoli in Movimenti. Alle 10, nel Salone del Maggior Consiglio, siete tutti invitati a: Nel mare ci sono i coccodrilli Dal best seller di Fabio Geda, ... Leggi tutto

CARCERI: DI GIOVAN PAOLO (PD), INDAGARE SU MORTE A MARASSI Roma, 13 mar - "Apprendiamo che c'e' stata una nuova morte nel carcere di Marassi a Genova. E' la terza dall'inizio ... Leggi tutto

Tratto dal sito http://siamostatiinvaldisusa.wordpress.com/ Siamo stati in Val di Susa e abbiamo capito   Siamo stati in Val di Susa ospiti degli abitanti della valle: insegnanti, agricoltori, pensionati, studenti e abbiamo visto:Un luogo attraversato ... Leggi tutto

  GENOVA CITTA' DEI DIRITTI: UN PERCORSO DI INTEGRAZIONE Marta Vincenzi incontra le comunità straniere Modera Alessandra Ballerini Mercoledì 8 febbraio ore 21 presso la sede del Comitato Elettorale Via Luccoli 17/6 (secondo piano) Tel. 010 ... Leggi tutto

LasciateCIEntrare “CIE e CARA – Istruzioni per l’uso” Incontro di formazione ed approfondimento con i giornalisti   Roma – 30 gennaio 2012 – ore 10.00 FNSI – C.so Vittorio Emanuele II, 349 Sala  Azzurra – I ... Leggi tutto

Piano di Formazione 2011 2012 - Ciclo di conferenze “La normativa sull’immigrazione e l’impatto sul sistema educativo”   18 e 25 Gennaio 2012 – Sala Chierici Biblioteca Berio – Orario 14,30 – ... Leggi tutto

  Adama è rinchiusa nel Cie di Bologna, rinchiusa dopo aver chiamato la polizia per denunciare le violenze subite dal suo ex compagno. Corriere Immigrazione aderisce all'appello di Migranda per l'immediata ... Leggi tutto

Ieri  sul quotidiano Il Giornale e' uscito questo articolo (che loro definiscono di inchiesta) in cui viene attacca la mia Ong e la mia persona. Terre des hommes ha replicato ... Leggi tutto

Terre des Hommes: è dovere delle ONG denunciare le violazioni dei diritti umani, specie se si tratta di minori “A Lampedusa operato solo con fondi privati” A seguito dell’articolo pubblicato oggi ... Leggi tutto

Ecco il business dei diritti umani: per le Onlus i clandestini "valgono" 21 milioni di Stefano Filippi Le risorse dell’Europa per l’assistenza ai clandestini finiscono nelle mani di avvocati e associazioni di sinistra. ... Leggi tutto

GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE TORNARE A DIRE, AD EMOZIONARE 24 settembre 2011 dalle 15 alle 19 nell'atrio di PALAZZO DUCALE non stop di parole, musica, teatro, aperta alla città L'ondata di violenza ... Leggi tutto

Giovedì 14 luglio, in occasione della Settimana dei Diritti, siete tutti invitati a Palazzo Tursi, Salone di Rappresentanzaalle ore 17.00 per la presentazione del libro "Quando hanno aperto la cella. ... Leggi tutto

Giovedi 14 luglio alle ore 20 nel museo della Commenda di Prè I Nuovi Profili vi invitano a condivere insieme una serata in cui discutere sulla nuova italianità e divertirsi insieme ... Leggi tutto

Giovedi 14 luglio alle ore 20 nel museo della Commenda di Prè I Nuovi Profili vi invitano a condivere insieme una serata in cui discutere sulla nuova italianità e divertirsi insieme ... Leggi tutto

In queste settimane a Lampedusa si assiste al più completo fallimento politico in materia di immigrazione di questo governo. Quando cominciarono ad arrivare i primi profughi tunisini sulle coste dell'isola ... Leggi tutto

Leggo dal sito Meltingpot (ed esulto!): l’Adunanza Plenaria ha deciso: la doppia espuslione non è ostativa. una vittoria di dignità e giustizia! La doppia espulsione, le condanne inflitte ai sensi dell’asrt ... Leggi tutto

In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione ... Leggi tutto

Sono lieta di condividere con Voi questo importante appuntamento, con preghiera di diffusione. Invito per l'incontro pubblico organizzato dal GIT di Banca Etica "Difendere l'Ambiente per difendere la Salute" con il dott. Valerio Gennaro Medico ... Leggi tutto

Non lasciamo soli i lavoratori migranti nella loro lotta che è una lotta per i diritti e quindi è anche nostra GIOVEDì 18 ALLE ORE 17 PRESIDIO DAVANTI ALLA PREFETTURA Vi chiedo, ... Leggi tutto

Traduzione sito